venerdì 31 dicembre 2010
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...perchè qualsiasi attimo è buono
Ci sono fotografi che hanno vissuto la loro intera vita intorno a 200 o 300 attimi; questa è una concezione che mi spaventa (...) per me ogni attimo della vita si può fotografare, quello che conta non è tanto l'attimo fuggitivo da cogliere, come un cacciatore sa cogliere al volo un uccello e con un solo colpo magari ne abbatte tre (...). Il fotografare non sta nella caccia di queste sorprese (...) non ha senso fare uno scatto straordinario, ma che in fondo non ti rivela nulla.
Una volta individuata una realtà, qualsiasi attimo è buono, intercambiabile, l'importante è mettere a fuoco un proprio pensiero sul mondo, scegliere un proprio territorio.
da Ugo Mulas: Verifica dell'arte Da Marcel Duchamp a 'Vitalità del negativo', mostra a palazzo Pignatelli, Napoli (28 dicembre 2010 - 28 febbraio 2011)
Per chi va alla ricerca di attimi eccezionali e si perde quelli quotidiani.
Credo nei momenti grandi (nel bene o nel male), ma credo che sia incapace di viverli chi gli attimi non li vive tutti. Vivere in maniera eccezionale è "mettere a fuoco un proprio pensiero nel mondo" e non avere paura della realtà, anzi accoglierla, sceglierla, scoprirla tutta e renderla unica attraverso il proprio sguardo...attraverso uno scatto... attraverso la propria vita.
Addio al 2010. Un anno pieno di scatti. Di attimi.
Una volta individuata una realtà, qualsiasi attimo è buono, intercambiabile, l'importante è mettere a fuoco un proprio pensiero sul mondo, scegliere un proprio territorio.
da Ugo Mulas: Verifica dell'arte Da Marcel Duchamp a 'Vitalità del negativo', mostra a palazzo Pignatelli, Napoli (28 dicembre 2010 - 28 febbraio 2011)
Per chi va alla ricerca di attimi eccezionali e si perde quelli quotidiani.
Credo nei momenti grandi (nel bene o nel male), ma credo che sia incapace di viverli chi gli attimi non li vive tutti. Vivere in maniera eccezionale è "mettere a fuoco un proprio pensiero nel mondo" e non avere paura della realtà, anzi accoglierla, sceglierla, scoprirla tutta e renderla unica attraverso il proprio sguardo...attraverso uno scatto... attraverso la propria vita.
Addio al 2010. Un anno pieno di scatti. Di attimi.
giovedì 30 dicembre 2010
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e lei che non aveva paura
Non bisogna essere apatici o passivi, quando è il momento di prendere o perdere.
Bisogna essere veloci. Questa è la persona giusta. Questo, Giangiacomo Feltrinelli è il mio uomo.
Questo è un dono o ...non so....
Ho giocato anche, non ho mai avuto paura... il non aver paura può essere anche di chi è stupido, cioè di chi rischia senza pensare. Io ho pensato e ho rischiato molto. A volte ho giocato alla roulette, ma funzionava. E se si osserva la propria vita con autoironia, con una certa distanza si vedono tante cose. E io? Io vedo che sono stata completamente imbecille, ho fatto tante pazzie, ho rischiato...
Inge Feltrinelli
Bisogna essere veloci. Questa è la persona giusta. Questo, Giangiacomo Feltrinelli è il mio uomo.
Questo è un dono o ...non so....
Ho giocato anche, non ho mai avuto paura... il non aver paura può essere anche di chi è stupido, cioè di chi rischia senza pensare. Io ho pensato e ho rischiato molto. A volte ho giocato alla roulette, ma funzionava. E se si osserva la propria vita con autoironia, con una certa distanza si vedono tante cose. E io? Io vedo che sono stata completamente imbecille, ho fatto tante pazzie, ho rischiato...
Inge Feltrinelli
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mercoledì 29 dicembre 2010
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è lesbica, il giudice le affida i figli
Siamo in un paesino della provincia di Enna. Tremila abitanti. Tutti conoscono tutti e le voci girano.
