la libertà nell'acido muriatico

“Non so da dove si inizia e non trovo le parole a giustificare questo mio gesto. Mamma tu sei mamma e solo tu puoi capire, un o una figlia.. so il dolore che ti sto provocando, e spiegandoti tutto almeno ti darai una spiegazione a tutto… non volevo lasciarti senza dirti niente. Quante volte volevo parlare con te e per non darti un dolore non riuscivo. Mascheravo tutto il dolore e lo giravo in aggressività, e purtroppo non potevo sfogarmi e me la prendevo con la persona che volevo più bene.. eri tu e per questo ti affido i miei figli dove non c’è l’ho fatta io so che puoi inc… ma di un’unica cosa ti supplico, non fare l’errore mio… a loro dai una vita migliore di quella che ho avuto io, a 13 anni sposata per avere un po’ di libertà… credevo potessi tutto, invece mi sono rovinata la vita perché non mi amava né l’amo, e tu lo sai. Ti supplico non fare l’errore a loro che hai fatto con me… dagli i suoi spazi… se la chiudi è facile sbagliare, perchè si sentono prigionieri di tutto. Dagli quello che non hai dato a me. Ora non ce la faccio a continuare più voglio solo dirti di perdonarmi mamma della vergogna che ti provoco ma pian piano mi sono resa conto che in fondo sono sola, sola con tutti e tutto non volevo il lusso, non volevo i soldi.. era la serenità l’amore, che si prova, quando fai un sacrificio ma avere le soddisfazioni a me la vita non ha dato nulla che solo dolore, e la cosa più bella sono i miei figli che li porterò nel mio cuore, li lascio con dolore, un dolore, che nessuno mi ricompensa. Non abbatterti perché non lo farai capire ai miei figli datti forza per loro, non darglieli a suo padre non è degno di loro,stagli vicino ad (…nome del minore cancellato…) perché in fondo è stato sfortunato ne ha subito da piccolo.. è per questo ha il carattere in quel modo, le femminucce so che ti sentono e per questo sto tranquilla ma bada lui di più.. è più debole. Io vivrò finché Dio mi lascia ma voglio capire come si può trovare la pace in me stessa. Mamma perdonami ti prego ti chiedo perdono di tutto il male che ti sto provocando. Ti dico solo che dove andrò avrò la pace non mi cercate perché vi mettono nei casini. E non voglio arrivare dove sono arrivati gli altri, per stare in pace. Ora non riesco a parlare più so solo io quello e come la sto scrivendo ma non potevo lasciarti senza dirti e darti un saluto, so che non ti abbraccerò ne ti vedrò ma negli occhi ho solo te e i miei figli. Ti voglio bene.. mamma abbraccia i miei figli come hai sempre fatto e parlagli di me non lasciarli a loro non sono degni di loro di nessuno. Mamma Addio e Perdonami, Perdonami se puoi. So che non ti vedrò Mai perché questa sarà la volontà del Onore, che ha la famiglia per questo che avete perso una figlia Addio ti vorrò sempre bene Perdonami ti chiedo perdono. Addio


Questa è la lettera inviata da Maria Concetta Cacciolla alla madre nel maggio del 2011, poco prima di abbandonare per la prima volta la casa paterna e cominciare a collaborare con la giustizia.
Maria Concetta Cacciola era una testimone di giustizia. Maria Concetta Cacciola aveva 31 anni. Maria Concetta Cacciola si è ribellata alla sua famiglia e alla 'ndrangheta. Maria Concetta Cacciola il 20 agosto dell'anno scorso ha buttato giù una bottiglia di acido e si è tolta la vita. Ma non è stato un suicidio. E' stato un omicidio.
Stamattina Michele e Giuseppe Cacciola, padre e fratello della donna, e la madre Anna Rosalba Lazzaro, sono stati arrestati. L'accusa della Procura di Palmi è : "istigazione al suicidio".
Il gip di Palmi, Fulvio Accurso, nell'ordinanza di custodia cautelare scrive: "Se le pagine del processo che saranno a breve esaminate non fotografassero una realtà brutale e soffocante, si potrebbe credere di leggere l'appassionante scenografia di un film, nella quale una giovane donna di soli 31 anni, madre di tre figli e costretta a vivere una vita che non le appartiene, decide in un anonimo pomeriggio di fine estate di togliersi la vita, ingerendo acido muriatico, nella disperata illusione di poter riacquistare la tanta sognata libertà".

