sotto l'albero di Voltapagina

Difficile scegliere cosa regalare e cosa augurare in questi giorni di frenesia collettiva, dove tutto rischia di essere scontato. Io scelgo gli amici.
Oggi un post speciale, per ringraziare chi da un anno, ogni giorno, mi segue on line. Oggi non scrivo io. Ma loro, cioè voi ...(anche chi non ho trovato via mail e vorrà lasciare un regalo e un pensiero nei commenti).
Ho chiesto a ciascuno tre regali da mettere sotto l’albero di Voltapagina per questo Natale.
Ecco le risposte: Auguri a tutti e buon Natale.


VINCENZO MORETTI
1. Enakapata. Perché l'ho scritto con Luca. E perché me lo hai chiesto tu :-)
2. Londra. Perché ci andrò con Riccardo. E perché non ci sono mai stato.
3. Mens sana e corpore sano per tutte le persone a cui voglio bene. Perché possano realizzare i loro sogni. E perché come diceva papà i soldi sono la cosa più sporca, zozza e lurida che esiste al mondo.


LAURA SIVO
1. empatia.
2. condivisione, nel bene e nel male, senza se e senza ma, senza percome e senza perché


ANNALISA MARONI
1 Libertà. Il bene più prezioso che abbiamo, anche se spesso non ce ne rendiamo conto.
2. Amore. In tutte le sue forme e le sue manifestazioni.
3. Parole. Da spendere e da ricevere, che siano sempre vere e sincere.


ADRIANO ZANNI

Ma cosa intendi per mettere sotto l'abero...non mi e' chiarissimo se intendi ..ricevere o donare....comunque sia...non cambia molto
Eccole:
1. Il Teletrasporto: teletrasporto al popolo. Il mio sogno più grande in assoluto...la possibilita' di trasferirmi ovunque in una frazione di secondo e la possibilità di poter rientrare alla medesima velocità.
In un mondo ideale dovrebbe essere un diritto :)
2. Tempo. Le cose migliori sono quelle fatte lentamente. Vorrei ricevere e donare a tutti il più prezioso dei doni. Tempo, la possibilità di fare le cose che ci appassionano senza fretta alcuna e senza scadenze...godere della vita senza frenesie e a ritmi sostenibili.
3. Sogni. Nonostante tutto nessuno può impedirci di sognare.


VINCENZO FEDERICO

Ok, ci provo...
1. Bicicletta: così riscopriamo un modo eccitante e al contempo piacevole di andare in giro, con la possibilità di gustarci il percorso, e senza produrre danni per l'ambiente.
2. Un E-book reader: per gestire i voluminosi e pesanti testi di aggiornamento professionale (e chi ha avuto a che fare coi tomi informatici sa di che parlo) e nel contempo avere sempre qualcosa da leggere di leggero/trastullo. Certo la carta ha un altro fascino, ma la comodità nello zaino vince. Il libro resta a casa sul comodino : )
3. Uno zaino Voltronics, per contenere il mio mondo e ricaricarmi i gadget con il pannello solare incluso.
... che dire... Nerd Power o Geek Power :D

ALESSIO STRAZZULLO
1. Storie. Tante, belle, scritte, dette, inventate, vere. Ancora ed ancora nella mia vita e nella vita delle persone che le amano.
2. Cambiamento. Nella mia vita, per continuare a migliorare ed avvicinarmi sempre di più a quello che voglio essere. Per il mondo intero, perché serve una sterzata. Per quelli che amo, che apprezzo e mi stanno simpatici.
3. Capacità di scovare la bellezza. Riuscire sempre a trovare la bellezza. Anche nascosta.
(Diciamo che quest'ultimo se la gioca con il terzo scudetto del Napoli. Solo che se metto lo scudetto del Napoli e non la capacità di scovare la bellezza, prima che il Napoli vinca lo scudetto, non solo devo intossicarmi una decina d'anni, ma devo pure sopportare l'incapacità di riconoscere la bellezza nella sconfitta.)
Un bacione a tutti.


ALESSANDRA BUCCHERI

Devo pensare in grande?
1. Il mare. Perché è fonte di vita (e di cibo, salute, gioia).
2. I computer e internet. Per la diffusione delle idee, della conoscenza, delle informazioni senza censura.
3. (Almeno un) genitore per ogni bambino del mondo.Baci e auguri a tutti!



Voltapagina va in vacanza. Ci ritroviamo con il nuovo anno.

lady d e i regali di natale

"Come promesso, sono corsa a casa ad aprire il tuo regalo di Natale anche se il 25 è tra due settimane. Non potevo resistere alla tentazione di aprire il mio regalo, i pacchi di ogni forma e dimensioni non sono mai stati al sicuro con me e temo che William abbia preso questa brutta abitudine da sua madre, dato che continuo a trovare carta da pacco nei posti più incredibili".

14 dicembre 1985, Lady Diana

L'impazienza. La gioia bambina. Una sorpresa da scarta prima del tempo. La golosità. Il Natale.

Aung San Suu Kyi, accettato il ricorso contro la condanna

La Corte Suprema della Birmania ha ricevuto oggi e accettato di discutere il ricorso in appello della dissidente Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace nel 1991, contro la condanna a 18 mesi di arresti domiciliari inflittale in primo grado per aver violato le leggi sulla sicurezza.
Non è stata fissata una data per l'udienza. Ma l'avvocato di Suu Kyi , Nyan Win, si è detto certo che presenterà il caso in aula entro un mese.

Lo scorso agosto la leader politica era stata condannata inizialmente a tre anni di reclusione e ai lavori forzati per aver ospitato per due giorni un americano, John Yettaw, che aveva raggiunto a nuoto la sua residenza ed era stato da lei ospitato. Secondo la sentenza Suu Kyi, che ha trascorso buona parte degli ultimi 19 anni fra carcere e arresti domiciliari, oltre ad aver violato i termini degli arresti domiciliari, non aveva protetto il Paese da un "elemento sovversivo". La sentenza è stata poi immediatamente commutata in un supplemento di pena di 18 mesi di arresti domiciliari, come segno di rispetto nei confronti del padre, il generale Aung San, eroe dell'indipendenza.

Gli avvocati di Suu Kyi si sono opposti alla sentenza, contestando il fatto che la legge in base alla quale è stata condannata è stata di fatto abrogata insieme alla Costituzione del 1974, modificata lo scorso anno.

i rami della tua assenza

Amare per tutta una vita. E non riuscire a liberarsi di questo amore, fino a temere la follia, quando la morte nega la carne, il tempo, la condivisione. E amare per 113 pagine. Amare in versi. Senza più paura di se stessi. Amare esplorando fino all’ultima piega il dolore, cercando con paura e ostinazione senso tra i grani duri della separazione quotidiana. Amare ancora. Oltre l’assenza. Amare perché è l’ultima prova che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, perchè quando piove "le stesse gocce cadono sul mio corpo e sull'assenza del tuo".

I libri viaggiano e arrivano. Arrivano per le strade più impensate. “I rami della tua assenza” di Guido Stabile (Arte&lavoro, 8 euro) è arrivato in un giorno di pioggia, vicino a un tè bollente e per mani di un amico, Vincenzo Moretti.
Vincenzo aveva tre copie dei “Rami della tua assenza”. Una era per me. Mi era stata destinata.

Oggi sono entrata nel mondo di Franca (rupe di segreta dolcezza) e nel cuore spaurito di Guido, che cerca nell’inganno della poesia un appiglio per continuare, e mi sono persa tra i loro libri, le domeniche, il rumore del ferro da stiro, la pasta pomodoro e basilico, la scelta del film, i piedi scalzi, un cavallo a dondolo e insetti mitici come la Veta (una specie di cavalletta, già esistente ai tempi dei dinosauri, che ha resistito all'estinzione per una caratteristica comportamentale: non aggredisce e non si difende).