Lei, ha 30 anni è impiegata e ha una relazione con una donna.
Lui, ha 40 anni, fa il meccanico ed è il marito di lei. Lui, quando scopre che la moglie è lesbica, grida allo scandalo, chiede il divorzio e si rivolge al tribunale per ottenere l’affidamento dei figli, due bambini di 3 e 6 anni. Nel ricorso scrive chiaro e tondo: «Lei è omosessuale e può perdere qualsiasi freno inibitore e qualsiasi remora e compiere gesti ambigui e perversi, addirittura in presenza dei figli».
La difesa invoca l'articolo 3 della Costituzione e citato la giurisprudenza in materia (tre casi simili accaduti tra il 2006 e il 2008 a Napoli, Catanzaro e Bologna, che riguardavano padri gay) e ha sostenuto che quello del marito era un pregiudizio: «Una relazione omosessuale - spiega il legale della donna, Salvatore Timpanaro- non può essere causa di inidoneità per l'affidamento condiviso. Può esserlo la modalità del comportamento, anche quella che si può instaurare in una relazione eterosessuale».
E il giudice, Alessandro Dagnino, dà ragione alla donna. «La relazione omosessuale di una madre - si legge nell'ordinanza -, laddove non comporti pregiudizio per la prole, non costituisce ostacolo all'affidamento condiviso dei figli, che possono abitare con lei. Il tribunale decide anche che la casa coniugale spetta alla madre e ai figli, e che l'uomo - il quale non aveva alcuna intenzione di sborsare un euro - dovrà versare ogni mese un assegno di mantenimento di 600 euro».
Qualcosa sta cambiando?
Lei, ha 30 anni è impiegata e ha una relazione con una donna.
Lui, ha 40 anni, fa il meccanico ed è il marito di lei. Lui, quando scopre che la moglie è lesbica, grida allo scandalo, chiede il divorzio e si rivolge al tribunale per ottenere l’affidamento dei figli, due bambini di 3 e 6 anni. Nel ricorso scrive chiaro e tondo: «Lei è omosessuale e può perdere qualsiasi freno inibitore e qualsiasi remora e compiere gesti ambigui e perversi, addirittura in presenza dei figli».
La difesa invoca l'articolo 3 della Costituzione e citato la giurisprudenza in materia (tre casi simili accaduti tra il 2006 e il 2008 a Napoli, Catanzaro e Bologna, che riguardavano padri gay) e ha sostenuto che quello del marito era un pregiudizio: «Una relazione omosessuale - spiega il legale della donna, Salvatore Timpanaro- non può essere causa di inidoneità per l'affidamento condiviso. Può esserlo la modalità del comportamento, anche quella che si può instaurare in una relazione eterosessuale».
E il giudice, Alessandro Dagnino, dà ragione alla donna. «La relazione omosessuale di una madre - si legge nell'ordinanza -, laddove non comporti pregiudizio per la prole, non costituisce ostacolo all'affidamento condiviso dei figli, che possono abitare con lei. Il tribunale decide anche che la casa coniugale spetta alla madre e ai figli, e che l'uomo - il quale non aveva alcuna intenzione di sborsare un euro - dovrà versare ogni mese un assegno di mantenimento di 600 euro».
Qualcosa sta cambiando?
martedì 28 dicembre 2010
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i post-it del tempo
Ci sono date, giorni, c'è un Natale o una primavera, un trasloco o la scelta di vivere in una città lontana da casa...ci sono giorni che fanno cambiare direzione al nostro destino.
Sono i post-it del tempo... disseminati nella casa della mia anima.
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lunedì 27 dicembre 2010
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la napoli che parla e quella che vive
Il Comune di Napoli dice che è colpa della Regione Campania. La Regione che è colpa del Comune. Il premier annuncia “La città sarà pulita in 20 giorni, in tre, in una settimana” e poi apre sulla carta le discariche e le chiude (sempre sulla carta) con nuovi decreti legge. E gli inceneritori? Ce ne vogliono 4, no ne bastano tre, li facciamo a Napoli e a Salerno, a Giugliano o a Santa Maria La Fossa. E l’inceneritore rimane uno, quello di Acerra, che funziona pure male. E allora? Allora è colpa di «quindici anni di mal governo», grida il governatore Caldoro. E i danni dell’Impregilo, non li vogliamo ricordare. E L’Asìa, gli sprechi, gli Lsu che per anni hanno monopolizzato il controllo del ciclo dei rifiuti a Napoli.
