recensioni l’osso di dio

La Repubblica (17 giugno 2009, Palermo)

‘L’ OSSO DI DIO’ EDITO DA DARIO FLACCOVIO PROCLAMATO VOLUME DELL’ ANNO

L’ OSSO di Dio di Cristina Zagaria, edito dal palermitano Dario Flaccovio, è stato proclamato libro dell’ anno ex aequo con Gomorra di Roberto Saviano. La cerimonia è avvenuto mercoledì al Teatro Morlacchi di Perugia. I 1242 voti sono stati attribuiti dagli studenti dei licei (il classico di Perugia e il classicolinguistico di Spoleto, lo scientifico di Orvieto) che hanno premiato due libri di impegno sociale e di denuncia civile. La classifica generale ha attribuito il primo posto a L’ osso di Dio di Cristina Zagaria e Gomorra di Roberto Saviano con 227 voti. La premiazione si svolgerà a novembre nell’ ambito della manifestazione Umbrialibri 2009. Il premio è dedicato alla memoria di una studentessa, Gaia Di Manici Proietti, grande lettrice, venuta a mancare a 18 anni a causa di un incidente stradale. L’ osso di Dio di Cristina Zagaria (con postfazione di don Luigi Ciotti) racconta la storia di Angela Donato, la prima pentita di ‘ ndrangheta, e della scomparsa di suo figlio per lupara bianca.

PALERMO WEB NEWS (17 giugno 2009)

Dario Flaccovio: “L’osso di Dio” libro dell’anno ex aequo con “Gomorra”
L’osso di Dio di Cristina Zagaria, edito da Dario Flaccovio, è stato proclamato libro dell’anno ex aequo con Gomorra di Roberto Saviano.
La cerimonia è avvenuto mercoledì 10 giugno al Teatro Morlacchi di Perugia.
I 1242 voti sono stati attribuiti dagli studenti dei licei (il classico di Perugia e il classico-linguistico di Spoleto, lo scientifico di Orvieto) che hanno premiato due libri di impegno sociale e di denuncia civile.
La classifica generale ha attribuito il primo posto a L’osso di Dio di Cristina Zagaria e Gomorra di Roberto Saviano con 227 voti.
La premiazione si svolgerà a novembre nell’ambito della manifestazione Umbrialibri 2009. Il premio è dedicato alla memoria di una studentessa, Gaia Di Manici Proietti, grande lettrice, venuta a mancare a 18 anni a causa di un incidente stradale.
L’osso di Dio di Cristina Zagaria (con postfazione di don Luigi Ciotti) racconta la storia di Angela Donato, la prima pentita di ‘ndrangheta, e della scomparsa di suo figlio per lupara bianca.

OGGI (4 marzo 2009)
“Siamo in Calabria, sulle colline che dominano Vibo Valentia, Lamezia Terme, Tropea e Pizzo Calabro. Alcuni sono luoghi di grande fascino, tutti sono terra di ‘ndrangheta… negli ultimi vent’anni queste colline a ridosso del bacino dell’Angitola, una piccola area della provincia di Vibo Valentia che conta in tutto 15mila abitanti, hanno inghittito 40 ragazzi. Scomparsi, desaparecidos, morti di lupara bianca. Qui tutti sanno che c’entra, eccome, la criminalità organizzata e molti sanno anche chi ha fatto sparire queste persone e perché. Ma nessuno parla… il muro di gomma l’ha frantumato, per prima, Angela Donato, madre di Santo Panzarella, scomparso il 10 luglio 2002… Da bidella della scuola elementare di Acconìa, diventa un’investigatrice privata: parrucche finte, cambi d’abito, auto prestate da amici per i pedinamenti. Angela da ragazza era una donna di ‘ndrangheta, girava armata, contrabbandava armi e liquori, poi partorì Santo e lasciò la malavita. Sa come muoversi, conosce bene i codici della mafia e ha poi raccontato tutto nel libro di Cristina Zagaria ‘L’osso di Dio’. Non ha paura, vuole ritrovare il corpo di suo figlio per dargli giusta sepoltura e soprattutto vuole giustizia… perché il principio della lupara bianca è quello di non far mai ritrovare il corpo, per umiliare la vittima anche da morto. E a commettere gli omicidi, il più delle volte, sono proprio gli amici fraterni, insospettabili. Questa e Filadelfia, Italia, dal greco ‘amore fraterno'”. Andrea Amato

IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA (14 ottobre 2008)
“Zagaria racconta la storia di Angela. La storia di Angela contro tutte le mafie. Angela Donato. Una madre in lotta in nome di suo figlio rompe le regole sfida la ‘ndrangheta. Tra Catanzaro, Lamezia e Vibo. Dove la Calabria sa di ‘ndrangheta, dove la ‘ndrangheta tiene la Calabria. Tutta la Calabria. L’osso di Dio (postfazione di Don Luigi Ciotti, Dario Flaccovio (Palermo, 2007), è un romanzo civile, pagine nate da una storia vera e dalla cronaca pura delle storie vere con un lavoro utile per far capire d’una possibilità d’uscita dalla rassegnazione. Che deve prendere necessariamente a schiaffi l’omertà. Nella sua nota, Don Ciotti, impegnato da anni sul fronte scivoloso della battaglia contro le mafie, dirà a margine del romanzo frasi da tenere sempre nella mente. Quindi, giustamente, la storia di Angela è esempio. E la brava giornalista Zagaria, che di nera e di vicende atroci sa molto, ha la lucidità e la bravura di trasformare in narrazione pensieri, indagini, paure, resistenze. La trama è la storia di Angela. Non servono altri commenti, altre elucubrazioni cerebrali presentate con la forma della sintesi. Il punto è un altro, il motivo principale di questo libro civile è, oltre al linguaggio in grado di mettere in stato di comodità chi legge – nonostante l’argomento -, il messaggio. Cristina Zagaria, riesce allora a darlo in pasto alle bocche semichiuse nostre senza perforare l’ermetismo delle labbra. Ma rivolgendosi alle sensazioni. Alle sensazioni del cuore di chi riceve. E il cuore, senza dubbio, deve per forza lasciarsi fare. Ancora una volta, dopo aver fatto piangere ed emozionare senza lacrime dandoci Arminda Misere, Zagaria – in punta di penna e dopo aver fatto strade difficilissime – ci consegna nelle mani la storia e le vicende di Angela Donato. Il mestiere di Cristina Zagaria la aiuta. Cristina Zagaria, inoltre, sa tradurre vicende per farle ricordare anni e anni. La ‘ndrangheta, una delle tante mafie che s’aggirano fra di noi e contro di noi, ha bisogno di essere contrastata anche attraverso le vicende riviste tramite un libro. Gli esempi valgono, a volte.” Nunzio Festa

VOCE (2 ottobre 2008)
“Da Carpi alla Calabria per scrivere di n’drangheta. CARPI – <>. Parla a ruota libera Cristina Zagaria, 33 anni, giornalista professionista in forza alla redazione di Napoli della Repubblica, fresca vincitrice del premio letterario Zocca Giovani 2008 che le è stato conferito domenica scorsa nel comune appenninico. Il suo romanzo ‘L’osso di Dio’, Dario Flaccovio editore, ha sbaragliato l’agguerrita concorrenza aggiudicandosi il primo posto nella sezione principale del concorso. Nel libro Zagaria affronta un tema ostico come quello della ‘ndrangheta calabrese, raccontandolo attraverso le vicende di una donna, una madre, che si batte per fare luce sulla scomparsa del figlio, vittima dell’ennesimo caso di lupara bianca. La donna si chiama Angela Donato e il suo non è un nome di fantasia. <<'L'Osso di Dio' - dice la scrittrice - si legge come un romanzo, però niente di quello che ho riportato è inventato. I personaggi, i dialoghi, perfino le condizioni metereologiche corrispondono a quanto è realmente successo in quei giorni e in quei luoghi. Mi sono documentata attraverso le inchieste giornalistiche, gli atti giudiziari e le intercettazioni ambientali effettuate dalla polizia. Devo dire comunque che, almeno in questo caso, la realtà ha superato ampiamente la fantasia. Ci sono dei personaggi nella storia che sembrano inventati a tavolino, mentre sono tutti realmente esistiti>>. Per scrivere ‘L’Osso di Dio’ Zagaria ha anche vissuto per alcuni periodi in Calabria, calandosi nell’ambiente e nella mentalità di una regione bellissima, ma tormentata.” Rossana Caprari

EMME (24 settembre 2008)
“La seconda edizione del premio ‘Zocca Giovani’, festival letteraio indirizzato agli scrittori under 35, ha decretato i suoi vincitori. Sono Cristina Zagaria, prima classificata con ‘L’osso di Dio’ nel concorso principale… Giornalista d’inchiesta di ‘La Repubblica’ (alcuni suoi servizi hanno fatto rumore a livello nazionale) prestata alla letteratura; senza però dimenticare la propria vocazione, quella che porta a fare domande, osservare, capire e raccontare. E’ così che nasce ‘L’osso di Dio’, un romanzo sì, ma non lontano da un libro d’inchiesta… Un romanzo fedelissimo alla storia vera che racconta: Angela Donato, madre di Santo, si ribella alla sua connivenza con la ‘ndrangheta quando questa le ammazza il figlio. E’ la lupara bianca, ma questa volta, ed è il primo caso, rimane una traccia, quell’osso, nella fattispecie una parte di clavicola, per scoprire i colpevoli. Dietro la storia di mafia c’è la Calabria di tutti i giorni, descritta con fedeltà dall’autrice”.