Vi regalo
Notte di Natale, Chuva de Anjos

Zuppa di castagne, radicchio rosso e dolore,
vino bianco e nostalgia, frutta secca e cuore stanco.
La solitaria tavola è apparecchiata,
è pur sempre la cena della Vigilia.
Accendo le candele sull’albero,
una Chuva de Anjos scuote i rami della tua assenza.
Una pioggia di angeli annega la tristezza,
sono notti, avvolgenti e calde,
cadono sul bavero e sulle maniche della mia giacca.
Notti di Natale...

verso l'ovunque...


Il maltempo ferma la Frecciarossa. Soppresso stamattina il mio treno super veloce Roma-Napoli delle 9. Mi astengo dai commenti. Bastano quelli pubblicati oggi da Repubblica sulla “Falsa partenza per il Frecciarossa” e quelli dei consumatori sui prezzi improponibili applicati ai nuovi treni.

Avevo fretta stamattina. Volevo essere a Napoli presto, perciò avevo scelto la nuova linea veloce, la linea delle meraviglie (inaugurata solo il 13 dicembre). Per fortuna, però, grazie a un cambio al volo sono riuscita a salire sul "551" delle 9.20...un caro vecchio Intercity, treno senza tempo... con i bagni fuori uso, le tendine rubate, la puzza di freni, i finestrini bloccati e il riscaldamento rotto (si gelava), pieno come un uovo (perché ha dovuto sopportare i viaggiatori del treno superveloce appena soppresso) e soprattutto pieno di gente isterica e poco abituata a viaggiare sui treni senza tempo...gente che ha protestato, gridato, minacciato...senza mai alzare lo sguardo e guardare fuori dal finestrino...dove la pioggia e il sole si sono sfidati...e nella lotta hanno creato un mondo di ombre e di luci...e il mio treno (solo il mio) ha cominciato a viaggiare verso l’ovunque...

l'eleganza

"Ma anche se è solo fino a domani, perchè trascurare l'eleganza?"
da "Amore" (Adelphi, 118 pagine 9 euro), Inoue Yasushi

Letto quest'estate nel tratto di strada Kyoto-Narita e ritrovato oggi... giorno di sole, dopo lunghi giorni di pioggia... giorno in cui cerco l'eleganza dell'anima.

il tempo del coraggio

"A volte bisogna avere il coraggio di rischiare... di condividere".

(da "Il mio amico Eric", Ken Loach).

Ogni volta che si ha il coraggio di condividere si rischia...si rischia di perdere una parte di sè.
Ho sempre rischiato. E ho perso tante parti di me in questi anni. Ad ogni perdita è seguito il tempo. E dopo il tempo è tornato il coraggio della condivisione....e il conto è andato sempre a mio favore, anche se il mio animo grondava sangue e sapevo che la parte appena persa sarebbe stata sostituita da una cicatrice a filo spesso, senza più sensibilità, ogni volta ho trovato nuove parti di me e soprattutto ho trovato altri... ho trovato contatto, scoperta, nuova forza. E la condivisione è sempre stata una rischiosa... conquista.

Aung San Suu Kyi, svecchiamo i ranghi del Ndl

Aung San Suu Kyi oggi è stata portata dalla sua residenza di Rangoon in una foresteria statale, dove si è intrattenuta per tre quarti d'ora con lo stato maggiore del NLD (Lega nazionale per la democrazia): il presidente Aung Shwe, il segretario U Lwin e Lun Tin. Dopo essersi inginocchiata davanti ai tre uomini, rispettivamente di 91, 86 e 88 anni, Suu Kyi li ha informati del suo progetto di riorganizzare e svecchiare il comitato esecutivo del partito, attualmente composto da 11 membri, di cui nove oltre gli 80 anni.
Il permesso - reso necessario dal tradizionale rispetto verso i più anziani in Birmania - è stato concesso, e al termine del colloquio la donna è stata riportata agli arresti domiciliari, a cui è stata costretta per 14 degli ultimi 20 anni; "L'abbiamo trovata un pò dimagrita", ha detto U Lwin, che come i due colleghi non incontrava con Suu Kyi dal gennaio 2008.

Non è chiaro - spiegano le agenzie internazionali - se nel colloquio si sia discusso se partecipare o meno alle elezioni del 2010, imposte dalla giunta come ultima tappa della "road map verso democrazia", con varie disposizioni che assicurano ai generali un ruolo prominente a prescindere dall'esito del voto.

Alessandro Ursic dell'Ansa, scrive da Bangkok: "La sclerotizzazione dei vertici del NLD è un problema dibattuto da tempo tra i movimenti democratici birmani in esilio. Dal 1990, quando il partito trionfò - senza poter mai governare - nelle ultime elezioni tenutesi nel Paese, la dirigenza è sempre la stessa. Al contrario della giunta, guidata da generali anziani ma lentamente integrata da cinquantenni emersi dai ranghi, nel NLD le forze nuove sono quasi completamente assenti. E se sulla vitalità del partito pesano sicuramente le continue restrizioni imposte dai militari all'attività politica, la gerontocrazia al suo interno è sempre più criticata da una dinamica galassia di gruppi di opposizione. Tuttavia, il partito di Suu Kyi è l'unico dotato di una macchina organizzativa collaudata".

L'incontro di oggi era stato richiesto dal premio Nobel in una lettera del mese scorso a Than Shwe, numero uno del regime: la domanda di avere un faccia a faccia con il generalissimo, invece, è rimasta senza risposta. La nuova atmosfera di cauta collaborazione tra giunta e opposizione, iniziata in coincidenza del cambio di approccio degli Usa verso la Birmania, sembra però proseguire. E la Corte Suprema ha recentemente accettato di discutere la richiesta di appello di Suu Kyi, condannata in agosto ad altri 18 mesi di arresti domiciliari per aver ospitato un intruso americano; finora, altri due tentativi della difesa erano stati stroncati sul nascere. Le udienze iniziano lunedì prossimo.

libri sotto l'albero di natale...ancora

Continuano ad arrivare libri o meglio consigli di libri per i regali di Natale... consigli d'autore:

Andrea Cotti

Scrittore e sceneggiatore, autore di Un gioco da ragazze (ripubblicazione Oscar Mondadori, 2008), della sceneggiatura di due episodi dell'Ispettore Coliandro e del recentissimo film "Mar piccolo"(tratto dal suo romanzo "Stupido").
Carne e Sangue di Micheal Cunnigham... perché è semplicemente il più bel romanzo che io abbia mai letto (^_^)

Patrick Fogli
Scrittore bolognese, ha pubblicato per Piemme il thriller L'ultima estate di innocenza e il romanzo Il tempo infranto.
Visto che Andrea mi ha rubato Cunningham (avrei detto "una casa alla fine del mondo") vado su Arturo Perez Reverte e "Il pittore di battaglie".

Valerio Varesi
Scrittore e autore del personaggio seriale del commissario Soneri (della serie tv Nebbie e delitti). E' in libreria con il suo ultimo romanzo "Il commissario Soneri e la mano di Dio".
Scelgo uno degli autori che mi hanno impressionato di più nell'ultimo anno: Sebald e il suo "Austerlitz".

Vincenzo Ajello
Giornalista, critico letterario per il Mattino e blogger.
"Il grido del gatto" di Sergio Saggese (Edizioni Boopen) perché le schegge dei padri sono dentro di noi e solo facendoci i conti possiamo capirci e, magari, scegliere altro nella vita.

Riccardo Brun

Giornalista, scrittore e sceneggiatore napoletano, è tra gli autori del "La ferita" (racconti per le vittime innocenti di camorra), pubblicato da Ad Est dell'Equatore.
Il Demone, di Alan D. Altieri. Monumentale e epico romanzo sulla guerra dei trent'anni.