gennaio 2012, l'incubo del sedano

"NO, il sedano no. Non avete il sedano!????". La signora in pelliccia e scarponcini da neve (a Napoli le temperature sono abbondantemente sopra lo zero) si dispera davanti al banco frigo del supermercato. Gli scaffali sono vuoti. Un'altra volta. "E' un incubo", dice un signore anziano.
Una settimana fa Napoli è rimasta isolata per la rivolta dei forconi. Per cinque giorni, tra chi ha fatto scorta in casa per un mese di pane e pasta e le strade bloccate, fare la spesa è diventata un'impresa di guerra. Ricordo solo il mio acquisto al fruttivendolo di due melanzane e un chilo di pomodori a 9 euro e ottanta centesimi.
Ma passata la rivolta sembrava tutto tornato normale. Tutte le comodità acquisite della nostra società occidentale, con il sedano fresco anche il sabato sera o la mozzarella di bufala addirittura la domenica mattina sulle nostre tavole. E, invece, arriva il grande freddo, il gelo siberiano, e i trasporti si bloccano di nuovo, e gli scaffali tornano vuoti. Torna "l'incubo". E la grande distribuzione si blocca, non riesce a reagire.
Allora, senza sedano si sopravvive. Mi dispiace per la signora, ma magari se faceva due passi in più, tutti i piccoli negozi di quartiere, sono sempre riforniti. Ma, se nel 2012 a gennaio le strade si bloccano per la neve...questo non lo trovo così normale. Mi viene in mente il cartone animato della Pixar, Wall-e. Ve lo ricordate?
Gli uomini ormai diventati grassi e abituati a ogni tipo di lusso sull’astronave Axiom non riescono più a fare nulla (neanche ad amarsi).Non sanno più come affrontare e risolvere un imprevisto. La loro vita è perfettamente programmata e organizzata, in modo tale che tutto funzioni al meglio. E se qualcosa si incepa...è il panico.
Siamo arrivati a questo punto? Siamo molto vicini a questo?
Ebbene la grande distribuzione (esempio perfetto del nostro vivere oggi) è il primo segnale: bloccata nel giro di due settimane per eventi più o meno improvvisi, ma non certo catastrofici. E’ bastato pochissimo per svuotare gli scaffali e magari poi per propinare subito dopo al consumatore merce vecchia!
Insomma appena uno dei meccanismi perfetti della nostra società si blocca, vuoi per una rivolta, vuoi per la neve a gennaio (!) per noi diventa un incubo. L’incubo del sedano.
Fuggiamo da Axiom.

#OccupyScampia, ecco cosa è successo


Ma il giornalismo esiste ancora? Che confini ha? Qual è il limite?
Basta solo un titolo che funziona? Basta un cinguettio?