LA REPUBBLICA – BOLOGNA (28 settembre 2008)
“Per il Premio di narrativa Zocca giovani, riservato ad autori under 35 due i riconoscimenti assegnati quest’anno. Per la sezione principale la vincitrice è Cristina Zagaria con l’ opera ‘L’ osso di Dio’ (Dario Flaccovio Editore). Il libro racconta la ‘ndrangheta, attraverso le vicende di una donna, Angela Donato, che è al tempo stesso protagonista e vittima dell’organizzazione criminale. Quella della Donato è la storia vera di una madre che ha visto scomparire il proprio figlio in un caso di lupara bianca nel 2002. L’autrice ha a lungo intervistato la donna che oggi è una delle voci più importanti del movimento antimafia calabrese. ‘E’ una persona vera, non un personaggio costruito a tavolino – dice la Zagaria – è una donna dotata di una forza eccezionale’. Esprime soddisfazione per l’esito della seconda edizione del premio il sindaco di Zocca Carlo Leonelli: ‘Questo successo ci sprona a continuare l’esperienza, vogliamo che il premio diventi un riferimento per l’editoria nazionale più attenta ai giovani autori’.

LA GAZZETTA DI MODENA (24 settembre 2008)
“Il Premio ‘Zocca Giovani’ ha fatto centro: il numero dei votanti è triplicato rispetto al 2007… Cristina Zagaria risultata prima della principale edizione col suo libro ‘L’osso di Dio’… Cristina Zagaria racconta di Angela Donato, attraverso le proprie vicende con la ‘drangheta di cui è vittima. Il processo, un caso di lupara bianca, viene attualmente celebrato presso il tribunale di Catanzaro. Un libro di cocente realtà, legato alla nostra storia contemporanea”. Giuseppe Bondi

IL RESTO DEL CARLINO – MODENA (24 settembre 2008)
“Cristina Zagaria si è aggiudicata la sezione principale del ‘Premio Zocca giovani 2008’ col libro ‘L’osso di Dio’… ‘L’osso di Dio’ racconta la ‘ndrangheta, attraverso le vicende di una donna, Angela Donato, che è al tempo stesso protagonista e vittima di quella che è ormai giudicata come la più potente delle associazioni mafiose presenti sul territorio nazionale. Angela Donato non è un nome di fantasia: è una donna in carne e ossa che ha visto scomparire il figlio Santo in un caso di lupara bianca nel 2002. Attualmente è in corso il processo contro i presunti responsabili dell’uccisione presso il Tribunale di Catanzaro. Si tratta del primo caso in Italia in cui si è arrivati a prove e arresti conseguenti per un caso di lupara bianca”.

MANGIALIBRI.COM (giugno 2008)
“Calabria. In un campo di cocomeri una donna incinta fa una promessa: suo figlio sarà diverso. Da lei stessa, donna dell’ndrangheta, da ciò che la circonda, dalla miseria e dalle cosche. Guadagna un po’ di soldi onestamente Angela, madre di due figlie e di Santo, quel bambino a cui ha giurato una vita diversa. Con la schiena piegata pulisce i corridoi di un ospedale la mattina e le case dei signori ricchi il pomeriggio, tutto per tentare di mantenere fede a quel giuramento: riuscirà a far studiare il figlio Santo in collegio, in Toscana, per lui ricamerà su lenzuoli e asciugamani il suo anno di nascita, il 73, un numero fortunato. Ma quando si nasce ‘malacarne’ è come se il tuo destino fosse già stato scritto, già ricamato sulla pelle: Santo torna ogni estate, il mare gli rimane negli occhi, insieme alla piana assolata. Quei colori diventano struggente malinconia quando è lontano. Per questo decide di tornare, per questo richiamo del sangue e perché è smisuratamente più divertente fare le gare in macchina, stare tutta la notte in giro, rubare per avere qualche soldo facile invece di giocare a tennis con il figlio del medico, suo compagno di collegio. Il giuramento di Angela verrà definitivamente piegato e sconfitto il 10 luglio 2002 quando Santo sarà giustiziato per aver commesso un peccato imperdonabile: essere diventato l’amante della moglie di un boss… Già fatto di cronaca (Angela è Angela Donato, la donna che, giornalisticamente parlando, ‘ha sfidato la ’ndrangheta’ collaborando con la squadra mobile di Cosenza e svelando retroscena e segreti della cosca di Lamezia Terme, di cui era una ‘affiliata’), a occuparsi della sua trasposizione è stata Cristina Zagaria, giornalista del quotidiano La Repubblica e già autrice di ‘Miserere’ (storia di Armida Miserere, una delle prime donne a dirigere un carcere), che ha ascoltato dalla voce della protagonista i fatti e che da ‘atto processuale’ li ha trasformati in romanzo. Lo iato è forte, e si percepisce a ogni pagina. Pensieri, sentimenti, atmosfere tipiche della narrazione romanzata non riescono a colmare un vuoto che resta, è l’assenza di significato che caratterizza tutte le logiche mafiose, è il senso di nausea che lasciano, come un filo di bava dietro di sé, a chi ci si accosta e le guarda anche solo da lontano, anche se filtrate dalla pagina di un libro”. Benedetta Ferrucci

L’INFORMAZIONE DI MODENA (12 giugno 2008)
“L’osso di Dio” di Cristina Zagaria è tra i finalisti al premio letterario “Zocca Giovani”.

IL RESTO DEL CARLINO – MODENA (12 giugno 2008)
Tra i finalisti al Premio letterario ‘Zocca Giovani’ Cristina Zagaria con ‘L’osso di Dio’.

SUDNEWS.IT (9 maggio 2008)
“Ad Angela Donato la ‘ndrangheta fa sparire l’unico figlio maschio, Santo. Angela è una donna che per tutta la vita accetta le regole criminali, ma quando il figlio scompare dice basta e, usando le stesse regole delle ‘ndrine, dichiara guerra ai clan”.

PORTADIMARE.IT (9 maggio 2008)
“Angela è una donna che per tutta la vita accetta le regole criminali (a 17 anni gira armata e vende armi e liquori di contrabbando), ma quando il figlio scompare dice basta e, usando le stesse regole delle ‘ndrine, dichiara guerra ai clan. Pedina gli assassini di Santo, li segue, si maschera, cerca testimoni, indizi. Poi fa il salto: chiede aiuto alla polizia e riesce a incastrare i colpevoli. Il romanzo entra nella vita di Angela, nella piana lamentina”.

RADIO24 (28 aprile 2008)
Cristina Zagaria è stata ospite del programma la Notte di Radio 1 il 28 aprile 2008 a mezzanotte. Si è parlato del suo ultimo romanzo “L’osso di Dio”.