Andrea Cotti
...sempre lui...
Faccio il bis indicando un romanzo italiano: "Nel nome del padre" di Gianni Biondillo, bellissimo, da spaccacuore....

Elisabetta Bucciarelli

Scrittrice, sceneggiatrice per il teatro, giornalista freelance, in libreria con "Io ti perdono" (Kowalski e Colorado Noir), finalista al Courmayeur Noir festival 2009.
Marcello Fois, Stirpe, Einaudi. Lo stile e la lingua insieme alla storia. Buon Natale a tutti. già che ci siamo :)

Alessandro Berselli
Scrittore bolognese, in libreria con Cattivo (Perdisa, Babele Suite)

DOPPIO SOGNO di Schnitzler - perchè è un monumento di letteratura decadente e psicologica racchiuso in centotrentuno piccole pagine (Adelphi).

Patrizia Rinaldi
Scrittrice napoletana, in questo momento in libreria con due titoli: "Blanca", giallo pubblicato con Dario Flaccovio e "Piano forte", romanzo per ragazzi firmato Sinnos.
Il fucile da caccia di Yasushi, perchè è un classico che mi lega a te.

Paola Pioppi
Giornalista, blogger ed esperta di letteratura gialla e noir.
"Il mio libro è La maledetta di Marc Pastor. Un nuovo punto di vista sul noir, per una storia che ho trovato molto appassionante."

libri sotto l'albero di natale

Questo Natale la mia famiglia ha deciso di non celebrare il rito dei "pacchi". Niente regali. Tutti i soldi che avremmo speso per i nostri regali andranno ai bimbi di una casa famiglia di Taranto per cui mia cugina fa la volontaria. La decisione è stata unanime. Rimane però la voglia di scambiarsi gli auguri, di dire: "ti penso", ti voglio bene" e per questo ci sono i libri.
Ed ecco che in mio aiuto arrivano gli amici. Scrittori che consigliano libri. Un'idea da ciascuno per un libro d'autore da mettere sotto l'albero.
Ho lanciato l'sos stamattina via Facebook, ed ecco le prime risposte.


Giovanni Pannacci
Scrive per il teatro, la pubblicità e il web. Suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie, in Italia e all’estero. Per Giulio Perrone Editore ha curato la raccolta antologica Da dove vengo io, con la postfazione di Barbara Alberti. Nel 2009 ha “conversato” con Paolo Poli per la stesura della autobiografia di quest’ultimo dal titolo Siamo tutte delle gran bugiarde
.
Consiglio un bel romanzo "leggero" a cominciare dal titolo: "Respiro", di Tim Winton, Neri Pozza Bloom.

Eliselle,
Blogger e scrittrice, autrice di "Fidanzato in affitto"propone:
"Non dire madre" di Dora Albanese, per la scrittura potente e per la distruzione che opera della retorica della maternità

Diana Lama
napoletana, medico e autrice di gialli. Tra le sue ultime pubblicazioni "Per due voci sole", racconto nell'antologia "Alle signore piace il nero", Sperling & Kupfer è per:
"Il Suggeritore", di Donato Carrisi (mi è piaciuto molto)

Marilù Oliva:
bolognese, insegnante di lettere, scrittrice di saggi e narratica, appena uscita in libreria con il suo primo romanzo "Repetita":
Io di solito a Natale ne approfitto per rileggermi un classico. Quest'anno sarà Seneca, De brevitate vitae. Perché dopo averlo letto la vita sembra più lunga!

Simonetta Santamaria:
autrice napoletana, esperta di vampiri, in libreria con "Vampiri, da dracula a Twilight" (Gremese 2009), il primo non-saggio sulle più affascinanti e temute creature della notte:
Mi rifiuto di segnalare autori stranieri, eccheccacchio, vanno avanti sempre loro... E siccome io preferisco regalare i "nostri" libri, ti dico "SCUORNO" di Francesco Durante: un libro finalmente obiettivo su Napoli, senza falsi buonismi o plateali j'accuse; il punto di vista di chi ha deciso di restare e prendersi il buono e il cattivo di una città già abbastanza martirizzata dalla letteratura e dai media. ;)"

Giancarlo Marino
Scrittore e docente di scrittura. E' membro della compagnia di scrittura Homo Scrivens del cui sito è redattore, dirige con Aldo Putignano la Bottega della Scrittura, il laboratorio di scrittura di Homo Scrivens. E' editore de "L'Eco di Cassandra", testata universitaria dell'Ateneo Federico II di Napoli ed è autore del racconto lungo "La parabola dei ciechi" (Cento Autori 2008).
Consiglio anch'io un classico: stavolta moderno, però: "Per chi suona la campana", di Hemingway Ernest pubblicato da Mondadori nella collana Oscar scrittori moderni.

Enzo
Lettore affamato e anima di Corpifreddi:
Suggerisco l'acquisto per lettura personale o per regalo natalizio, de: "I Cariolanti" di Sacha Naspini.


(continua)

la materia dei sogni

"Nonna di che materia sono fatti i sogni?"
"Titina, i sogni sono fatti di carne e di sangue".
"Come nonna, di carne?"
È arrivato il primo inverno. Il cielo nero si gonfia all’orizzonte. Annuncia pioggia e freddo. Corrono le nuvole. E Titina e la nonna guardano il cielo dal caldo della cucina.
“I sogni non li possiamo controllare, ma nascono da noi, sono parte di noi... ecco perché sono fatti di carne e di sangue. Sono le nostre speranze, i desideri inconfessabili, gli incubi più nascosti del nostro animo”
"Io avrei detto che sono fatti di zucchero e di cotone”.
“Ci sono tanti sogni Titina mia”
“A me piace sognare”.
“E’ bello sognare. E' un viaggio dentro di noi, un viaggio non autorizzato. E tu piccina mia hai ancora il cuore di zucchero e cotone”
“E tu nonna?”
“Io?”
“Sì”
“Cotone ricamato, con ricami strazianti e bellissimi, ricami fitti, che cominciano a rubarsi lo spazio l’un l’altro”.
Nonna, sembri aver paura dei sogni”
“A volte”
“Perché?”
“Perché ho paura dell’animo umano. Anche del mio, piccina”.
“Nonna d’inverno mi piace di più dormire e sognare. Io non ho paura, mi piace la strana materia dei sogni...”.

il paese delle prugne verdi

L’ho letto con calma. Nei momenti di silenzio. Non è un libro che si può consumare. Bisogna assaggiarlo con cautela e lentamente assaporarne la lingua, l’atmosfera, il racconto. Perché se non si trova il tempo giusto è un libro che ti respinge. L’incedere delle frasi è spigoloso, spezzettato, ossessivo. La narrazione ti sbalza lontano con i suoi salti temporali e il cambio continuo di registro narrativo. Prima-terza persona. Atmosfere senza nessun preciso punto di riferimento spaziale.
È un libro che può diventare alienante, nella precisione minuziosa delle parole scelte e cesellate l’una nell’altra, straniante nelle metafore e nella lingua usata. E se non hai il tempo, ti perdi e lo odi.
Parlo del Paese delle Prugne verdi (edizione Keller, 254 pagine 16 euro) di Herta Muller, premio Nobel per la letteratura 2009.

Ho comunicato a leggerlo non conoscendo lei né la storia dei rumeni di lingua tedesca. Sono entrata nel mondo di Herta Muller con la melodia delle canzoni di Edgard, Kurt e Georg:

Ognuno aveva un amico in ogni pezzetto di nuvola
Così è infatti con gli amici dove il mondo è pieno di terrore
Anche mia madre diceva è del tutto normale
Non mettere in discussione gli amici
Pensa a cose più serie
.