Andiamo con ordine. Sono giorni che in redazione, a Repubblica Napoli, discutiamo del “caso Scampia”.
Vado con ordine. Un ordine temporale, per arrivare alla notizia. Procedo al contrario. Ma devo cercare di essere chiara e per farlo devo ricostruire come è andata.
Circa dieci giorni fa il “Mattino” riprende un allarme lanciato dai Verdi e urla in prima pagina: “Allarme criminalità, coprifuoco a Chiaia”. Chiaia è uno dei quartieri bene di Napoli. La notizia viene subito smentita dal presidente della Municipalità, dai residenti, dai commercianti e finisce nel dimenticatoio. Qualche giorno di pausa. Ma il titolo del coprifuoco piace, funziona, apre il dibattito. Qualcuno direbbe : “È giornalistico”. Ed ecco che il “Mattino” ci riprova. Andata male a Chiaia, quartiere chic, il coprifuoco si sposta a Scampia, quartiere di frontiera. E questa volta funziona davvero. L’articolo viene ripreso dal popolo di Twitter e da Facebook, la notizia, si moltiplica, si ingigantisce, diventa vera. C’è chi si preoccupa, chi si indigna, chi reagisce.
Pina Picierno, deputato Pd in prima linea sul fronte della lotta alla camorra, istintivamente digita il suo cinguettio: "Facciamogli capire che Scampia non è cosa loro #OccupyScampia". Pochi minuti e l’hashtag #OccupyScampia dilaga. Giornalisti, cittadini, operatori sociali lo rilanciano. Tutti hanno voglia di fare qualcosa, di non rimanere in silenzio.
Siamo a due giorni fa.
La sera stessa in un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, il sindaco il prefetto, polizia e carabinieri valutano la situazione. La conclusione è: “La situazione è tesa, l’allerta deve essere massima, ma non c’è nessun coprifuoco”. Lo stesso, presidente di Confcommercio Napoli, Pietro Russo chiarisce: «Il coprifuoco sta diventando un falso problema, un evento mediatico più che un fatto reale. Al momento non c’è nulla, i commercianti non hanno denunciato alcuna intimidazione. Il vero problema è la mancanza di sicurezza in quella zona, la desertificazione commerciale, la vendita di droga». Le associazioni che tutti i giorni lavorano nel quartiere si ribellano. Sono i ragazzi del Gridas, del Mammut, del Centro Hurtado, delle parrocchie...sono i comitati di cittadini. Tutti, come il sindaco, il prefetto, le forze dell’ordine negano il coprifuoco. Critici anche fondatori di "(R) esistenza Anticamorra". «A Scampia non c’è nessun coprifuoco. La notizia è stata amplificata e diffusa in modo improprio sui social network», scrive Ciro Corona presidente di "(R) esistenza Anticamorra. Ma il titolo che funziona, quello sul coprifuoco, ormai cammina su gambe proprie. E poi c’è un fattore: l’omertà. A Scampia la gente ha paura di denunciare. Ed ecco che interviene da New York Roberto Saviano. Ma attenzione Saviano scrive: «Accade che un ordine dato da un clan imponga il coprifuoco e che il resto del Paese quasi non se ne accorga», ma nel suo pezzo descrive non l’oggi, ma una mentalità, quella criminale e quella della paura, quella che mette in moto in genere questi meccanismi. Per lui una cosa è davvero importante: «Sarebbe bello se questo governo trovasse il modo di esserci, se le luci non si spegnessero per riaccendersi solo quando è troppo tardi. Solo quando si spara e si uccide molto. Solo quando torna la guerra, la solita guerra a sud». È il silenzio il timore di Saviano, non il presunto coprifuoco. Ma è il titolo che comanda, non l’articolo.
Ed ecco che la notizia del coprifuoco diventa incontrollabile. È diventata vera, perché è vera non a Scampia, ma sui Socialnetwork.
Il popolo di Twitter in 48 ore organizza una manifestazione a Scampia: #OccupyScampia. Appuntamento per oggi, in piazza Giovanni Paolo II.
Per cercare di fermare l’eco dei cinguettii scende in campo anche il prefetto di Napoli, che chiede al questore: “Mi accompagni a Scampia? Non ci sono mai stato?”. Sono le otto di ieri sera e parte la delegazione. Il prefetto si ferma in corso Secondigliano (per la cronaca i negozi sono tutti aperti), mangia i taralli scaldati e parla con i negozianti, che gli denunciano problemi gravi come la sicurezza, il controllo del territorio da parte dei clan, lo spaccio della droga, qualcuno sussurra anche accuse più gravi come il racket, ma tutti negano il coprifuoco. «Tanto qui se si spara, si spara a qualsiasi ora. È una guerra, ma non ha bisogno del buio», dice un negoziante.
Nella notte scattano i controlli a tappeto in tutta l’area da parte di polizia e carabinieri. Finisce in manette anche l’ennesimo attore di Gomorra (Salvatore Russo, quello che nel film di Matteo Garrone, impersonava il boss che chiedeva al ragazzino la prova di coraggio come rito di affiliazione). E l’arresto di un attore di Gomorra vale molto di più che un semplice arresto di uno spacciatore, almeno per i titoli dei giornali.
Arrivo finalmente ad oggi. Oggi era il grande giorno della manifestazione. Il popolo di Twitter doveva uscire dalla realtà virtuale ed entrare in quella reale, con la manifestazione. Forte e intelligente anche il proposito dei promotori: «Un’occupazione simbolica per dare il via a un’agenzia di stampa permanente, che dia notizie dal territorio utilizzando tutti i mezzi di comunicazione, tv, socialnetwork, giornali, per aiutare chi vive e opera quotidianamente nel quartiere e per mantenere ferma su Scampia lattenzione delle istituzioni».

