Storia di Halyna, una tata trattata come un boss

La storia di Halyna, non è un racconto. Non è un esempio. E’ quello che sta succedendo a Napoli, in Italia, dove una tata viene stanata in casa come un boss:

«Hanno bussato alla porta. Tre poliziotti in divisa. Hanno chiesto di Halyna. Li ho fatti entrare e senza spiegarmi niente l’hanno portata via, davanti alle mie bambine, come una criminale. L’hanno rimpatriata in 24 ore senza darci la possibilità di spiegare, di difenderla. Sono venuti a prenderla in casa nostra». Via Monte di Dio, Napoli: la polizia va a cercare le colf casa per casa.

 

La famiglia di Halyna

A raccontare la storia di Halyna è la sua famiglia, Caterina Detoraki, suo marito Fabio Cozzolino e le loro bimbe di quattro e un anno. Una famiglia normale, due medici, lui odontoiatra, lei allergologa, con una tata ucraina. “Non una tata qualunque — spiega Caterina Detoraki — una persona di famiglia, una presenza importante per le mie figlie. Noi l’abbiamo regolarizzata, abbiamo chiesto per lei il permesso di soggiorno. Abbiamo fatto tutto in regola. In casa non c’era una clandestina, eppure è stata portata via con tre poliziotti e una volante”. Una famiglia che nel giro di 24 ore ha la vita sottosopra.

Fabio e Caterina Cozzolino mostrano il decreto di espulsione, l’unica cosa che è rimasta di Halyna. Un foglio con la firma del questore Giuffrè. Dal decreto si ricostruisce cosa è accaduto.

Halyna Haran

Halyna

Halyna, nata 42 anni fa a Ternopil, in Ucraina, nel 2000 arriva in Italia. È clandestina. A Potenza, dove lavora come collaboratrice domestica, la polizia la trova senza documenti. Viene espulsa. È il 13 maggio di 9 anni fa. Halyna decide di rischiare, non lascia l’Italia. In Ucraina ha una famiglia da mantenere e ha bisogno di soldi. Ha anche un marito, ma ha chiesto il divorzio. Rimane in Italia per 7 anni come clandestina. Da Potenza arriva a Napoli. Qui incontra la famiglia Cozzolino, che la accoglie, ma seguendo la strada della legalità. È il 2007. “Prima di fare entrare Halyna in casa chiediamo di regolarizzarla — spiega Caterina — Ci spiegano che Halyna deve tornare in patria e, poi, noi la dobbiamo richiamare, assumere e pagare i contributi. Seguiamo le indicazioni”. Halyna il 27 marzo 2007 si presenta a Capodichino. Si autodenuncia e rivela che ha un provvedimento di espulsione della questura di Potenza che risale al 2000. Vuole fare le cose per bene questa volta, vuole ritornare in Italia da regolare. Nel frattempo ha anche divorziato dal marito ed è tornata una donna libera. E qui c’è l’inghippo burocratico.

Il Viaggio

Halyna parte dall’Italia con un passaporto a nome di Halyna Kucher: ha ancora il cognome del marito (“come si usa in Russia” spiega Caterina Detoraki). Ma quando fa le pratiche per tornare in Italia sul nuovo passaporto c’è scritto Halyna Haran: il suo cognome da ragazza. Per il commissariato San Ferdinando si tratta di rientro arbitrario nel territorio dello Stato. Halyna cambiando cognome avrebbe eluso i controlli sul vecchio decreto di espulsione. A inchiodarla le impronte digitali prese il 7 maggio in questura proprio per la domanda di permesso di soggiorno. “Abbiamo seguito noi tutta la pratica per l’assunzione — dicono Caterina e Fabio Cozzolino — Nessuno voleva dare una falsa identità. Ci hanno chiesto come si chiamava e abbiamo dato nome e cognome. Il cognome del marito non risultava più sui documenti perché ha divorziato”. Caterina Detoraki non dorme da due notti (Halyna è stata portata via mercoledì) e le sue bimbe, Marianna ed Elisa chiedono in continuazione della tata. Nuccia Quarto, la nonna, è la più arrabbiata: “I nazisti andavano a cercare gli ebrei casa per casa. Sono venuti in casa nostra e non ci hanno dato il tempo di fare niente. Stanata come una criminale. La nuova legge del ministro Maroni non é stata ancora approvata. Al governo si parla di una sanatoria per colf e badanti, ma qualcosa è cambiato: l’atmosfera. Ora la polizia bussa alle porte dei napoletani a caccia degli immigrati e sconvolge la vita di un’intera famiglia. C’era un errore nella domanda? Bene, ditecelo e lo correggiamo, paghiamo una multa, ma non trattate la nostra Halyna come una criminale”. Anche con un decreto di espulsione, infatti, si può tornare in Italia, basta un’autorizzazione del ministero dell’Interno.