E mi sono immersa, senza fare resistenza nei pensieri di fuga, nel Danubio da attraversare, in acque e terre straniere che diventano nuova vita e all ostesso tempo fuga e sconfitta. Mi sono persa tra barbieri e sarte e tra piccoli oggetti quotidiani (forbici, filo, bottoni….ferri da stiro…), ho cominciato a notare i capelli caduti per caso tra le pagine del libro, ho fatto miei i piccoli riti apparentemente senza senso (“Non bisogna mangiare prugne verdi — ripeteva il padre alla bambina — il nocciolo è ancora tenero e s’ingoia la morte”) e ho ricostruito il passato (genitori e nonni nelle SS) che pesa sul presente e il presene che diventa sospetto e in cui anche l’odore soave dei delle malve, dei digitali, dei vilucchi è l’odore della paura.

Poiché avevamo paura, Edgar Kurt, Georg e io stavamo insieme ogni giorno. Stavamo seduti al tavolo, ma la paura rimaneva isolata in ogni testa, così come ce la portavamo dietro quando ci incontravamo. Ridevamo molto, per nasconderla gli uni agli altri. Perché la paura svicola. Quando si domina il proprio volto, sguscia fuori nella voce. Se riesci a tenere in pugno il volto e la voce come se fossero un pezzo inanimato, sfugge persino dalle dita. Trapassa la pelle. Gira libera, la si vede negli oggetti che stanno nelle vicinanze.

Ecco, per amare il Paese delle prugne verdi bisogna raccogliere la paura che svicola e sentirla sotto la propria pelle, tra le dita, mista a un senso di isolamento senza vie di fuga. Bisogna abbandonarsi non alle frasi, non al racconto, che quasi non c’è ma alla paura, all’impotenza, alla poesia, che “incita alla fuga”, come dice il capitano Pjele.
Per amare il Paese delle prugne verdi quando si viaggia in autobus bisogna tenere la testa china, e osservare la strada attraverso il pavimento rotto, bisogna bere il sangue del mattatoio, stare attenti a non scambiare l’acqua delle pozzanghere per nuvole e essere consapevoli di non avere nulla all’infuori di se stessi.
Ho amato il Paese delle prugne verdi, che mi ha tenuto compagnia per tutto il mese di novembre. E ora rileggo con ancora più lentezza le frasi sottolineate e le pagine segnate con una virgola a matita e vedo le prugne verdi nelle mani delle guardie che diventano nere come il cielo.


A libro ultimato (per non perdere la forza della scoperta) grazie a «Un incontro italiano» (intervista a Herta Muller di Gabriella Lepore, Avagliano Editore), invece, ho scoperto la vita e la storia del Banato, regione di confine (proprio come le storie narrate dalla Muller), l’allineamento della minoranza tedesca al nazismo durante la fine della II guerra mondiale e la successiva condanna per «colpa collettiva» per i rumeno-tedeschi prima con la Repubblica Socialista Rumena (1947) e poi con Nicolae Ceausescu (1965 e soprattutto 1974-1975), che mirava a costituire la Nazione romena omogenea e socialista.
E ho ricostruito la vita di Herta Muller , che alla fine degli anni ‘70 ancora non vive di sola scrittura, ma fa anche la maestra d’asilo e la traduttrice presso un’azienda e che nel 1980 viene sospesa dal servizio, poiché si rifiuta di collaborare con i servizi segreti. “Un destino comune — ricostruisce la Lepore — a molti intellettuali, gli stessi amici di Muller, cui fu vietato di lavorare e pubblicare libri». La Lepore definisce i romanzi della Muller «romanzi d’amore e d’esilio, di freddo e di dolore, di censura e dittatura, di miseria e di guerra, di emarginazione e di amicizia» e spiega (grazie al filtro dell’ex marito della Muller, Richard Wagner) perché il Nobel che tutti hanno definito inaspettato è stato dato a questa scrittrice senza patria (“donna delicata, anche se molto rigorosa, animo gentile con carattere d’acciaio”): “Una scrittrice come lei è stata insignita del Nobel proprio ora...perché siamo a vent’anni dalla fine del comunismo e della caduta del Muro”. Insomma come per Obama, un Nobel “simbolo”.

piazza fontana, attentato imminente

Dodici dicembre mancano tredici giorni a Natale.
E' quasi sera ma Milano è illuminata a giorno.
I grandi magazzini sono sfavillanti.
Le compere e gli acquisti.
Le luminarie addobbano il centro.
Migliaia di persone stipate in pochi metri tra corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo e piazza San Babila, vanno su e giù , osservando le vetrine.
Ci sono gli zampognari e i venditori di caldarroste.
Ai Bar del Barba e Haiti servono espressi in continuazione, cinquanta lire a tazza.
La gente transita nei pressi del Teatro alla Scala.
Rappresentano "Il Barbiere di Siviglia".
C'è ressa davanti al rivoli per "Un uomo da marciapiede" e all'Excelsior" per "Nell'anno del Signore".
Il freddo entra nelle ossa.
Tutti noi italiani ci sentiamo felici, immortali, allegri, innocenti
.

Potrebbe essere oggi, peccato che ho dimenticato di scrivere che questo è il 12 dicembre del 1969. Oggi sono passati quarant'anni da quel giorno:

A un tratto un forte e dirompente boato rompe quella strana ubriacatura invernale. Giunge dalla banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana.
Diciassette morti, ottantotto feriti.
Alle 16.37 siamo già vecchi.
Un'altra bomba viene collocata nella sede della Banca Commerciale di Milano. Possiede le stesse caratteristiche della prima ma non scoppia.
Altri ordigni vengono piazzati nel passaggio sotterraneo della Banca nazionale del lavoro a Roma. tredici feriti.
Bombe di elevata potenza colpiscono l'Altare della patria e l'ingresso del museo del Risorgimento a Roma. Quattro feriti.
Gli inquirenti indirizzano le indagini verso gli anarchici. Ottanta fermati ed arrestati.
Tra loro ci sono il ferroviere Giuseppe Pinelli e il ballerino Pietro Valpreda.
La notte tra il 15 e i l16 dicembre 1969, Pino Pinelli cade dal quarto piano della Questura di Milano, durante un interrogatorio.
Anni dopo i giudici scriveranno che Pinelli è stato colpito da un malore attivo.
Valpreda viene rinchiuso in carcere fino al 1972.
Innocente.
La pista anarchica viene suggerita e orchestrata dall'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno per depistare le inchieste.
Passano gli anni e la magistratura imbocca la pista giusta.
Le valigette che contenevano l'esplosivo del '69 sono state acquistate da Franco Freda e Giovanni Ventura, fascisti di Padova.
Emerge un piano che deve sfociare in un tentativo di colpo di Stato militare.
Come è andata a finire?
Trenta giugno 2001, Corte d'Assise di Milano. Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni condannati all'ergastolo.Tre anni a Stefano Tringali, militante di Ordine nuovo, per favoreggiamento nei confronti di Zorzi. Non luogo a procedere per Carlo Digilio.
Dodici marzo 2004.
La Corte D'Assise D'appello di Milano assolve Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, per insufficienza di prove, Giancarlo Rognoni, per non aver commesso il fatto, e riduce da tre anni ad uno la pena di Stefano Tringali con la sospensione condizionale e la non menzione della condanna.
Tre maggio 2005, il processo si chiude in Cassazione con la conferma delle assoluzioni degli imputati e l'obbligo, da parte dei parenti delle vittime, del pagamento delle spese processuali. I giudici compiono un vero capolavoro.
Ma resta una verità storica anche dalle sentenze di assoluzione.
La responsabilità di Franco Freda e Giovanni Ventura, ritenuti anche dalla Corte di Cassazione tra gli esecutori di piazza Fontana, anche se non più giudicabili dopo l' assoluzione definitiva del gennaio 1987.
Quella responsabilità che il commissario Pasquale Juliano aveva compreso pochi minuti dopo lo scoppio della bomba in piazza Fontana, che aveva intuito nelle ore concitate in cui il governo e i suoi apparati di intelligence deviavano le indagini verso la sinistra extraparlamentare, in particolare verso gli anarchici.
Da una parte dunque i neofascisti Franco Freda,Giovanni Ventura, il bidello Marco Pozzan, il fondatore di Ordine Nuovo Pino Rauti, l'uomo dei servizi segreti Giovanni Giannettini(l'agente z del sid), il capitano Antonio La Bruna, il generale Gianadelio Maletti.
Dall'altra ci sono coloro che si sono battuti in nome della verità, come i giudici Giancarlo Stiz, Gerardo D'Ambrosio, Emilio Alessandrini, il maresciallo Munari, e appunto il commissario Pasquale Juliano.