E la camorra, che attenta guarda, sorveglia e interviene?
Con i flussi della Regione è un caos giornaliero. Oggi Caserta rimanda a casa i camion carichi di spazzatura di Napoli. «Basta, il tempo della solidarietà è scaduto per legge», dice il presidente della provincia Zinzi.
E ora c’è anche il Capodanno. Sono tutti sono molto preoccupati per la notte dei grandi fuochi, con l’immondizia e i botti illegali (quest’anno c’è la bomba Cavani un cilindro alto 40 centimetri che può contenere fino a 4 chili di polvere pirica), e la città che rischia di andare a fuoco e l’allarme diossina.
E a me viene mal di testa. Non per il balletto dei rifiuti. Perché sotto casa mia c’è un cumulo di immondizia che tra un po’ chiude la strada. E a 30 metri stamattina i “ragazzi” del vicolo hanno organizzato il banchetto dei botti.
C’è la Napoli che parla (quella delle Istituzioni, tutte). Quella che scrive scrive (i giornali). E la città che vive. E la Napoli che vive è allo sbando, non si stupisce più di niente, non chiede più niente... solo un sei al supernalotto che immancabilmente arriva e l'illusione placa la rabbia, il caso seda la rivolta.
E la camorra, che attenta guarda, sorveglia e interviene?
Con i flussi della Regione è un caos giornaliero. Oggi Caserta rimanda a casa i camion carichi di spazzatura di Napoli. «Basta, il tempo della solidarietà è scaduto per legge», dice il presidente della provincia Zinzi.
E ora c’è anche il Capodanno. Sono tutti sono molto preoccupati per la notte dei grandi fuochi, con l’immondizia e i botti illegali (quest’anno c’è la bomba Cavani un cilindro alto 40 centimetri che può contenere fino a 4 chili di polvere pirica), e la città che rischia di andare a fuoco e l’allarme diossina.
E a me viene mal di testa. Non per il balletto dei rifiuti. Perché sotto casa mia c’è un cumulo di immondizia che tra un po’ chiude la strada. E a 30 metri stamattina i “ragazzi” del vicolo hanno organizzato il banchetto dei botti.
C’è la Napoli che parla (quella delle Istituzioni, tutte). Quella che scrive scrive (i giornali). E la città che vive. E la Napoli che vive è allo sbando, non si stupisce più di niente, non chiede più niente... solo un sei al supernalotto che immancabilmente arriva e l'illusione placa la rabbia, il caso seda la rivolta.
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il consolato dell'Uruguay
La prima volta la vedo alle dieci del mattino. Una donna non alta. Non vecchia. Ferma sotto il portone del consolato dell'Uruguay ai Gradoni di Chiaia. Mi attira perché legge un libro, per strada...e macchine, passanti, rumori non la distraggono.
La seconda volta sono le 14,30. E' sempre lì, sempre in piedi, sempre con il suo libro e il volto coperto fino all'altezza degli occhiali da una sciarpa scozzese color caramello. Oggi c'è il sole a Napoli, ma il vento arriva dal Nord.
La terza volta sono quasi le 16. E lei è in piedi. In strada. E legge. é ancora lì, sotto la porta di ingresso del consolato.
Cerco di vedere che libro legge, ma non ci riesco. Sulle spalle ha uno zainetto arancione fosforescente. Non riesco a capire se è uruguayana. Che età abbia. Il viso è tutto coperto. Indossa cappello, giubbotto, pantaloni pesanti. Le mani che reggono il libro sembrano giovani. I capelli sono lunghi e neri.
Chi è?
Chi aspetta sotto la porta del consolato dell’Uruguay?
