arriva a Napoli la macchina dei desideri

Chi ha un desiderio? Uno piccolo. O magari uno grande. Uno impossibile o uno molto vicino alla realtà.

Tutti nel nostro cuore abbiamo un desiderio. Ed esiste una macchina che può...noooooo, non può realizzarli, ma può trasformarli in un disegno.

Un disegno da custodire sul comodino, magari, vicino al letto, per ricordarci ogni notte e ogni mattina, di sognare.

Arriva a Napoli dalla Germania 'Illumat'  la Macchina delle Illustrazioni, l'unica che trasforma i desideri del pubblico in disegni, non solo divertimento ma anche il cuore di un progetto di ricerca dell'Università Bauhaus sui desideri delle persone nel ventunesimo secolo.

Al suo interno si nascondono infatti degli illustratori di Weimar che, a turno, daranno forma e colore ai sogni di chiunque voglia partecipare infilando nella apposita fessura il proprio messaggio: accade domani in Piazza dei Martiri, dalle 11 alle 14, evento con il Goethe-Institut ed anche anteprima del salone internazionale del fumetto 'Comicon' che si apre il 1 maggio alla Mostra d'Oltremare, dove si sposterà anche la macchina. Partita nel  2007 grazie a studenti dell'Università Bauhaus di Weimar con l'illustratrice Jutta Bauer, Illumat ha viaggiato tra fiere del libro, musei, biblioteche anche in Svizzera, Serbia e Paesi Bassi.

Per la sua 87esima azione il team sarà composto da Anne Baier, Alexander von Knorre e Mike Klar. L'ospite speciale, di ritorno in città dopo la sua grande mostra personale al Pan di Napoli nel 2012, sarà l'artista tedesca Jutta Bauer.


NB. Sto trascurando Voltapagina e chiedo scusa ai pochi che ogni tanto vengono qui a sbirciare. Ma sto lavorando a molti progetti (tra cui un esperimento d'amore a cui tengo moltissimo), ma presto tornerò a scrivere....con tanti altri nuovi progetti. E sempre con un sogno sul comodino......

Parole come pane alla fiera del libro di Bologna

“La scuola nel carcere di Nisida non ha sbarre e le finestre sono aperte.  La scuola su quest’isola prima di costruire conoscenze deve smontare l’idea dei ragazzi secondo cui la loro vita è già scritta e non potrà mai cambiare e ricominciare”.
Bologna, Fiera del libro per ragazzi, Maria Franco, rilascia una breve intervista per “Parole come pane. La sintassi di Nisida” (edizioni Caracò).  Siamo nel padiglione 33, l’unico aperto al pubblico e ai bambini, ma non ditelo ai grandi.

Il libro è frutto di un progetto di scrittura curato da Maria Franco e realizzato da dieci scrittori (Viola Ardone, Paolo Curtaz, Daniela de Crescenzo, Alessandro Gallo, Andrej Longo, Antonio Menna, Anna Petrazzuolo, Patrizia Rinaldi, Gianni Solla, Cristina Zagaria) che dopo “La grammatica di Nisida” hanno sviluppato a titolo gratuito un nuovo progetto nelle aule dell’Istituto Penale Minorile di Nisida (Napoli), elaborando da quel percorso con i giovani detenuti, altrettanti racconti incentrati sulla parola.
Ed è proprio dalla sacralità della parola, come descritto da Isabella Bossi Fedrigotti – autrice della prefazione – che sono partiti i giovani detenuti di Nisida: “[...] La sintassi della liberazione che mette ali alla fantasia e dà voce ai sogni, che toglie le catene pesanti e arrugginite prima alla parola e poi anche alla scrittura. O forse a tutte e due contemporaneamente. […]. E chissà che alla fine la sintassi non riesca a favorire la realizzazione concreta di quel complemento di moto a luogo che per primo è stato perfettamente chiaro ai ragazzi di Nisida

A presentare “La sintassi di Nisida” a Bologna ci sono due autori che in passato sono entrati a Nisida, come insegnanti, e che non sono mai più usciti, a modo loro: Luisa Mattia e Andrea Valente.
“Al di là del lavoro costante degli educatori – la parola a Luisa Mattia  -  quello che mi ha colpito di questo laboratorio di scrittura che ogni anno diventa un vero e proprio libro, è che  autori  che entrano a Nisida non ne escono più. Rimangono emotivamente legati a quel luogo e la loro stessa scrittura ne rimarrà per sempre influenzata” .
Gli scrittori che si confrontano con i ragazzi detenuti a Nisida scoprono  “l’umiltà del linguaggio – continua la Mattia- perché davanti a quei ragazzi le parole, anche le più studiate e sentite si scontrano con un modo di parlare e di pensare secco, brutale che alla fine, però, si scopre di una profondità che nessuno avrebbe previsto”. Per la Mattia gli autori della Sintassi (come quelli della “Grammatica di Nisida” prima di loro) dal confronto con i ragazzi hanno imparato una forma di narrazione spietata, che molto spesso dichiara una  sconfitta dell’adulto che entra a Nisida sicuro di molte cose...  e che ne esce con molte meno certezze, talvolta in crisi. Alla fine gli adulti che pensano di poter dare, prendono e cambiano ….e tutti crescono, in un confronto mai intellettuale, ma concreto, perché questi ragazzi hanno molta voglia di raccontarsi, anche se chiedono di  non essere giudicati. Loro stessi sono spietati verso se stessi e non chiedono niente a nessuno, né possono chiedere perdono”.
Per Andrea Valente “Nisida è stato il mio big bang”. Valente parla di “incontri di galassie lontanissime come quella tra uno scrittore e un ragazzo di strada” e anche per lui “Nisida ti entra nel cuore”.