Su Pasquale Juliano è appena uscito un libro, "Attentato imminente" (Stampa alternativa) a firma di Simona Mammano e Antonella Beccaria e questa è l'introduzione di Daniele Biacchessi, che conclude così:

Fanno bene Antonella Beccaria e Simona Mammano a dedicare un libro a Juliano. È una bellissima figura. Era un commissario di servizio a Padova. Già nel luglio 1969, prima dell’esplosione di una decina di ordigni sui treni, mentre è in atto una evidente strategia della tensione per alzare il livello di scontro politico nel paese, Juliano intuisce i piani terroristici della destra eversiva soprattutto veneta.
Cerca di fermarli con inchieste, intercettazioni telefoniche, cerca di bloccare questa valanga che sta per cadere sulla democrazia italiana. E invece… E invece pressioni che partono da Padova e giungono a Roma, al Ministero degli Interni, fermano il lavoro del commissario Pasquale Juliano che viene trasferito a Ruvo di Puglia. Juliano così si vede distruggere una carriera e dieci anni di vita. Alla fine sarà assolto da tutte le accuse, ma soltanto nel maggio 1979.
Quella che leggerete è la storia di un servitore dello Stato, di un uomo perbene, di un abile e zelante investigatore giunto a un centimetro dalla verità sulla strategia della tensione. Il lato oscuro del potere lo ha fermato. Da quel momento sarebbero state colpite centinaia di persone, vittime innocenti. Dopo la fine delle inchieste di Juliano si sarebbe delineato il lungo filo nero che da piazza Fontana arriva alla stazione di Bologna, passando per le stragi di Peteano di Sagrado, Brescia, treno Italicus
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Per saperne di più andate sul blog di Simona Mammano.

perche' no a san giuseppe vesuviano

Oggi Perchè no è stato ospite al Festival del libro e della Scrittura di San Giuseppe Vesuviano. Un piccolo paese (e in questo momento tribolato)e un festival in crescita. Il direttore artistico Marzio Di Mezza io l'ho incrociato al Bookfestival di Pisa, esattamente due mesi fa. Lui era a caccia di "novità", io spacciavo Perchè no. Intesa perfetta,come quella di oggi, grazie anche alla presenza di Ottavio Lucarelli, collega, amico...e perchè no, non da ultimo presidente dell'ordine dei giornalisti della Campania.

non preoccupatevi, può andare sempre solo peggio

Le città si accendono di luci. E' Natale. Scattano gare di solidarietà e buonismo. Dopo l'8 dicembre è tutta una discesa zuccherosa verso il 25, quando si aprono i doni e si smonta il presepe. Bisogna essere ottimisti e felici.
Ma per fortuna si può andare al cinema e vedere l'ultimo film dei fratelli Coen, A Serious man, e sapere finalmente che non va tutto bene, che per quanto uno si impegni, creda, abbia fiducia, chieda consiglio...per quanto uno cambi prospettiva, la vita non ti riserva l'happy end....la realtà è che può sempre solo andare peggio, quindi meglio saperlo, attrezzarsi e (se si ha ancora forza) resistere. Inutile affannarsi tanto a cercare di migliorare la propria esistenza, perchè proprio quando sei lì lì ...quando ti sei impegnato per risolvere un problema, ecco il ghigno del destino e ...quel problema che assorbiva tutte le tue energie era solo un'inezia rispetto a quello che la vita ha progettato per te.
Cinico? No, il cinismo è altro. E' la consapevolezza che nè la razionalità (la fisica), nè il cuore (la fede) guidano le nostre esistenze, ma l'incertezza.
Ottimo film per Natale. Lo consiglio a tutti gli animi "corazzati". Si parte con la teoria del paradosso e si chiude con quella dell'indeterminazione.
Sono uscita dal cinema con una grande energia e una consapevolezza: "Tranquilla può solo andare peggio.... o forse meglio (ha tentato di sussurrare una vocina dentro di me), ma non ti affaticare troppo. Andrà!".

Ah... il film fa ridere. Non vi preoccupate. E' come la vita. Nessun dramma.

donne, con gli occhi dritti a puntare la vita

Donne. Lupanari (cioè tristi alberghi di Pompei ad ore, ma è il prezzo dei tempi). Sesso a pagamento (130 euro a prestazione). Prostitute che avevano cellulare di servizio, auto blu e segretaria.
Donne che non abbassano mai lo sguardo. Alle regole rispondono con un gesto: "vaffanculo". E gli occhi rimangono dritti, a puntare la vita.

Nota. La foto (perfetta) al momento dell'arresto scatattata dal fotrografo Fabio Esposito.

Aung SangSuu Kyi: accusata dal regime di essere "disonesta"

Aung Sang Suu Kyi si è incontrata per la terza volta in poche settimane con l'incaricato della giunta militare per i rapporti con la Premio Nobel per la Pace. Nulla è trapelato nell'incontro, durato 45 minuti nella foresteria del governo e avvenuto all'indomani della decisione della Corte Suprema di esaminare l'appello di Aung San Suu Kyi contro il prolungamento dei suoi arresti domiciliari. Nel giorno dell'incontro, però, e mentre crescono le aspettative per un suo eventuale ritorno in libertà, la giunta militare ha accusato di "disonestà" Aung San Suu Kyi: il regime ha utilizzato la stampa ufficiale per condannare la decisione di Suu Kyi di far filtrare all'esterno il contenuto di una delle lettere scritte al governo il 28 settembre (seguita da un colloquio con il ministro Aung Kyi il 7 ottobre) e l'11 novembre (al leader della giunta, generale Than Shwe, dicendosi disponibile a partecipare "alla costruzione del paese") per offrire la sua collaborazione nel convincere la comunità internazionale ad alleviare le sanzioni.
"Il governo sta accrescendo la cooperazione con le forze politiche e cercando di migliorare i rapporti con gli Stati Uniti - scrive 'La nuova luce del Myanmar'- le sue lettere suggeriscono la sua disonestà, perchè sono finalizzate a rovinare l'immagine del governo".
Una nota del Governo inoltre ricorda sui giornali locali che Suu Kyi e il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, da anni chiedono alla comunità internazionale di imporre nuove sanzioni alla Birmania.