È qualcosa, qualcuno, di importante. Perché lei in sei ore non si è mai mossa. Ha continuato a leggere, soffiando le parole a fior di labbra.
Se aspetti davvero, non hai fretta. Il tempo, la strada, i rumori, il freddo non contano.
Aspetti.
È importante.
La seconda volta sono le 14,30. E' sempre lì, sempre in piedi, sempre con il suo libro e il volto coperto fino all'altezza degli occhiali da una sciarpa scozzese color caramello. Oggi c'è il sole a Napoli, ma il vento arriva dal Nord.
La terza volta sono quasi le 16. E lei è in piedi. In strada. E legge. é ancora lì, sotto la porta di ingresso del consolato.
Cerco di vedere che libro legge, ma non ci riesco. Sulle spalle ha uno zainetto arancione fosforescente. Non riesco a capire se è uruguayana. Che età abbia. Il viso è tutto coperto. Indossa cappello, giubbotto, pantaloni pesanti. Le mani che reggono il libro sembrano giovani. I capelli sono lunghi e neri.
Chi è?
Chi aspetta sotto la porta del consolato dell’Uruguay?
È qualcosa, qualcuno, di importante. Perché lei in sei ore non si è mai mossa. Ha continuato a leggere, soffiando le parole a fior di labbra.
Se aspetti davvero, non hai fretta. Il tempo, la strada, i rumori, il freddo non contano.
Aspetti.
È importante.
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Napoli
domenica 26 dicembre 2010
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la strada che non andava in nessun posto e altre favole
Un palazzo di gelato, un pulcino cosmico e una viola al polo Nord. Non esistono. E' vero. Come le letterine a Babbo Natale. Ma ci sono bimbe che hanno il loro ragionier Bianchi di Varese che tutte le sere prima di andare a dormire racconta loro una favola al telefono...è una storia breve, perché il telefono costa e la vita non è fatta di favole. Ma il ragioniere Bianchi, che certo non è un poeta o uno che crede nelle letterine a Babbo Natale, ma ai numeri e alle verità certe e che oggi avrebbe Skype e treni veloci, sa che l'amore è fatto di favole e non ha paura... lui rischia. Lui sa che ci sono strade che portano in nessun posto, ma anche che ...certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova .
Chi vede il palazzo di gelato? Dove? lì...è in piazza...
Chi vede il palazzo di gelato? Dove? lì...è in piazza...
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gianni rodari
sabato 25 dicembre 2010
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onorerò il natale
"Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo cone me tutto l'anno".
Charles Dickens
Ne ho ricevuti tanti di sms per Natale. Canzoni e video via Facebook. Messaggi poetici, cattolici, spiritosi....c'è chi ha scomodato wikileaks. Ma che dire... per Natale... solo Dickens è sempre perfetto.
AUGURI a tutti.
Charles Dickens
Ne ho ricevuti tanti di sms per Natale. Canzoni e video via Facebook. Messaggi poetici, cattolici, spiritosi....c'è chi ha scomodato wikileaks. Ma che dire... per Natale... solo Dickens è sempre perfetto.
AUGURI a tutti.
venerdì 24 dicembre 2010
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mani
Sono seduto su questa sedia da un'ora. Due? Non ricordo. Nella stanza è accesa solo una lampada. I mobili ancora non ci sono. Solo il letto. Questa sedia ed io. Poggio le mani sulle ginocchia. Poi volto i palmi verso l'alto. E li guardo. Guardo le mie mani. Sono bianche. Le linee scompaiono nel ghiaccio della pelle. Guardo le mie mani. E sono vuote. Non stringono niente. Serro rabbioso i pugni. Anche l'aria scivola via.
domenica 19 dicembre 2010
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madre
Eccola. E' Tina Femiano. E' Tina che legge il mio monologo: "Madre". Le prime parole di amore, rabbia, paura coraggio di Giovanna, madre di Teresa Buonocore. Eccomi alla fine di una serata intensa. Sono stanca, adrenalinica, emozionata. Oggi al Teatro Nuovo di Napoli è andato in scena il secondo appuntamento de L’Arte del Racconto, rassegna di letteratura a teatro a cura di Massimiliano Palmese. Con "La Giusta Parte. Testimoni contro le mafie", Mario Gelardi ha proposto sei letture per non dimenticare.