SCRITTURE/BLOG/KATAWEB.IT/FRANCESCAMAZZUCCATO (19 aprile 2008)
“La storia di Angela contro tutte le mafie. Angela Donato. Una madre in lotta in nome di suo figlio rompe le regole e sfida la ‘ndrangheta. Tra Catanzaro, Lamezia e Vibo. Dove la Calabria sa di ‘ndrangheta, dove la ‘ndrangheta tiene la Calabria. Tutta la Calabria. ‘L’osso di Dio’ è un romanzo civile, pagine nate da una storia vera e dalla cronaca pura delle storie vere. Cristina Zagaria, già nota soprattutto per ‘Miserere’, torna con un lavoro utile per far capire d’una possibilità d’uscita dalla rassegnazione. Che deve prendere necessariamente a schiaffi l’omertà. Nella sua nota, Don Ciotti, impegnato da anni sul fronte scivoloso della battaglia contro le mafie, dirà a margine del romanzo frasi da tenere per sempre nella mente. Quindi, giustamente, la storia di Angela è esempio. E la brava giornalista Zagaria, che di nera e di vicende atroci sa molto, ha la lucidità e la bravura di trasformare in narrazione pensieri, indagini, paure, resistenze. La trama è la storia di Angela. Non servono altri commenti, altre elucubrazioni cerebrali presentare con la forma della sintesi. Il punto è un altro, il motivo principale di questo libro civile è, oltre al linguaggio in grado di mettere in stato di comodità chi legge – nonostante l’argomento -, il messaggio. Cristina Zagaria, riesce allora a darlo in pasto alle bocche semichiuse nostre senza perforare l’ermetismo delle labbra. Ma rivolgendosi alle sensazioni. Alle sensazioni del cuore di chi riceve. E il cuore, senza dubbio, deve per forza lasciarsi fare. Ancora una volta, dopo aver fatto piangere ed emozionare senza lacrime dandoci Arminda Misere, Zagaria – in punta di penna e dopo aver fatto strade difficilissime – ci consegna nelle mani la storia e le vicende di Angela Donato. Il mestiere di Cristina Zagaria la aiuta. Cristina Zagaria, inoltre, sa tradurre vicende per farle ricordare anni e anni. La ‘ndrangheta, una delle tante mafie che s’aggirano fra di noi e contro di noi, ha bisogno di essere contrastata anche attraverso le vicende riviste tramite un libro. Gli esempi valgono, a volte”. Nunzio Festa

THRILLERMAGAZINE.IT (21 aprile 2008)
“La giornalista Cristina Zagaria, dopo aver raccontato la tragica storia della direttrice di carcere Armida Miserere, torna a scavare nelle pieghe della cronaca, questa volta scrivendo di Calabria. Angela Donato è una madre a cui viene strappato il figlio, vittima di lupara bianca, ma che non si arrende, usando le stesse armi e codici della ‘ndrangheta per riaverlo, fino ad arrivare a collaborare con la giustizia. Il passato burrascoso di Angela, legato a personaggi delle ‘ndrine, rende la sua storia personale come una faticosa salita verso il riscatto e l’affrancamento dalla schiavitù delle mafie. Anche se non alla lettera, una pentita di ‘ndrangheta, caso più unico che raro, considerando che la mafia calabrese è la meno intaccata dal fenomeno per via della sua natura chiusa e familiare. La geografia della vicenda, per chi scrive, è anche la sua mappa natale, un territorio che comprende tutta la piana lametina, in provincia di Catanzaro, un fazzoletto dalle mille possibilità di sviluppo mancate (l’area ex SIR, l’aeroporto, la centralità) minata come poche dallo strapotere delle cosche, dimenticata dalle cronache nazionali. L’operazione della Zagaria ha quindi il pregio di accendere i riflettori su una terra poco narrata e di conseguenza poco conosciuta, scegliendo una storia drammatica (la lupara bianca, il massimo della disperazione, una morte che non concede la pietà del pianto su una tomba) quanto anomala… la storia di Angela Donato e di suo figlio Santo merita di essere conosciuta, ricordata e posta come esempio di lotta alla mafia e l’’Osso di Dio’ è un buon libro per conoscerla”. Fernando Fazzari

GAZZETTA DEL SUD (4 marzo 2008)
“Angela Donato ha raccontato con gli occhi lucidi, ma con grande fermezza, la tragica fine di suo figlio Santo Panzarella, scomparso nel luglio 2002 e poi assassinato a causa della sua relazione con la moglie di un boss mafioso. Una morte misteriosa la cui dinamica è stata ricostruita quattro anni dopo, nel luglio del 2006, grazie al ritrovamento di un osso, precisamente una clavicola, sul greto di un torrente nei pressi del lago dell’Angitola. Dall’esame del Dna è stato accertato che il frammento osseo apparteneva al giovane Panzanella che al momento della scomparsa aveva 29 anni. La drammatica vicenda ha ispirato la giornalista Cristina Zagaria del quotidiano La Repubblica e quell’unico resto umano è diventato il tema del suo libro ‘L’osso di Dio’… Nel volume le storie di Angela e Santo si intrecciano sullo sfondo di una Calabria bella e dannata, terra spietata in cui la ‘ndrangheta esercita un potere estremamente forte e devastante. A dare un contributo determinante per la cattura degli assassini di Santo è stata proprio la madre che ha avuto il coraggio di denunciare e di ribellarsi alla legge dell’omertà… La rivolta di Angela ha segnato una svolta epocale: non ha avuto certo timore a chiedere la restituzione del cadavere di Santo per assicurargli una degna sepoltura, non ha avuto remore a collaborare con gli inquirenti per ricostruire l’intera vicenda. Imperterrita ha continuato ad andare avanti come un bulldozer, superando con tanta grinta e determinazione anche dei gravi problemi di salute. Angela Donato è la prima donna che nella zona tra Lamezia, Curinga e Filadelfia ha osato tanto: lei, come pochi, ha conosciuto fatti e persone protagonisti della cronaca nera degli ultimi anni di questa zona della Calabria… Oggi è lei la protagonista del libro.” Maria Scaramuzzino

RAIUTILE.IT (26/03/2008)
“L’osso di Dio” di Cristina Zagaria è stato recensito durante la trasmissione “Pensieri e Parole” di Rai Utile (canale 816 di Sky) del 16 novembre alle ore 9.00

LETTURE (marzo 2008)
“Un libro coraggioso, nel quale la ‘finzione’ si azzarda a ricostruire solo ciò che non c’era (non poteva esserci) nelle testimonianze, nelle interviste, negli atti giudiziari. Protagonista de ‘L’osso di Dio’ è Angela Donato, calabrese, che non ha avuto paura di sfidare la ‘ndrangheta per stanare gli assassini di suo figlio, vittima di ‘lupara bianca’ nel 2002. Una storia vera, uno stile aspro e tagliente che vola alto sulla cronaca, una Calabria di faida dove, certe notti, ‘la prima luna graffia il cielo in un angolo'”.

TELEVISIONE (12 marzo 2008)
Sul tg regionale della Calabria è andato in onda un servizio su Angela Donato e sul libro di Cristina Zagaria, ‘L’osso di Dio’, che racconta la sua vita e la sua battaglia contro l’andrangheta.

LAMEZIA (3 marzo 2008)
“Storia realmente accaduta nella Piana lamentina, intessuta di faida di clan e malavita, nella quale viene attratta una diciassettenne, Angela. La ragazza, fuggita dal suo paese Marcellinara e giunta a Nicastro, gira armata, vende armi e liquori di contrabbando, proiettata verso l’illegalità fino a quando non si costruisce una famiglia propria. Da questo momento desidera una vita pulita e normale per sé e per i propri figli e lotta con tutte le sue forze per conseguire questo obiettivo. Il 10 luglio 2002 il figlio Santo scompare nel nulla: lupara bianca. Angela, in nome del figlio, sfida la ‘ndrangheta rompendone le regole e, infine, dopo quattro anni di angosce e trepidazioni, di continui travestimenti di cui si serve per spiare le mosse dei compagni di Santo, secondo lei responsabili della sua morte, denunciando l’omicidio e gli assassini in una trasmissione televisiva, riesce a far aprire le indagini e a trovare un osso di suo figlio lungo quindici centimetri (la clavicola). Il coraggio di Angela ha spinto le madri calabresi a rompere il silenzio e a marciare, chiedendo giustizia, per i propri figli uccisi, scomparsi, svaniti e per gli assassini mai processati”. Lina Latelli Nucifero