Un piccolo riepilogo:

Quest'ultimo appuntamento giunge dopo che la settimana scorsa il capo della Corte Suprema del Myanmar ha accettato di ascoltare l'appello della difesa di Suu Kyi contro il prolungamento della detenzione della donna.
A inizio maggio John Yettaw, un mormone americano di 53 anni e' riuscito a nuotare fino all'abitazione della leader dell'opposizione birmana, situata sulle rive di un lago, violandone gli arresti domiciliari, e per questo la Suu Kyi è stata condannata ad ulteriori 18 mesi di reclusione.
La prima richiesta di appello, presentata agli inizi di ottobre, èstata rifiutata dalla Corte.
La leader è stata tenuta in carcere dal regime del Myanmar per 13 degli ultimi 19 anni, da quando i generali negarono il riconoscimento alla vittoria alle elezioni della Lega nazionale della democrazia (Nld) nel 1990
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Herta Muller, il discorso del Nobel a Stoccolma

HAI UN FAZZOLETTO, chiedeva la madre ogni mattina sul portone di casa, prima che io uscissi in strada. Non ne avevo. E poiché non ne avevo, tornavo di nuovo in camera e mi prendevo un fazzoletto. Ogni mattina non ne avevo, perché ogni mattina attendevo la domanda. Il fazzoletto era la prova che mia madre di mattina mi proteggeva. Nelle successive ore e faccende del giorno ero affidata a me stessa. La domanda hai un fazzoletto era una tenerezza indiretta. Una diretta sarebbe stata imbarazzante, una cosa simile era insolita presso i contadini. L´amore si è travestito da domanda. Solo così si lasciava dire in modo, con un tono perentorio come le fatiche del lavoro. Il fatto che la voce fosse brusca, enfatizzava ancor di più la tenerezza. Ogni mattina mi trovavo davanti al portone senza un fazzoletto e una seconda volta con un fazzoletto. Solo allora uscivo in strada, come se col fazzoletto ci fosse anche la madre.
E vent´anni dopo ero da sola per conto mio in città, a lungo, traduttrice in una fabbrica d´ingegneria meccanica. Mi alzavo alle cinque di mattina, alle sei e mezzo iniziava il lavoro. Al mattino sopra il cortile della fabbrica echeggiava l´inno dall´altoparlante. Nella pausa pranzo i cori operai. Ma gli operai, che sedevano a mangiare, avevano occhi vuoti come latta bianca, mani imbrattate d´olio, il loro cibo era avvolto nella carta da giornale.
Prima di mangiare il loro pezzetto di speck, grattavano via col coltello il marchio nero dalla crosta. Passarono due anni secondo la solita routine, un giorno uguale all´altro.
Il terzo anno era terminata la monotonia dei giorni. In una settimana venne per tre volte nel mio ufficio, di mattina presto, un uomo gigantesco dalle ossa grosse, dagli occhi blu sfavillanti, un colosso dei servizi segreti.
La prima volta m´insultò in piedi e se ne andò. La seconda volta si tolse la sua giacca a vento, l´appese alla chiave dell´armadio e si sedette. Quella mattina mi ero portata dei tulipani da casa e li sistemavo nel vaso. Lui mi osservò e mi lodò per la mia singolare conoscenza della natura umana. La sua voce era viscida. Mi era sospetta. Respinsi il complimento e affermai di conoscere bene i tulipani, ma non gli uomini. Allora disse malizioso di conoscere meglio me, di quanto io i tulipani. Poi si mise la giacca a vento sul braccio e se ne andò. La terza volta si sedette e io rimasi in piedi, perché aveva appoggiato la sua cartella sulla mia sedia. Non osai posarla sul pavimento. M´insultò dandomi dell´idiota, della pigra, della civetta, depravata tanto quanto una cagna randagia. Spinse i tulipani fin sul bordo del tavolo, in mezzo collocò un foglio bianco e una penna. Gridò: scrivere. Scrissi in piedi ciò che mi dettava: il mio nome con la data di nascita e l´indirizzo. Poi però, che indipendentemente dalla vicinanza di un amico e di un parente non rivelassi a nessuno che io... in quel momento arrivò la parola terribile: collaborez, che io collaboravo. Questa parola non la scrissi più. Posai la penna e andai alla finestra, guardai fuori la strada polverosa. Non era asfaltata, c´erano buche e case accidentate. Questo vicolo fatiscente si chiamava ancora Strada Gloriei, via della Gloria. Lungo via della Gloria sedeva un gatto su uno spoglio albero di gelso.
(...)
A casa, nella mia infanzia, c´era un cassetto per i fazzoletti.
Dentro, su due file, c´erano tre pile una dopo l´altra.
A sinistra i fazzoletti da uomo per il padre e il nonno.
A destra i fazzoletti da donna per la madre e la nonna.
In mezzo i fazzoletti da bambino per me. (...)
Si può dire che proprio gli oggetti più piccoli - siano essi la tromba, la fisarmonica, o il fazzoletto - uniscono in vita le cose più disparate? Che gli oggetti circolano e nelle loro deviazioni hanno qualcosa che obbedisce alle ripetizioni - al circolo vizioso. Lo si può credere, ma non dire. Ma ciò che non si può dire, si può scrivere. Perché la scrittura è un atto silenzioso, un lavoro che dalla testa confluisce nelle mani. La bocca viene tralasciata. Durante la dittatura ho parlato molto, quasi sempre perché avevo deciso di non suonare la tromba. Quasi sempre parlare ha avuto conseguenze insopportabili. Ma la scrittura ha iniziato nel silenzio, là sulle scale della fabbrica, dove dovetti contare su me stessa, più di quanto si potesse dire.
(...)
Mi auguro di poter dire una frase a tutti quelli cui viene tolta la dignità nelle dittature di sempre fino a oggi - e che sia una frase con la parola fazzoletto. E che sia la domanda: AVETE UN FAZZOLETTO?
Può essere che da sempre la richiesta del fazzoletto non intenda affatto il fazzoletto, bensì l´acuta solitudine dell´uomo?


Questa è una parte del discorso che Herta Muller terrà domani a Stoccolma per la solenne cerimonia dei Nobel. Il discorso integrale è stato pubblicato oggi da Repubblica, nell'inserto R2.

l'amore, la vita e le donne che non smettono di lottare

Un coro femminile sull´amore, la vita, il senso di maternità. Un giallo, nel ritmo incalzante, nelle indagini, nei tempi di vita del commissariato di Pozzuoli, ma soprattutto un romanzo dai toni lirici e dal respiro morbido. "Blanca" è l´ultimo romanzo di Patrizia Rinaldi (pubblicato nella collana Gialloteca di Dario Flaccovio, 208 pagine, 14 euro), scrittrice napoletana che ha esordito nel difficile mondo della letteratura gialla due anni fa con "Napoli-Pozzuoli, uscita 14" (sempre per Flaccovio). In "Blanca" ritornano i personaggi seriali: il commissario Vincenzo Martusciello (con la camminata tozza da "ciuccio" di paese) e il raffinato ispettore Arcangelo Liguori. Ed entra in scena anche il soprintendente Blanca Occhiuzzi, («poi dicono che i nomi non si portano appresso un consiglio malevolo», scrive l´autrice) non vedente, esperta di decodifica e di intercettazioni.
La trama del giallo ruota attorno alla scomparsa di Vittorio Marchòv e all´omicidio di Margherita, trovata morta ai 600 alloggi. Storie parallele e confuse, che lentamente nel racconto trovano ordine, attraversando tutta Napoli, da Posillipo ai quartieri della periferia estrema, ambiente che la Rinaldi, insegnante tra i ragazzi a rischio, conosce bene e racconta con energia ed esperienza. Un romanzo di carne e anima, in cui primeggia la voce di Blanca (nome scelto in omaggio alla Blanca della Serrano), ma vibrano anche quelle di Ninì, Carmen, Giulia, Santina, Cettina, Marinella. E poi c´è l´altro universo: Liguori, che rappresenta l´io-maschio e il cambiamento. La Rinaldi è crudelissima con gli uomini. Gli uomini di Blanca soffrono e sembrano meritarselo. Ma non sono le donne a decidere. È la vita a dare la rotta del dolore. Liguori in "Blanca", infatti, si innamora di Marinella (vera donna della Napoli-bene, che Patrizia Rinaldi camuffa dietro la sagoma del suo personaggio) e da lei viene rifiutato.
"Lui faceva sempre lo stesso sbaglio, non diceva quello che non gli andava bene. Puntualmente gli era successo, nelle due storie che non aveva dimenticato. Sopportava oltre misura, non spiegava a Marinella quello che non gli andava, non riusciva a chiedere. Si limitava ad allontanarsi, ma senza concedere avvisi... mentre osservava i difetti dell´amore addensarsi", scrive la Rinaldi.
Ama Liguori, ma ama anche Margherita, divisa tra l´amore di donna per Vittorio e quello di madre per Ninì. Ed è proprio la maternità, intesa come senso della cura dell´altro, a dare il ritmo alla narrazione della Rinaldi. Marinella dice sempre "io sono parte di tre" (lei e i suoi due figli), proprio come Liguori rimarrà "parte di uno".
Ultima nota, per la copertina, curata da Enrico Flaccovio: un piccolo pesce rosso, intrappolato in una vecchia bottiglia di vetro, ovvero tutto il suo mondo, tra l´acqua e il tappo di sughero... tutta la vita di donne in trappola, ma che non smettono mai di lottare, proprio come le protagoniste della Rinaldi.

