L’osso di dio: la storia di Angela Donato

Le mafia si prende la vita delle persone. La ruba giorno dopo giorno. Inesorabilmente. Ma nel cuore della Calabria una piccola donna decide di sfidare la ‘ndrangheta. Non è coraggio il suo. È rabbia. Non è un’eroina positiva. È una donna concimata dal male. Una donna, che in nome di suo figlio comincia a marciare, proprio come le madri di Plaza De Mayo e si porta dietro tutte le mamme della sua terra, donne che hanno perso figli, mariti, fratelli in faide tribali.

L’Osso di Dio (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine, 14,50 euro) parte da un caso di cronaca, la storia di Angela Donato e della scomparsa di suo figlio (10 luglio 2002) Santo Panzarella, per raccontare in un libro, con il respiro di un romanzo e l’incalzare di un articolo di cronaca, una ‘ndrangheta diversa da quella che siamo abituati a leggere sui giornali. Nei tg e sulle prime pagine dei quotidiani la mafia arriva solo quando c’è la strage, l’omicidio, la rivolta. E invece la mafia «la incontri per strada quando vai a fare la spesa – si legge nel L’Osso di Dio – La vedi nelle fiamme all’orizzonte mentre il capannone di un amico d’infanzia, che nell’azienda ha investito i sacrifici di una vita, va in fiamme. La bevi al bar insieme al caffè, quando te la serve la figlia di compare Vattelapesca, assunta per forza dal barista che i soldi per un dipendente non ce l’ha, ma un dipendente lo deve avere, altrimenti gli bruciano il locale. La ‘ndrangheta l’accendi in chiesa, insieme alle candele (…). La ‘ndrangheta non parla, non urla. Non rapisce più. Non fa attentati libanesi. Non è di moda. La ‘ndrangheta c’è».

Ad Angela Donato la ’ndrangheta fa sparire l’unico figlio maschio, Santo. Così lei, che per tutta la vita ha accettato le regole criminali (a 17 anni gira armata, vende armi e liquori di contrabbando, diventa l’amante di due boss), ma quando il figlio scompare dice basta e, usando le stesse regole delle ’ndrine, dichiara guerra ai clan. Si traveste, compra delle parrucche, affitta auto e pedina da sola gli assassini di suo figlio, per cercare di incastrarli. L’Osso di Dio si ispira alla storia vera di una madre che lotta in nome di suo figlio, rapito e ucciso perché innamorato di una donna sbagliata, la Mantite, la moglie del boss. Nella copertina non a caso, su un agghiacciante sfondo bianco, spiccano terribili e misteriose mantidi religiose, metafora e simbolo delle donne di Calabria.
L’Osso di Dio è la storia di una madre e di una regione, la Calabria, in lotta. Per la prima volta un racconto della mafia (con documenti processuali, lettere inedite e testimonianze segrete) più potente d’Italia vista dal di dentro e con gli occhi di una donna.

L’Osso di Dio ha vinto il Premio Zocca Giovani 2008 e ha ricevuto una menzione speciale al Premio Insula Romana.

N.B. Postfazione di Don Luigi Ciotti.

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