CALABRIA ORA (3 marzo 2008)
“La storia di Angela Donato ci mostra come le mafie si prendono la vita delle persone, la rubano giorno dopo giorno. Impercettibilmente, inserorabilmente. Ma ci racconta anche come dalla mafia si può uscire. Questa storia è diventata un romanzo, ‘L’osso di Dio’, presentato a Lamezia alla presenza dell’autrice, Cristina Zagaria. Cristina legge sul giornale della fiaccolata delle madri dei ‘desaparecidos italiani in Calabria’, dei casi di lupara bianca e delle donne di ‘ndrangheta, e dentro di lei scatta qualcosa. Decide di scendere tra Lamezia, Catanzaro e Filadelfia per capire. E incontra Angela. Rimane colpita da questa figura di donna forte, coraggiosa, straordinaria. Una donna che nella sua vita ha lottato per l’emancipazione. Prima per il riscatto sociale, quando a 17 anni lascia Mercellinara per Nicastro, da sola. Poi per il rifiuto delle regole della ‘ndrangheta, e infine per la verità e la giustizia. Con lei, attraverso stralci di interrogatori, verbali di indagini, perizie del medico legale, ricostruisce una pagina della storia locale, dei traffici nella Piana lametina degli anni ’60. Quando nasce l’amore, Angela si rifugia nella famiglia e in una vita ‘pulita’. Il figlio, Santo Panzarella, viene mandato a studiare al nord, in collegio, per tenerlo lontano dalla violenza di Filadenlfia. Ma al rientro si innamora della moglie di un boss in galera. E’ l’inizio della sua fine. Il 10 luglio 2002 scompare nel nulla. La madre non si arrende, indaga, chiede aiuto alla polizia, va da ‘Chi l’ha visto?’, trova una pista da seguire. I suoi sforzi verranno ricompensati solo con il ritrovamento della clavicola del ragazzo.” Cinzia Guadagnuolo

GIOIA (8 marzo 2008)
“Per i loro figli desaparecidos, le madri di Plaza de Mayo sono scese in piazza subito. Le madri della ‘ndrangheta ci hanno messo un secolo e mezzo. La prima volta è stato un anno fa, guidate da Angela Donato, una donna a cui è stato ammazzato il figlio, colpevole di aver infranto le regole delle cosche. E’ la sua storia che si racconta nel libro. Santo, il suo primogenito, è stato ucciso che non aveva neanche trent’anni; secondo il codice della lupara bianca, il cadavere del ragazzo è stato fatto scomparire. Angela però non è una donna qualunque e dichiara guerra dall’interno al sistema mafioso nel cui ambito è cresciuta.”

GAZZETTA DEL SUD (29 febbraio 2008)
“La giornalista Cristina Zagaria parte da un caso di cronaca, la storia di Angela Donato e della scomparsa di suo figlio (10 luglio 2002) Santo Panzanella, per raccontare nel libro, con il respiro di un romanzo e l’incalzare di un articolo di cronaca, una ‘ndrangheta diversa da quella che siamo abituati a leggere sui giornali. Nei tg e sulle prime pagine dei quotidiani la mafia arriva solo quando c’è la strage, l’omicidio, la rivolta. E invece la mafia ‘la incontri per strada quando vai a fare la spesa – si legge ne ‘L’osso di Dio’ – La vedi nelle fiamme all’orizzonte mentre il capannone di un amico di infanzia, che nell’azienda ha investito i sacrifici di una vita, va in fiamme. La bevi al bar insieme al caffè, quando te la serve la figlia di compare Vattelapesca, assunta per forza dal barista che i soldi per un dipendente non le l’ha ma un dipendente lo deve avere, altrimenti gli bruciano il locale. La ‘ndrangheta l’accendi in chiesa, insieme alle candele. La ‘ndrangheta non parla, non urla. Non rapisce più. Non fa attentati libanesi. Non è di moda. La ‘ndrangheta c’è’. Ad Angela Donato la ‘ndrangheta fa sparire l’unico figlio maschio, Santo. Così lei, che per tutta la vita ha accettato le regole criminali (a 17 anni gira armata, vende armi e liquori di contrabbando, diventa l’amante di due boss), quando il figlio scompare dice basta e, usando le stesse regole della ‘ndrine, dichiara guerra ai clan. Si traveste, compra delle parrucche, affitta auto e pedina da sola gli assassini di suo figlio, per cercare di incastrarli. Il romanzo ‘L’osso di Dio’ di Cristina Zagaria si ispira alla storia vera di una madre che lotta in nome di suo figlio, rapito e ucciso perché innamorato di una donna sbagliata, la moglie del boss. Nella copertina non a caso, su un agghiacciante sfondo bianco, spiccano terribili e misteriose mantidi religiose, metafora e simbolo delle donne di Calabria; ‘L’osso’ è la storia di una madre e di una regione, la Calabria, in lotta”.

GINGERGENERATION.IT (23 febbraio 2008)
“Questa ultima fatica di Cristina Zagaria non è un libro facile. Non perché non segue lo stile semplice da sceneggiatura di molti romanzi americani: questo romanzo è veloce, forte, determinato. Come la sua protagonista: Angela Donato. Femmina d’onore si ribella alla ‘ndrangheta che fa sparire l’unico figlio maschio, Santo. Angela è una donna che per tutta la vita lavora come un mulo ed ha una volontà di ferro: ha promesso ai propri figli una vita diversa dalla sua, una vita lontana dalle logiche perverse dei clan. Ma alla fine la ‘ndrangheta ha la meglio: accalappia Santo nella proprie spire, e Santo diventa uno di loro. Uno di loro fino a quanto Santo commette l’errore più grande: si innamora della ‘mantide religiosa’, la moglie del boss. Angela allora pedina gli assassini di Santo, li segue, cerca testimoni, indizi. Poi fa il salto: chiede aiuto alla polizia e riesce a incastrare i colpevoli. Questo romanzo racconta, purtroppo, non solo una storia vera (il processo è ancora in corso), ma soprattutto una storia realistica: quella di alcune realtà del nostro paese”.

ANSA (25 febbraio 2008)
“Un caso di cronaca, la storia di Angela Donato e della scomparsa di suo figlio (10 luglio 2002), Santo Panzarella, per raccontare in un libro, con il respiro di un romanzo e l’incalzare di un articolo di cronaca, una ‘ndrangheta diversa da quella che siamo abituati a leggere sui giornali. E’ ‘L’Osso di Dio’, romanzo scritto dalla giornalista Cristina Zagaria ed edito da Dario Flaccovio… ‘La mafia si prende la vita delle persone – è scritto in una nota – la ruba giorno dopo giorno. Inesorabilmente. Ma nel cuore della Calabria una piccola donna decide di sfidare la ‘ndrangheta. Non è coraggio il suo. E’ rabbia. Non è un’eroina positiva. E’ una donna concimata dal male. Una donna, che in nome di suo figlio comincia a marciare, proprio come le madri di Plaza De Mayo e si porta dietro tutte le mamme della sua terra, donne che hanno perso figli, mariti, fratelli in faide tribali… Il romanzo si ispira alla storia vera di una madre che lotta in nome di suo figlio, rapito e ucciso perché innamorato di una donna sbagliata, la Mantide, la moglie del boss. Nella copertina non a caso, su un agghiacciante sfondo bianco, spiccano terribili e misteriose mantidi religiose, metafora e simbolo delle donne di Calabria. L’Osso è la storia di una madre e di una regione, la Calabria, in lotta. Per la prima volta un racconto della mafia (con documenti processuali, lettere inedite e testimonianze segrete) più potente d’Italia vista dal di dentro e con gli occhi di una donna’”.