Pubblicato su Repubblica-Napoli, il 5 dicembre 2009

la Marsilio fiuta il business Muller

Quando ad Herta Muller è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura, in Italia era un'autrice sconosciuta. La Keller, piccola casa editrice di Rovereto, che ha pubblicato l'ultimo romanzo della Muller, "Il paese delle prugne verdi", se ne accorge a fine giornata, e lo segnala sul sito solo in serata.
A due mesi di distanza (tempo tecnico per acquistare diritti e mandare i libri in stampa) la Sellerio (che nel 92 ha pubblicato "In viaggio su una gamba sola") punta sull'ultimo Nobel e pubblica: l'inedito "Lo sguardo estraneo"(9 euro), in cui la scrittrice romena, che si è rifiutata di lavorare per i servizi segreti ed è stata schedata dalla polizia segreta romena come "pericoloso nemico dello Stato", racconta le persecuzioni che ha dovuto subire dalla polizia del dittatore Ceausescu; il racconto autobiografico "Cristina'" e la raccolta "In trappola".
Tre titoli a raffica, per scoprire anche in Italia la poetessa tedesco-rumena.

Giovedì Herta Muller sarà a Stoccolma per la cerimonia di premiazione del Nobel 2009.

i vigili multano la slitta di babbo natale (Infiniti paradisi)


I vigili urbani a Napoli multano Babbo Natale, perchè non ha l'assicurazione e l'immatricolazione per la slitta. Giuro. Non è uno scherzo. Babbo Natale è un pregiudicato di San Giovanni e non ha un aiutante, ma un complice.
Copio e incollo (integralmente) il comunicato della polizia municpale che mi è appena arrivato:

In seguito a numerose segnalazione, con cui si lamentava la presenza tra Piazza Trieste e Trento e Via Toledo, di un Babbo Natale che in maniera del tutto abusiva invitava i passanti a fare delle foto ricordo, il Ten. Frattini, su disposizione del Comandante Luigi Sementa, ha organizzato un apposito servizio di agenti in borghese.
Ieri pomeriggio, nostro personale ha sorpreso due persone, una travestita da Babbo Natale, G. L. di 37 anni di San Giovanni, l’altra L. I. di 36 anni anche lui di San Giovanni, alla guida di una slitta del tutto artigianale costruita con una carrozzella a motore ( del tipo di quelle utilizzate dalle persone diversamente abili) e con un carrettino a due ruote su cui era stata adagiata la slitta corredata di luci e megafono. I due uomini sono stati fermati e durante la contestazione dei verbali al C.d.S. per le diverse infrazioni commesse dal conducente della slitta (omessa immatricolazione del veicolo, mancata assicurazione), risultava da accertamenti, che L. I. era un pluripregiudicato (precedenti per furto/ contrabbando/ conflitto a fuoco con Forze dell’Ordine) e per i diversi reati commessi, aveva avuto la sospensione della patente di guida. Improvvisamente, mentre gli agenti redigevano gli atti, l’uomo prendeva una bottiglia in cui c’era della benzina e la gettava tutta sugli agenti, sulla slitta e sul carro attrezzi su cui quest’ultima era stata posizionata per il sequestro. Uno degli agenti riusciva a fermare l’uomo, che veniva immediatamente accompagnato nei nostri uffici e successivamente, su disposizione dell’A.G., condotto presso le celle della Questura. Stamattina il processo per rito direttissimo è stato rinviato a mercoledì prossimo, attualmente L. I. si trova presso la Casa Circondariale di Poggioreale.

nulla due volte

La settimana scorsa ho pubblicato i versi di Erich Fried e Vincenzo Aiello mi ha consigliato di leggere Wislawa Szymborska. Ho comprato subito incuriosita "Vista con granello di sabbia" (Adelphi, 239 pagine 20 euro), un'antologia che attraversa tutta l'opera della poetessa polacca. Il libro è finito nel posto d'onore, sul mio comodino, ma non ho avuto il tempo di aprirlo... o meglio non ho trovato il tempo giusto. Perchè per la poesia ci vuole tempo, testa, cuore...e animo libero.
Oggi, via mail, Rosaria Daidone, amica incrociata e incontrata a Perugia, mi ha inviato tre poesie della Szymborska. Ho preso il mio libro e ho cominciato a leggere. Le coincidenze non sono mai casuali.
Trascrivo una delle tre poesie che mi ha inviato Rosaria.


Nulla due volte

Nulla due volte accade

né accadrà. Per tal ragione

nasciamo senza esperienza,

moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi

della scuola del pianeta

di ripeter non è dato

le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

né due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome

qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,

ho rivolto gli occhi altrove.

Una rosa? Ma cos’è?

Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,

dai paura e incertezza?

Ci sei – perciò devi passare.

Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,

sorridenti, fra le braccia,

anche se siamo diversi

come due gocce d’acqua

bologna vs napoli

Non ci eravamo preparati nulla (come al mio solito), ma la presentazione è stata perfetta, equilibrata, scoppiettante. E non avevo letto "Cattivo" di Alessandro Berselli, prima di doverlo presentare. Ma leggerlo è stato travolgente: è un romanzo speculare a Perchè no.
Stessi protagonisti: una coppia di giovani amici (Luca Parmeggiani e il Barbi sono solo un po' più grandi di Daniele e Francesco).
Stessa successione degli eventi che porta a una rapina (nel caso di Luca Parmeggiani tredici rapine e un omicidio).
Ma due città: Bologna e Napoli e due modi completamente opposti di declinare una stessa avventura.
Affascinante, stimolante, intrigante.
Luca rapina per noia. Rapina per soldi, rapina perchè lo diverte e per avere un lasciapassare per la storia.
Daniele rapina per amicizia, per entrare nel sistema, per avere un ruolo, non nella storia, ma nella vita di quartiere. Daniele non sa cos'è la noia, ma sa cos'è la rabbia.
E potrei andare avanti per ore. "Cattivo" e "Perchè no", sono due libri che si danno forza a vicenda, che si completano. Perfetta operazione mai concordata.

Un grazie ad Evaluna e alla splendida Lia Polcari e anche a Elvira e Giuliana e ai loro amici, che ieri sera hanno allestito una mostra nella libreria e si sono fermati a sentire la nostra strana-doppia presentazione. E io e Berselli ci siamo persi tra i loro castelli e i loro coloratissimi "Vesuvi". Le opere di Elvira e Giuliana le trovate su Vesuvivi.

E un grazie a Napoli, che ieri, vestita a festa, ci ha regalato una passeggiata in un centro storico animato, con la magia di Santa Chiara aperta di notte e le luci della città viste da un taxi con un'autista innamorato delle Alpi.

berselli vs zagaria e viceversa

...perchè no è una risposta che andrebbe abolita da tutti i manuali di conversazione. Che significa? che risposta è? E' una non risposta, un modo come un altro per non dare nessuna spiegazione: Perchè? Perchè no. Facile uscirsene così.