Ma il grande giorno è diventato anche il giorno della verità, quello della realtà.

Tanti giornalisti, diversi esponenti politici anche di livello nazionale, poca gente del posto. Si presenta così piazza Giovanni Paolo II, dove è in corso 'OccupyScampia',
scrive l’Agi alle 19.19.

La notizia del coprifuoco, dell’occupazione di Scampia erano vere solo nel mondo dei media. E in piazza oggi, appunto, c’erano solo i media, i politici (immancabili dove c’è una telecamera) e i pochi ragazzi che su Twitter ci avevano creduto davvero. Vuoi il maltempo e il freddo, vuoi i tempi brevi per l'organizzazione, ma la manifestazione nata nello spazio virtuale, nella realtà è stata un flop. Anzi una vetrina mediatica che si è infranta su chi (senza pensarci troppo e con il pizzico di vanità che la rete non nega a nessuno) l'ha fatta nascere.

Alla fine ho due domande?
1) Su Scampia calerà il silenzio fino alla prossima faida o al prossimo titolo azzeccato?
2) Qual è il rapporto tra la comunicazione globale e la comunicazione giornalistica?
E una risposta: Twitter è velocità, democrazia, potenza. Ma i giornalisti hanno un’arma in più: hanno il loro tablet per catturare i cinguettii della rete, ma possono andare sui luoghi e capire quello che accade. È quello che abbiamo cercato di fare nella mia redazione, nel mio giornale, cercando di non farci travolgere dall’onda della rete. Ma paradossalmente eravamo una voce isolata.


Ah, se qualcuno è curioso di sapere quello che sta succedendo (davvero) a Scampia riporto uno stralcio del pezzo che ha scritto oggi, la mia collega di nera. Fatti. Non titoli.
“A Scampia non si spara dall´ottobre scorso. Un periodo di tempo, per l´area delle faide di camorra, estremamente lungo. E gli ultimi cinque morti ammazzati nell´ambito di una presumibile - ma smentita dall´Antimafia - nuova guerra di camorra sono stati tutti uccisi a Melito, il territorio rifugio del clan Amato-Pagano, quelli che venivano chiamati "scissionisti" durante la faida dei cinquantasette morti tra il 2004 e il 2005. Nessun coprifuoco, negozi aperti fino alle otto di sera come negli altri quartieri di Napoli. Più che altro un inquietante silenzio, se messo sullo sfondo di un nuovo scenario criminale: quello di una possibile, quasi inimmaginabile, nuova alleanza.
È il terzo scenario, il terzo polo. Che vedrebbe insieme - ci lavorano gli investigatori ma è ancora presto per avere risultati concreti - i Di Lauro (perdenti nella prima faida), gli scissionisti che hanno abbandonato il cartello degli Amato-Pagano (e che erano i primi scissionisti dal clan Di Lauro) e il cosiddetto "ago della bilancia", il gruppo di Vanella Grassa, che con le sue scelte - e il suo nutrito arsenale - può decidere chi è il più forte a Napoli Nord.
La fotografia di Scampia sul fronte camorra diventa così, giorno dopo giorno, più complicata. Si riparte dalle parole del procuratore Alessandro Pennasilico all´indomani del quinto morto ammazzato di Melito datato 2012: «Sono delitti molto preoccupanti, ma appartengono alla riorganizzazione della cosca dovuta ad arresti eccellenti». I giorni trascorsi senza un solo colpo di pistola confermano questa pista”.



n.b. La foto è presa dal web e firmata da Luciano Ferrara.