POLIZIA E DEMOCRAZIA (gennaio 2008)
“Il secondo libro di Cristina Zagaria è ancora una volta un romanzo al femminile, dove la passione, la disperazione e l’amore si uniscono per arrivare alla soluzione. E’ la storia vera di Angela, donna dell’entroterra calabrese, che vede suo figlio entrare nel tessuto mafioso di quella realtà e diventare un affiliato di una cosca della ‘ndrangheta. Egli commette però un grave errore, uno sgarro tale per cui viene condannato dai suoi stessi compagni e da loro ammazzato. Il cadavere del ragazzo non viene però ritrovato e Angela non si rassegna a questa morte bianca. Zagaria ricostruisce il lavoro disperato che Angela fa, insieme ai poliziotti dell’Ufficio Criminalità organizzata di Catanzaro, per riavere il corpo del figlio. Cosa vuole dire vivere il territorio al punto tale che questo può solo inghiottirti e uniformarti a sé? Angela cerca di sottrarre il figlio a quella stessa sorte che, pur come donna, è toccata a lei. Lo allontana mandandolo a studiare al nord, vuole per lui un futuro fatto di lavoro, fatica, ma speranza. Santo, il figlio, vuole invece tornare in Calabria, la sua terra gli manca e l’attività che ha avviato fallisce. A poco a poco il ragazzo si allontana sempre di più dalla madre, per frequentare gli amici, con strane scorribande notturno. Angela nota che le notti che il figlio trascorre con gli amici, spesso, sono appiccati degli incendi, ella non può non notare questa strana coincidenza. Interroga il figlio, ma egli tace e reagisce infastidito. Questo non è che l’inizio che porta Santo a essere ucciso, senza che il suo cadavere sia ritrovato. Suo figlio si è innamorato della donna sbagliata e per questo viene ammazzato. Inizia dunque la lotta di Angela per ritrovare il corpo del figlio. Cristina Zagaria, che ha parlato con Angela e con i poliziotti che hanno seguito e risolto il caso, racconta questa storia alternando frasi brevi, ritmate e incalzanti, con altre poetiche, che intensificano la durezza della storia”. Simona Mammano

L’ORA DEL SALENTO (19 gennaio 2008)
“Ci sono delle realtà che a noi sembrano irreali, storie che ci appaiono così lontane da non sembrare vere. Eppure esistono vite uniche, vite speciali di persone che magari ci vivono accanto e di cui non sappiamo niente. Questa è la storia di una eroina dei nostri giorni, di una donna forte e tenace, come tante donne sanno essere. Questa è la storia di Angela Donato, donna di mafia, donna nata e cresciuta con la violenza e la morte e che un giorno alla violenza e alla morte si è voluta ribellare per l’amore più grande: quello di un figlio. ‘L’osso di Dio’, libro edito da Flaccovio Editore e scritto dalla giornalista Cristina Zagaria, racconta la storia di questa donna calabrese, la cui vita si svolge tra Catanzaro, Lamezia e Vibo. Appena diciassettenne Angela gira armata e vende armi e liquori di contrabbando. Poi un giorno Angela si innamora e si rifugia in una famiglia e in una nuova vita pulita. Da questo grande amore nascono tre figli. Santo, l’unico figlio maschio, fortemente amato, viene costretto a studiare in un collegio lontano dalla sua terra, proprio per evitare il contatto con la ‘ndrangheta. Ma questo non serve a tenerlo lontano dalle cattive compagnie, tant’è che Santo entra a far parte di un giro mafioso. Il suo amore per la moglie di un boss in prigione sarà per lui una condanna a morte. Santo scompare e non viene mai più trovato: lupara bianca. Inizia così il cammino di questa donna sola contro tutti, che proprio come un agente di polizia indaga alla ricerca del suo unico figlio maschio e utilizza quelle regole e quei metodi che lei ha imparato nel corso della sua vita e che appartengono al mondo malavitoso. La sua fermezza e la sua costanza vengono premiate, perché Angela riesce a scoprire che il figlio è stato ucciso (verrà ritrovata solo la clavicola di Santo) e dà vita al movimento delle madri calabresi che scendono per le strade di una terra così martoriata e reclamano giustizia per i loro figli, per i loro mariti e i loro cari scomparsi nel nulla. Angela Donato è una moderna eroina, ma non è un’eroina propriamente positiva. E’ nello stesso tempo una donna complessa, in cui si fondono coraggio e fragilità. Da qui deriva tutto il suo fascino, questo amore che inspiegabilmente il lettore prova nei suoi confronti nonostante si percepisca il male che vive in lei. Angela è una donna che nonostante tutto non subisce mai, ma che lotta ed agisce sempre fino a ‘vincere’, quando riesce a incastrare gli assassini del figlio. La giornalista Cristina Zagaria ci regala nelle pagine di questo libro la storia di una donna affascinante di cui si percepisce la forza, ma soprattutto la sofferenza e il dolore che infondono coraggio per lottare alla ricerca della verità. Raccontando luci e ombre di una vita difficilissima, riesce a dare forma alle persone e alle motivazioni che non sono mai bianche o nere. Per questo ‘L’osso di Dio’ è un libro bello. Perché ci fa capire che le azioni e le vite di certe persone devono sempre essere indagate e comprese prima di essere giudicate. E poi grazie a libri come questo, storie di cronaca e di sofferenza non si perdono nel tempo, ma rimangono impresse nella storia di un Paese come il nostro in cui la criminalità porta vita tante vite giovani e dolore in tante famiglie. Un libro davvero interessante che può fare capire quanto sia importante il ruolo delle donne all’interno di una struttura maschilista come la mafia”. Elisabetta Ligori

LEGGERE TUTTI (febbraio 2008)
“Tra Catanzaro, Lamezia e Vibo la geografia e la storia sono mosse dalle faide di clan e malavita. E’ qui che Angela Fonato gira armata vendendo armi e liquori di contrabbando. Poi nasce l’amore e la donna si rifugia nella famiglia cercando una nuova vita. Quando il figlio scompare nel nulla, il 10 luglio 2002, Angela non si arrende”.

NARCOMAFIE (gennaio 2008)
“E’ trascorso un anno da quel 13 gennaio 2007 che le ha viste sfilare in una fiaccolata silenziosa. Le hanno chiamate le ‘madri di Plaza de Mayo’ calabresi, perché piangono su bare vuote: anche i loro figli sono desaparecidos, solo che da queste parti si dice ‘lupara bianca’. A guidare il corteo c’è Angela Donato: nessuna lacrima e nessuna ombra di paura, solo una tristezza senza possibilità di appello che la consuma dal 10 luglio 2002, quando suo figlio Santo è sparito nel nulla. Eppure Angela aveva fatto di tutto per tenerlo lontano da un destino di malavita che in gioventù non aveva risparmiato neppure lei, ma un giro di amici sbagliati e l’amore per una donna proibita, perché moglie di un boss, hanno avuto la meglio e alla fine Santo è stato stritolato nelle logiche dei tradimenti e delle punizioni. Angela è sola contro l’ndrangheta; la conosce e la affronta, s’infiltra, indaga e, infine, scopre. Ne ‘L’osso di Dio’ Angela Donato affida la sua storia alla giornalista Cristina Zagaria perché ‘mio figlio torna ogni volta che la ‘ndrangheta e i suoi assassini diventano meno potenti, ogni volta che le donne come me smettono di avere paura e parlano, raccontano, svelano’. Una madre forte e coraggiosa, che – come scrive don Luigi Ciotti nella postfazione – dimostra che ‘anche le donne possono sfidare e battere le mafie. Anzi, soprattutto le donne. Come belle e alte figure ci hanno dimostrato in passato: Felicia Bartolotta Impastato e Saveria Antiochia, tra le tante’”. Elisa Speretta