La “Sintassi di Nisida” ha fatto un lungo viaggio da Napoli a Bologna, insieme al laboratorio di scrittura seguito da Maria Franco e dagli altri docenti di Nisida (come Adele e Gianni). Se mi fermo  un attimo a pensare che i racconti scritti da questi ragazzi sono in una delle più importanti fiere europee dell’editoria per ragazzi, mi si velano gli occhi, per la gioia. E la passione di Luisa Mattia e Andrea Valente, che continuano ad accompagnare questo lavoro sono il primo vero riconoscimento per i ragazzi, per gli insegnanti e per quegli autori che accettano la scommessa.
C’è chi è stato messo in crisi, chi è cresciuto, chi ha scoperto un mondo lontanissimo da sé.
Ridendo Valente che è anche disegnatore racconta: “Quando vado nelle scuole i ragazzi mi chiedono ‘Mi disegni un mitra?’ Oppure ‘Mi disegni Osama Bin Laden?’ A Nisida, invece, Antonio,  un ragazzone altro due metri e con la faccia da rapinatore incallito,  mi si avvicina e mi chiede: ‘Mi disegni un gattino?’ Questa è Nisida”. Questo è l’animo umano che ti sorprende quando meno te lo aspetti e su cui – credo - gli scrittori del progetto hanno scommesso insieme con Maria Franco e la squadra di insegnanti di Nisida.

Nota. Chiacchierando con Alessandro Gallo, uno dei dieci autori delle “Parole come pane”, davanti a un panino con la bresaola, a fine presentazione, ho scoperto che entrambi per motivi diversi (lui perché da quel mondo proviene, io perché per deformazione professionale diciamo che racconto tutte le galassie ) non siamo entrati a Nisida per insegnare, ma  io per “osservare” e diventare strumento di racconto e credo che Alessandro abbia fatto uno scatto ancora ulteriore (e il suo racconto ne è la prova) , lui è entrato a Nisida per osservare e cambiare, facendo proprio quello che Maria Franco fa ogni giorno nella sua scuola senza sbarre, dimostrare  ai ragazzi che si può cambiare, che la vita non è scritta. Quindi per noi nessuna crisi di identità. Ma tanta energia.  Per tutti noi autori (presenti e passati) però credo sia vero che una volta entrati a Nisida, non ne esci più. La tua scrittura, il tuo cuore, il tuo sguardo non sono più gli stessi dopo una lezione con e da i ragazzi di Nisida.





scelte e non quote, cominciamo da qui

Quante segretarie di partito ci sono in Italia? Quante donne ricoprono ruoli apicali nei partiti?
Cominciamo da qui.
Anzi no, azzeriamo tutto.

Non é una questione di numeri.La tanto discussa Laura Boldrini, presidente della Camera, da sola sta facendo un lavoro che molti presidenti uomini non hanno mai fatto.
Ci sono grandi politiche e grandi manager che si sono conquistate la loro posizione e ci sono donne semplicemente assunte o addirittura che occupano posizioni chiave, perchè è politicamente corretto, perchè "il capo (uomo) vuole così, perchè serve una immagine al femminile per l'azienda.

Non difendiamo i numeri. Non vestiamoci di bianco come novizie o come spose. Siamo la società dell'immagine dei flashmob, ma il nostro parlamento dovrebbe essere stanco delle scenette. Vestirsi di bianco per esprimere il proprio dissenso è un modo per finire sui giornali, ma vuol dire rimanere in superficie. Andiamo in profondità.
Le donne contano non perché ci  viene riservato un posto. Così come gli uomini. Si candidassero più donne e così non ci sarebbe più bisogno di quote rosa.

Le donne contano quando le loro idee contano.

Le donne contano quando hanno la possibilità e il tempo di far ascotlare le proprie idee (e qui non apro un capitolo infinito come quello dell'inesistenza in Italia di un welfare per le mamme e per le famiglie).

E qui cominciamo a scendere in profondità.
Perché non si candidano tante donne?
Fermatevi un attimo e pensate.

Quand’è l’ultima volta che ho votato una donna? E perché?
Cominciamo da qui.

Lasciamo ai social network il tam-tam , le chiamate a fare gruppo, gli inviti a vestirsi di bianco come in discoteca , andiamo in profondità, per capire davvero a chi serve questa battaglia sulle quote rosa (o dovrei dire bianche)...

Cominciamo dalle scelte (le nostre) e non dalle quote, che mai come questa volta sono state strumentali agli uomini...