“Il nostro angelo”

“Halyna era il nostro angelo. Cosa dobbiamo fare ora per riaverla. Qual è la procedura?”, chiedono a casa Cozzolino. In calce al decreto di espulsione si avverte che c’è la possibilità di fare ricorso. “Lo farò — dice Raimondo Librino, il compagno di Halyna — Ma la faranno tornare? Io vedo ancora il suo viso dietro il finestrino della volante, dopo che ha passato la notte in commissariato e sento in testa le sue ultime parole: “Raimondo, avevo un lavoro, una nuova famiglia. Ho chiesto il permesso di soggiorno e ho pagato i contributi. Che ho fatto? Qual è il mio reato? Io volevo solo lavorare e vivere in Italia, con le bimbe e la mia nuova famiglia. Perché mi fanno questo? Perché così?””.

L’articolo è uscito oggi su Repubblica.

Halyna, mercoledì sera, è stata portata in commissariato. Quindi in questura, dove è stata fotosegnalata. Poi al centro per l’immigrazione in via Galileo Feraris. Qui, dopo ore di attesa è arrivato il magistrato di turno. L’ha guardata in faccia. Halyna è una donna dai tratti gentili, gli occhi azzurri, i capelli lisci lisci e biondi. L’ha guardata in faccia e ha deciso che era una criminale. Ha emesso un provvedimento di espulsione immediato. Halyna è stata riaccompagnata in commissariato, dove ha trascorso la notte, dormendo su un divano, guardata a vista da due agenti. La mattina dopo su un’auto della polizia è stata accompagnata a Roma e imbarcata su un aereo per Kiev. Arrivata all’aeroporto ha dovuto aspettare ore. Da sola. Alle 4,30 di notte, ha preso un treno per tornare in quella casa a Ternopil, da cui era partita nove anni fa e dove l’aspettava sua figlia, che va all’università grazie ai soldi che la mamma le spediva dall’Italia.
Due vite sospese in Ucraina. Due donne che guardano avanti e, ora, dopo anni di paura, sacrifici e speranze, vedono il niente.
Una famiglia sospesa a Napoli.

Halyna non è più a casa con noi

Halyna è una tata, ma ora dà la buona notte Marianna e Elisa con skype, perché le mancano e lei manca a loro. Perché c’era un legame.

Quanta solerzia. Quanti soldi spesi e uomini impegnati. Quanta energia per questa “pericolosa criminale”.

Chi lo spiega a Marianna ed Elisa, che la tata è stata cacciata solo perchè aveva due cognomi (uno da sposata e uno da donna libera) e nei file del ministero dell’Interno il “fascicolo Halyna” è finito automaticamente e ciecamente tra quelli da “espellere subito”, perché bisogna fare numero e non importa capire cosa è successo o chi è Halyna?

Chi lo spiega a Marianna e ad Elisa che in Italia soffia il vento dell’intolleranza? Che quello che è successo ad Halyna chi ci governa lo chiama giustizia e una parte dell’Italia lo chiama sicurezza?

1 Comment
  • Anonymous
    Lug 29,2009 at 10:36

    teniamo vivo il fuoco sotto questo argomento per Halyna e per tante altre donne che senza il lavoro in Italia sono condannate nel loro paese alla fane ad alla morte civile. Grazie Cristina!
    Paola

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