GAZZETTA DEL SUD (3 febbraio 2008)
“Una madre coraggio, bella e indipendente fino all’ultimo briciolo di forza spesa a combattere contro una società dominata dal maschilismo e dalla ‘ndrangheta. E’ Angela, la protagonista di ‘L’osso di Dio’, il romanzo in cui Cristina Zagaria ricostruisce una storia vera. E’ quella di una ragazza che nella Calabria degli anni Sessanta fugge dal padre e dalla madre contadini, per andare da sola alla ricerca di un’opportunità di vita diversa. Non è facile, la scelta operata da Angela, e tutta la sua esistenza sarà spesa giorno per giorno nella durissima battaglia per emanciparsi. La protagonista della vicenda farà scandalo anche nelle cose più piccole e semplici, come la voglia di essere autonoma e di guidare e prendere la patente in un mondo di donne chiuse in casa. Subirà ogni genere di violenza, quella del lavoro da schiava non pagata, quello di uomini che ne abuseranno senza sensi di colpa e col consenso delle loro madri e mogli, perché ‘gli uomini ne hanno bisogno’; o quello di un marito che la lascerà col terzo figlio nel grembo per andare a vivere con un’altra. Ma soprattutto è la criminalità organizzata a segnare l’esistenza di Angela fino alla tragica fine del suo unico figlio maschio, Santo, vittima della lupara bianca – ma in realtà scomparso, se ne ritroverà soltanto un frammento di osso della clavicola – appena ventenne per la sua relazione pericolosa con la donna del capo. In realtà tutta la vita di Angela, e quindi questo romanzo ben orchestrato, è una fuga dalla ‘ndrangheta che lei alla fine sfiderà pubblicamente denunciando in tv, con nomi e cognomi, i presunti assassini di suo figlio. Angela s’innamora quasi ancora adolescente di un affiliato della ‘ndrangheta, quel Tonino che le regalerà una pistola in pegno d’amore e la farà assistere ai riti di iniziazione. La ritroverà nel marito Bastiano, sposato proprio perché contadino qualsiasi, lontano da quel mondo, e che invece poi si trasformerà a sua volta in un malvivente che esce ed entra dal carcere per sfruttamento della prostituzione. Lei comunque i suoi figli li cresce da sola e l’unico figlio maschio, Santo, Angela lo farà andare a studiare in collegio in Umbria per cercare di portarlo lontano e salvarlo da quello che invece sembra un inesorabile destino. Santo tornerà a casa dalla madre e dalle sorelle, dai nipotini, ma non troverà un lavoro. Piuttosto inizierà la sua carriera di ladro d’auto e di piccolo malvivente inesorabilmente vicino alla criminalità organizzata. La tragedia arriva quando Santo inizierà la sua relazione clandestina, ma non abbastanza, con la moglie del capo temporaneamente in prigione che poi incaricherà proprio i suoi migliori amici di eliminarlo. Questo accade nel romanzo: nella realtà il processo non è ancora concluso ed esistono solo indizi a carico dei due giovani accusati della morte di un ragazzo di cui l’unica traccia ritrovata è un misero osso consumato. Niente altro per una madre, Angela Donato, che non ha smesso di portare avanti la sua battaglia, ora assieme ad altre madri di ragazzi scomparsi come il suo senza lasciare traccia.” Elisabetta Stefanelli

L’ESAGONO (14 gennaio 2008)
Tra i libri più venduti, nella classifica pubblicata da L’esagono, al secondo posto si posiziona “L’osso di Dio” di Cristina Zagaria.

LIBRI.FORPASSION.NET (12 gennaio 2008)
“Da leggere perché è la storia di Angela Donato. La vera storia della prima pentita della ‘ndrangheta, una donna dalla vita difficile, che ha trovato il coraggio di parlare solo vendicare la morte del figlio. Un figlio ucciso per aver avvicinato la donna di un boss… da leggere perché questa Italia esiste davvero”.

CORRIERE ADRIATICO (12 gennaio 2008)
“Una madre coraggio, bella e indipendente fino all’ultimo briciolo di forza spesa a combattere contro una società dominata dal maschilismo e dalla ‘ndrangheta. E’ Angela, la protagonista di ‘L’osso di Dio’, il romanzo in cui Cristina Zagaria ricostruisce una storia vera”.

CORRIERE DEL GIORNO (13 dicembre 2007)
“La scenografia è tortuosa, tra Catanzaro, Lamezia e Vibo. La coreografia è mossa dalla faida di clan e malavita. Qui, Angela Donato, diciassettenne, gira armata e vende armi e liquori di contrabbando, proiettata verso l’illegalità senza temere l’impazienza dei grandi boss: la morte è un rischio troppo frequente per averne paura. Poi nasce l’amore e Angela si rifugia nella famiglia e in una vita ‘pulita’. Nascono tre figli. A Santo, l’unico figlio maschio, viene imposto di studiare in collegio per tenerlo lontano dalla violenza della piana lametina. Ma il ragazzo sente il richiamo della sua terra e torna a casa. Affiancato soltanto da amici sbagliati, entra in un giro tanto potente quanto pericoloso. Poi l’amore distorto per una donna tagliente. Il 10 luglio 2002 Santo scompare nel nulla: lupara bianca. Angela è sola, ma non si arrende”.

LA VOCE DEL POPOLO (15 dicembre 2007)
“Per la prima volta un caso di lupara bianca si risolve con il ritrovamento di qualcosa dello scomparso. Certo, poca cosa, se a ritrovarsi è soltanto un osso. Una clavicola per la precisione: è la clavicola del giovane Santo Panzarella, ucciso dalla ‘ndrangheta per aver avuto una relazione con la moglie di un boss. Dopo la sua sparizione, la madre, Angela Donato, femmina di mafia nella giovinezza, tira fuori gli artigli per mettere con le spalle al muro gli assassini del figlio. Al termine di quattro anni di estenuanti ricerche, di appostamenti, di notti di dolore e di travestimenti, la donna chiede aiuto alla polizia, decidendo di svelare molti dei segreti della mafia locale. Finalmente i colpevoli sono individuati. Del corpo di Santo, trovata almeno una traccia. Alla mamma del ragazzo, soltanto un po’ di pace. A raccontare la storia di Angela Donato e della ‘ndrangheta calbrese, al giovane giornalista Cristina Zagaria, ne ‘L’osso di Dio’, un libro a metà tra cronaca e romanzo in cui, con determinazione e discrezione, l’autrice scandaglia cuori e ragioni degli uomini protagonisti di realtà dai tratti spesso raccapriccianti”. Rossanna Mitolo

DONNA MODERNA (19 dicembre 2007)
“Calabria, una sera di gennaio. Decine di bare bianche sfilano: vuote. Chi potrebbe occuparle è sparito, inghittito dalla ‘ndrangheta. Come Santo, che un giorno è uscito di casa e non è più tornato. Angela, sua madre, è stata la donna di uomini d’onore, ha imparato le regole dei clan, ha imparato a sparare. Ma ora non ci sta più e, con un atto inaudito di disperazione e coraggio, denuncia gli assassini del figlio”. Elena Dallorso

PUGLIA (8 dicembre 2008)
“Il lavoro della Zagaria è stata una ricerca nell’ambito della cronaca nera fatta in diversi anni. Da giornalista che si è occupata di cronaca nera ha voluto dare vita e forma a un romanzo fin troppo reale, che a volte i giornali sono soliti far passare in sordina. Il libro è ben strutturato, non lascia dubbi o quanto meno mette in luce una realtà dura in cui chi viene colpito non ha la possibilità di far sentire il proprio dolore e soprattutto raccontare come si può vivere certe situazioni. La scrittura è molto fluida, scorrevole con momenti di suspance, ma anche riflessioni, soprattutto su come certi eventi possano ancora succedere nel Sud. Non è la prima volta che la Zagaria si cimenta nella scrittura di un romanzo, la riuscita ancora una volta è positiva e non lascia dubbi alla sua professionalità anche di giornalista che da anni si divide tra Bari, Napoli e la Caloria. Un buon romanzo da leggere e far leggere.” Anna Furlan

ILFATTONLINE.COM (12 novembre 2007)
“Il libro ci porta dentro la ‘ndrangheta calabrese, dentro le sue leggi, i suoi valori i suoi modus operandi. Angela Donato, la protagonista del libro è, prima, donna di mafia cresciuta e protetta tra boss e clan, poi madre coraggio che, utilizzando gli stessi principi della ‘ndrangheta da la caccia agli assassini di suo figlio Santo. Ci sono tanti motivi per leggere questo romanzo e tanti gli spunti che se ne possono trarre, c’è la storia di una donna forte, coraggiosa, determinata, ma allo stesso tempo fragile, insicura, desideriosa di normalità. C’è la storia della Calabria con i suoi fardelli e la sua mafia, la sua omertà, la sua rassegnazione. Ci sono le istituzioni, immobili e lontane. C’è infine il romanzo, avvincente e appassionante. Ritengo che un romanzo del genere consenta al lettore di avvicinarsi a tematiche, situazioni, problemi sociali (perché credo che concorderà con me che la mafia tutta deriva dai problemi irrisolti della società, come povertà e ignoranza), che altrimenti molto spesso il cittadino vive con superficialità. L’esempio di Angela Donato è l’emblema di questi problemi e l’emblema di un sud che molto spesso si avvicina alla criminalità quasi inconsapevolmente”.

IL BOLOGNA (12 novembre 2007)
Tre presentazioni tra Bologna e Casalecchio per ‘L’Osso di Dio’, il nuovo libro scritto da Cristina Zagaria, 32 anni, giornalista che sotto le due torri ha lavorato negli anni scorsi. ‘L’Osso di Dio’ (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine, 14,50 euro) parte da un caso di cronaca, la storia di Angela Donato e della scomparsa di suo figlio (10 luglio 2002) Santo Panzarella, per raccontare una ’ndrangheta diversa da quella che viene normalmente descritta sui giornali. Ad Angela Donato la ’ndrangheta fa sparire l’unico figlio maschio. Così lei, che per tutta la vita ha accettato le regole criminali dice basta e, usando le stesse regole delle ’ndrine, dichiara guerra ai clan. Si traveste, compra delle parrucche, affitta auto e pedina da sola gli assassini di suo figlio”.