Leggo e trascrivo testualmente da pagina 107 di Cattivo (Perdisa, Babele suite, 128 pagine, 9 euro) di Alessandro Berselli.
Ma Berselli che fa? Provoca?
Sono pronta a rispondere e rilanciare.
Stasera da Evaluna (in piazza Bellini, ore 19.30) ci sarà il match Berselli-Zagaria, Cattivo contro Perchè no.
Sarà una presentazione cattivissima.

donne oggi, tutti i giorni, domani


Sara Colombazzi l'ho incontrata per caso al Marsalino, vecchia osteria di Bologna. Lei era con un'amica, Silvia, a festeggiare. Io ero con amici a festeggiare, dopo la presentazione di Perchè no alla Feltrinelli. Un bicchiere di Muller Thurgau dopo l'altro e la festa si è unita. O forse, meglio, tra donne ci siamo riconosciute.
Sara mostrava a Silvia Presi, insegnate di danza, l'articolo uscito sul Resto del Carlino con le sue foto, in mostra ("Lasciatele Lavorare") con l'Udi per la staffetta contro la violenza sulle donne (appena terminata a Brescia). Foto di donne al lavoro. Istantanee di vita. Le ho chiesto di mandarmele. Volevo studiarle, conservarle. E Sara lo ha fatto. Solo che io nelle mie peregrinazioni italiane avevo dimenticato la mail, che ho riscoperto stamattina, giornata di grandi pulizie di casa e della posta. E le pulizie portano sempre grandi sorprese. La mia si chiama donna. E si chiama Sara.
Le sue foto sono ritratti di donne. Centodieci donne fotografate nel loro ambiente di lavoro. Non sono immagini sensazionali. Ma ritratti di gesti quotidiani. Sono incontri. Sono donne al lavoro. Donne forti. Stanche. Piene. Vuote. Donne nello spazio. E nel tempo di una giornata qualunque. Sono donne oggi, tutti i giorni, domani.
Le foto delle donne di Sara sono appena state portate alla sede dell'Onu di New York e consegnate alla "Presidenza della Commissione sulla condizione femminile nei paesi
occidentali e altri". E continuano a girare per l'Italia.

vendetta

Devo scrivere un racconto e sono alla scoperta di un sentimento: la vendetta.
Sarà un viaggio.
Mi arrabbio molto facilmente (anche se con la stessa rapidità torno alla ragione). Sono una donna pungente, spigolosa... a tratti cinica...il termine che ricorre spesso tra gli amici, è "acida", ma passando in analisi la mia vita, non ho mai provato desiderio di vendetta. Contro niente. Contro nessuno. Io reagisco e vado avanti. Elaborare una vendetta significa tornare indietro e chiudere un cerchio. La mia vita fino ad ora è sempre stata una linea... che va. I cerchi - che si chiudono - li trovo angusti. Ma lo scopro con stupore e meraviglia, quasi fosse una mancanza, una debolezza.
E capisco che sarà un viaggio lungo. E non lieve.

Cos'è la vendetta?
Stamattina, come una scolara, sono partita dal dizionario. Quattro le voci:

"Danno materiale o morale inflitto privatamente ad altri per pareggiare un danno o un oltraggio subito"

"Giusta punizione, nel linguaggio devoto è il castigo divino"

"Poeticamente persecuzione"

Ma addirittura dalla parola latina "Vindicta", si arriva alla verga con cui si toccava lo schiavo che doveva essere posto in libertà , quindi "rivendicazione, liberazione, vendetta, castigo".

L'unica vendetta che riesco ad elaborare è quella in amore. Vendicarsi per amore. Come ultima elaborazione del sentimento e della vita. Vendetta come morte.

Ci sono molti mondi dietro questa parola, che non è solo un sentimento, ma è un vero e proprio modo di vivere.

E poi c'è un nome: Park Chan-wook, regista sud coreano, che nella sua trilogia sulla vendetta (Mr Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta), arriva a sublimare sovraccarico di rabbia, odio e violenza in un atto di redenzione, una vendetta effettuata da una persona che sta cercando di salvarsi l'anima (Sympathy for Lady) Vengeance". I suoi film li ho visti tutti, con interesse e stupore. Sono magnetici.

Ci sono altre forme di vendetta? Altri volti? La vendetta è un sentimento o un accadimento. E' un bisogno o uno scopo? E' l'inizio o la fine?

Comincio a scrivere il mio racconto e comincia il mio viaggio nelle ultime pieghe del mio animo.

l'attrazione fatale dei fiori del male

Nuovo record mondiale per un'edizione originale di "I fiori del male" di Charles Baudelaire. La copia della raccolta poetica stampata nel 1857, con una dedica dell'autore all'amico Narcisse Ancelle, è stata aggiudicata per 775.000 euro (compresi i diritti d'asta) durante una vendita all'Hotel Drouot di Parigi; l'esemplare era stimato tra 120.000 e 150.000 euro ed è stato al centro di un'accesa gara al rialzo tra sette collezionisti che ha portato il lotto a quintuplicare il proprio prezzo iniziale.

Nella stessa asta parigina dell'Hotel Drouot una missiva di Baudelaire a Narcise Ancelle, che oltre che amico era anche il suo consulente legale, scritta il 30 giugno 1845, è stata aggiudicata per 225.000 euro: anche in questo caso si tratta di un nuovo record mondiale per una lettera del poeta. La preziosità dell'autografo sta nel fatto che il documento è conosciuto come "la lettera del suicidio", nel quale Baudelaire annunciava la sua intenzione di togliersi la vita.

Dag, dizionario atipico del giallo 2010

E' una scommessa vinta quella del Dizionario atipico del giallo (Cooper, 389 pagine, 18 euro), tanto che un anno dopo il suo debutto (Dag 2009)ecco arrivare nelle librerie l'edizione 2010, arricchita di nuove voci, nuovi appuntamenti e nuovi anniversari. Dalla A alla Z tutto quello che è successo nel mondo del giallo, noir, mistery, thriller, polizieschi ...durante l'ultima stagione culturale.
Schede più brevi rispetto all'anno scorso, ma anche molte più schede e interviste.
Libri, serial televisivi, dvd: Maurizio Testa, Alessandra Buccheri e Claudia Catalli, ricostruiscono l'anatomia di un intero genere letterario, ma lo fa sfuggendo ai toni e ai temi paludati del dizionario enciclopedico. Alla cura e all'ironia delle recensioni di accompagnano le tante interviste ai protagonisti del cinema - da Nicolas Cage a Valeria Golino, da Vincent Cassel a Werner Herzog - e della letteratura. E poi tutti gli anniversari, i premi e le ricorrenze, rigorosamente gialli, che si festeggeranno nel 2010.
"Un dizionario da leggere più che da consultare, da tenere sul comodino più che sullo scaffale" è lo slogan degli autori. "Un dizionario per immergersi, quando se ne ha voglia, in storie deviate, di avidità senza fine, di odio e amore per la vita, di spostati che non sanno di esserlo e di furbi che fanno finta di essere spostati, di inganni, beffe, fregature, vendette, truffe, quando va bene e di suicidi, omicidi, stragi quando non va affatto bene", si legge nella cartella stampa.
Maurizio Testa, giornalista e scrittore, è stato tra i fondatori del gruppo RGF (Roma Giallo Factory) e nel 2003 ha ideato il primo magazine italiano sul giallo, 'Il Falcone Maltese', e in seguito il primo annuario sul genere: il Noirbook. Alessandra Buccheri cura invece il blog 'Angolo Nero' che è un punto di riferimento per gli amanti del genere. Terza autrice, Claudia Catalli, scrittirce e appassionata di cinema.
Il Dag sarà presentato domani a Roma alla Casa del Cinema a Villa Borghese (alle 19).


ps. Alla Z...quest'anno trovate anche Perchè no