GAZZETTA DI PARMA (10 novembre 2007)
“‘Lei lo ha guardato. Per strada. A Philadelfia. Un giorno d’autunno, Lui prima ha abbassato lo sguardo, poi, attirato lo ha rialzato. Era ancora lì, con le mani giunte sul petto. Per un caso, un puro caso. Ma a Santo è sembrato che pregasse. Non è riuscito più a staccare lo sguardo da quelle mani, da questa donna. Dalla mantide’. Fondo bianco. Agghiacciante. E in primo piano una fila di nere mantidi religiose, terribili e misteriose: con una copertina che è un pugno nello stomaco, ‘L’Osso di Dio’, di Cristina Zagaria (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine; 14,50 euro), racconta la storia d’amore tra Santo e la Mantide, la vergine velenosa, la moglie del boss, che nel romanzo – tratto da una storia vera – non ha mai un nome, che appare e scompare, che fa sentire vivo Santo Panzarella e poi lo uccide, facendo scomparire il suo corpo nel cuore più buio della Calabria… E ‘L’Osso di Dio’ (con una postfazione di Don Luigi Ciotti) parte da una regione lontana come la Calabria e racconta una ’ndrangheta diversa da quella che siamo abituati a leggere sui giornali, una ’ndrangheta come abitudine mentale, con cui tutti siamo costretti a convivere. Nei tg e sulle prime pagine la mafia arriva quando c’è la strage, l’omicidio, la rivolta. E invece la mafia ‘la incontri per strada quando vai a fare la spesa – si legge nel ‘L’Osso di Dio’ – La vedi nelle fiamme all’orizzonte mentre il capannone di un amico d’infanzia va in fiamme. La bevi al bar insieme al caffè. La ’ndrangheta l’accendi in chiesa, insieme alle candele (…). La ’ndrangheta non parla, non urla. Non rapisce più. Non fa attentati libanesi. La ’ndrangheta c’è’. Ad Angela Donato la ’ndrangheta fa sparire l’unico figlio maschio, Santo. Così lei, che per tutta la vita ha accettato le regole criminali (a 17 anni gira armata, vende armi e liquori di contrabbando, diventa l’amante di due boss) dice basta e dichiara guerra ai clan. Si traveste, compra delle parrucche, affitta auto e pedina da sola gli assassini di suo figlio, per cercare di incastrarli. ‘L’Osso di Dio’ è un’impietosa e appassionata indagine della mafia più silenziosa e potente d’Italia. Con documenti processuali, lettere inedite e testimonianze segrete. E’ cronaca. Ma è anche poesia, racconto, esplorazione dell’animo femminile. Nel cuore della Calabria due donne si affrontano e si sfidano: la Mantide e Angela Donato. Non è coraggio il loro. E’ rabbia. Non sono, né l’una né l’altra, eroine positive. Ma donne concimate dal male. E’ il destino a vincere la natura dell’anima. La Mantide rimane accanto al marito; dopo la morte di Santo torna a essere la silenziosa e potente moglie del boss. Angela, invece, zitta non rimane e comincia a marciare, proprio come le madri di Plaza De Mayo. E questa piccola donna, che cammina ondeggiando, per un piccolo difetto alla gamba, occhi azzurri e testa alta, si porta dietro tutte le mamme della sua terra, donne di Calabria che hanno perso figli, mariti, fratelli in faide tribali, madri dei desaparecidos italiani”. Francesca Belli

LA REPUBBLICA – NAPOLI (7 novembre 2007)
“Volendo, ‘L’osso di Dio’ (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine, 14,50 euro; se n’è parlato ieri nel megastore Feltrinelli con Elena Coccia e Paolo Mancuso) di Cristina Zagaria potrebbe candidarsi al ruolo di anti Saviano. E’ un romanzo, ne ha cadenza e impostazione, che nasce dallo spulcio certosino di pagine su pagine processuali: l’autrice fa di mestiere la cronista. Però, ha ritenuto che il materiale su Angela Donato, la prima donna calabrese disposta a inchiodare gli assassini del figlio, meritasse qualcosa d’altro. Ciò che soltanto la letteratura è in grado di fornire: una storia capace di trasformarsi in destino. Uno specchio creato ad arte, per riflettere vicende, verso le quali mostriamo un’attenzione intermittente. Le faccende di ’ndrangheta escono spesso dalla cronaca, infilandosi nelle zone buie della memoria, sopraffatte dalle mole di notizie simili che si affastellano quotidianamente. Tale resoconto dei fatti sembrerebbe un tributo pagato all’autore di ‘Gomorra’: al paradigma che oggi impone lo strumento della scrittura avvincente, per rendere una materia terribile, pure carica di fascinosa, perversa mitologia. Ecco allora la mossa vincente, penso, della Zagaria: restituire, con un piglio narrativo dal pathos controllato, alla ’ndrangheta il fondo serio, tragico dei suoi (dis) valori. Di pulsioni originarie, legate a sangue e suolo, a una primordialità che tutte le modernizzazioni finanziarie immaginabili non riescono a edulcorare. Giacché Angela Donato è davvero una creatura concimata dal male, di cui si nutre la sua regione: ‘la ’ndrangheta la incontri per strada quando vai a fare la spesa. La vedi nelle fiamme all’orizzonte mentre il capannone di un amico d’infanzia, che nell’azienda ha investito i sacrifici di una vita, va in fiamme. La bevi al bar insieme al caffè, quando te la serve la figlia di compare Vattelapesca, assunta per forza dal barista che i soldi per un dipendente non ce l’ha, ma un dipendente lo deve avere, altrimenti gli bruciano il locale. La ’ndrangheta l’accendi in chiesa, insieme alle candele (…). La ’ndrangheta non parla, non urla. Non rapisce più. Non fa attentati libanesi. Non è di moda. La ’ndragheta c’è’. Un male che Angela, la protagonista, respira dalla nascita, per colpa di amori sbagliati e della fatica di campare, di guadagnare il pane per sé e per i figli. Un male, nei cui confronti la rassegnazione si traveste da realismo, quasi da stoicismo. Intervallata da sfoghi come quelli riportati, obolo versato al barlume di umanità che sonnecchia persino nei più abbrutiti. Finché la violenza non irrompe dentro casa sua, l’undici luglio del 2002: le ammazzano il figlio, Santo, stritolato dall’ingranaggio malavitoso. Santo è stato amante della moglie del boss, l’hanno coperto. Uno sgarro che non può essere perdonato, occorre vendicarlo con la più odiosa tra le punizioni: l’eliminazione tramite lupara bianca. La cancellazione di un essere, per infliggere ai congiunti il più atroce tra i castighi: il dolore di non poter neanche piangere sul suo cadavere. L’esercizio, insomma, di un potere simbolico devastante. L’universo di Angela, metà disinteresse e metà ribellione destinata tristemente a implodere, va definitivamente in frantumi: “per sconfiggere la ’ndrangheta, a volte, bisogna sconfiggere se stessi. La propria disillusione, la stanchezza, la rassegnazione. Nulla di reboante, per carità, nessun proclama politico o morale, niente che minimamente riguardi valori o interessi generali, rispetto alla cruda sopravvivenza del singolo: perlomeno all’inizio. Eppure, nella pertinacia di una femmina, che fronteggia spavalda il nemico, c’è un ammonimento di contagiosa portata. Angela non si dà pace, anima letteralmente in pena, finché non provoca brecce sempre più vistose nel granito dell’omertà. Finché, inchiodando con l’aiuto di magistrati e poliziotti coraggiosi i (noti) responsabili, quel muro si sgretolerà. Lasciando riemergere, insieme con un frammento di scapola del corpo di Santo, un lembo di speranza: destinata altrimenti alla solita, burocrazia sepoltura. Talvolta, malavita è speranza che dorme sotto il terreno. Non è solo nascosta in tranquilli paradisi finanziari o atteggiata secondo modalità spettacolari. E’ premodernità, non solo postmodernità. Lo stile incalzante e appassionato della Zagaria è garanzia per un racconto dal sapore antico, che profuma di futuro”. Marco Lombardi

TARANTO SERA (12 novembre 2007)
“La giornalista tarantina Cristina Zagaria, nel suo ultimo romanzo ‘L’Osso di Dio’ (Dario Flaccovio Editore, 320 pagine, 14,50 euro) parte da un caso di cronaca, la storia di Angela Donato e della scomparsa di suo figlio (10 luglio 2002) Santo Panzarella, per raccontare in un libro, con il respiro di un romanzo e l’incalzare di un articolo di cronaca, una ’ndrangheta diversa da quella che siamo abituati a leggere sui giornali. Nei tg e sulle prime pagine dei quotidiani la mafia arriva solo quando c’è la strage, l’omicidio, la rivolta. E invece la mafia ‘la incontri per strada quando vai a fare la spesa – i legge nell’Osso di Dio – la vedi nelle fiamme all’orizzonte mentre il capannone di un amico d’infanzia, che nell’azienda ha investito i sacrifici di una vita, va in fiamme. La bevi al bar insieme al caffè, quando te la serve la figlia di compare Vattelapesca, assunta per forza del barista che non ha i soldi per un dipendente, ma un dipendente lo deve avere, altrimenti gli bruciano il locale. la ‘ndrangheta l’accendi in chiesa, insieme alle candele. La ’ndrangheta non parla, non urla. Non rapisce più. Non fa attentati. Non è di moda. La ’ndrangheta c’è’. Ad Angela Donato la ’ndrangheta fa sparire l’unico figlio maschio, Santo. Così lei, che per tutta la vita ha accettato le regole criminali (a 17 anni gira armata, vede armi e liquori di contrabbando, diventa l’amante di due boss) dice basta e dichiara guerra ai clan. Si traveste, compra delle parrucche, affitta auto e pedina da sola gli assassini di suo figlio, per cercare di incastrarli. Una madre che lotta contro la sua stessa natura, in nome di suo figlio. E la Mantide, la donna di cui Santo Panzarella si innamora, con cui si sente vivo, la moglie del boss… la donna per ui verrà rapito e ucciso. Nella copertina non a caso, su un agghiacciante sfondo bianco, spiccano terribili e misteriose mantidi religiose, metafora e simbolo delle donne di Calabria. L’Osso di Dio è il primo racconto della mafia (con documenti processuali, lettere inedite e testimonianze segrete) più potente d’Italia vista dal di dentro e con gli occhi di una donna. de ‘la Repubblica, 32 anni tarantina doc, torna in libreria dopo il successo registrato con ‘Miserere Vita e morte di Armida Miserere, servistrice dello Stato, pubblicato sempre da Dario Flaccovio e ristampato numerose volte nel giro di pochi mesi.

RADIO24 (10 novembre 2007)
Cristina Zagaria ha parlato del suo ultimo romanzo “L’osso di Dio” nel corso del programma “La quota Rosa” di Radio 24 in onda dalle ore 9 alle 10 il 10 novembre.

ANTONELLABECCARIA.ORG (11 novembre 2007)
“La criminalità organizzata e i suoi uomini, le sue regole, sono una realtà di cui si legge sui giornali, per chi non vive in quelle zone, quando si consuma una faida, viene compiuto un omicidio o si arresta un pezzo da novanta. Ciò che invece si vive ogni giorno, dentro le case, nei rapporti di famiglia, tra gli amici che la sera si ritrovano al bar, più difficilmente viene raccontato. Cristina Zagaria, giornalista in forza alla redazione napoletana di Repubblica, invece decide di andare a sondare proprio quella realtà. Quella quotidiana, che si respira ogni giorno, che si teme la notte quando i figli non rientrano, quando brucia un capannone o si consuma una vendetta”. Antonella Beccaria

FILADELFIADICALABRIA.IT (novembre 2007)
“Vi invitiamo a leggere questo libro pieno di amore, rabbia, dolore e speranza. Che romanza con abile racconto e sottile linguaggio la vicenda di una madre che per amore lotta e contina a lottare contro il marcio che soffoca una terra bellissima e lancia, con i suoi gesti e la sua vita una speranza: che le cose, gli uomini e la storia può cambiare, se solo lo vogliamo”. Anselmo Citi

ANGOLONERO.IT (2 novembre 2007)
“Su Repubblica di oggi un articolo di Francesco Viviano racconta la storia di Angela Donato, la donna che ha avuto il coraggio di rompere le regole tradizionali della ‘ndrangheta raccontando vent’anni di segreti mafiosi in tribunale. Angela è una donna tenace che non ha avuto una vita facile, ma che ha sempre lottato, cercando di sopravvivere al meglio in un contesto criminale da cui non è riuscita ad allontanarsi. Angela ha vissuto in precario equilibrio tra vicinanza inevitabile e distanza necessaria da certi ambienti. Ma Angela è diventata pericolosa nel momento in cui non ha avuto più nulla da perdere, e cioè quando è stato ucciso il figlio, Santo. I numerosi retroscena di questa vicenda, che certamente meritano più di un articolo, sono stati raccontati da un’altra donna coraggiosa, la giornalista Cristina Zagaria. Cristina ha raccolto la testimonianza diretta di Angela e l’ha riversata – in forma romanzata ma strettamente aderente alla realtà – nel libro ‘L’osso di Dio’ (Dario Flaccovio). Io lo sto leggendo in questi giorni e mi fa rabbrividire. Perché (come già in Miserere) Cristina ha questa straordinaria capacità di prendere un fatto di cronaca, drammatico, e restituirlo nella sua verità nuda e cruda, senza nascondere nulla, in maniera apparentemente distaccata. Poi però, qua e là, la scrittura trasmette la sofferenza e l’orrore che si celano dietro gli atti processuali e gli articoli di giornale. Non è certamente facile prendere le parti di Angela, che alla fine è pur sempre una donna di ‘ndrangheta, e Cristina Zagaria non lo fa. Ma, raccontando luci e ombre di una vita difficilissima, riesce a dare forma tridimensionale alle persone e alle loro motivazioni, che non sono mai bianche o nere. E questo è il primo, grande merito de L’osso di Dio. Il secondo è quello di lasciare una traccia permanente di storie che altrimenti si perderebbero nel susseguirsi delle cronache e sparirebbero dalla memoria collettiva. Ben venga, dunque, il lavoro di ricerca attenta e, ripeto, coraggiosa che Cristina fa per raccontare i ‘suoi’ personaggi, a metà tra cronaca e romanzo, in un difficile equilibrio tra distacco e pietas. Un esempio. A un certo punto del romanzo Angela cerca il figlio scomparso (del cui cadavere, secondo le regole che lei stessa ha sempre rispettato, pretende la restituzione). Angela la dura affronta gli amici del figlio e scende a compromessi con la Signora (una donna misteriosa e centrale nell’economia del racconto) per riuscire a sapere che fine ha fatto Santo. Non si ferma di fronte a nulla. Ma poi, all’improvviso: ‘(Angela) Scoppia a piangere, con la fronte contro le sbarre. Singhiozzi forti che raschiano la gola, lacrime pesanti che rigano il volto e il petto, le cadono sulle mani. Piange disperata per un contrattempo banale. Per un cancello. Succede. Chi affronta sempre la vita a testa alta, con i pugni che coprono il viso, in posizione di difesa e pronti all’attacco, a volte perde tutte le energie all’improvviso e davanti a un piccolo, insulso, inaspettato contrattempo si sente disarmato, senza un vero motivo.’ Ecco, se la vicenda di cronaca in sé è già spunto sufficiente per una narrazione noir, è questo mostrare i contrasti (durezza-sofferenza, ostinazione-cedimento) che dà valore aggiunto al romanzo. Io (se non si fosse capito) ne consiglio la lettura”. Alessandra Buccheri

D – LA REPUBBLICA DELLE DONNE (3 novembre 2007)
“Da Armida Miserere, eroina civile vittima del dovere, ad Angela Donato, ragazza e madre di ‘ndrangheta che dopo la scomparsa del figlio per lupara bianca dedica la vita a far condannare i suoi assassini. Alla seconda prova, Cristina Zagaria, cronista e scrittrice, torna a dar voce a una donna-coraggio per spremere dai fatti i sentimenti e la verità interiore”.

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