Ad aprire le emozioni è Ivan Castiglione che dà voce a tre bambini (A, B, e C) protagonisti di "Bunker", la favola nera della giovanissima scrittrice calabrese Angela Bubba.
Paolo Coletta è volto e anima del ritratto che Massimiliano Perna dedica a Rosario Crocetta, "Il sindaco di Gela". Quindi tocca a Marco Ziello, che racconta una "Piccola storia di una famiglia", la storia di Alessandro Gallo e della sua famiglia "scomoda".
Forte e intenso il testo di Francesca Barra sulla coraggiosa e difficile vita del collaboratore di giustizia "Ulisse" interpretato da Giuseppe Gaudino.
E a chiudere la serata, il testo che più mi ha emozionato, che mi ha fatto ridere e arrabbiare, tremare e balzare sulla sedia: la storia di Mauro Rostagno nel racconto "Mauro o della lotta non vana" interpretato da una eccezionale Imma Villa e scritto da una altrettanto eccezionale Carmen Pellegrino.
E' vero leggevano un mio testo. Ma io stasera mi sono sentita al posto giusto. Sei storie una più forte dell'altra. Una più giusta dell'altra. Tutte diverse, per stile racconto, nascita. Ma tutte perfettamente equilibrate una accanto all'altra. Il teatro pieno. Le emozioni portate vive sopra la pelle. Parlare di mafia, di giustizia, di Sud non è facile. Si rischia al retorica, la banalità, l'eroismo. Stasera non ci sono stati eroi, né retorica. Solo forza, una forza che nasce dalla voglia di capire e raccontare. Per non dimenticare... per dare la propria parola (scritta o letta), come contributo.
Grazie a Mario Gelardi e a Massimiliano Palmese per tutto questo.
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giovedì 16 dicembre 2010
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appuntamento al teatro nuovo
A volte bisogna scegliere da che parte stare. Io sto dalla giusta parte.
Appuntamento domenica sera, al Teatro Nuovo a Napoli, con un mio monologo, interpretato da Tina Femiano,sul caso di Teresa Buonocore.
Appuntamento domenica sera, al Teatro Nuovo a Napoli, con un mio monologo, interpretato da Tina Femiano,sul caso di Teresa Buonocore.
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mercoledì 15 dicembre 2010
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omicidio panzarella: non ci sono colpevoli
E' stato assolto per insufficienza di prove Giuseppe Fruci, 39 anni, accusato dell'omicidio di Santo Panzarella, scomparso il 10 luglio 2002 a Curinga, nel vibonese.
Il corpo di Santo non è mai stato trovato. Secondo l'accusa, Panzarella fu ucciso perché amava, ricambiato, la moglie del suo capocosca, Angela Bartucca, “la mantide”.
Alcuni anni dopo la scomparsa, grazie alla caparbietà e al coraggio di sua madre, Angela Donato, era stata trovata una clavicola, unica prova dell'omicidio del ragazzo. Secondo l'accusa infatti il frammento osseo era di Santo. Lo dimostrava il dna. Ma lo scorso autunno, la perizia effettuata dai tecnici incaricai dai giudici della Corte d'assise di Catanzaro ha sancito che quel piccolo osso non era di Santo, incrinando così tutto l'impianto accusatorio.
Il pm Gerardo Dominijanni aveva chiesto la condanna di Fruci all'ergastolo.
Altre due persone accusate del delitto, Tommaso Anello, 46 anni, e Vincenzino Fruci, 34 anni, fratello di Giuseppe, erano state assolte nel luglio scorso al termine del processo con rito abbreviato.
"Mi hanno abbandonata. In Calabria la giustizia non esiste". E' il grido di Angela Donato, all'uscita dal Tribunale di Catanzaro, sorretta da una degli agenti di polizia che ha seguito tutta l'inchiesta.
Questa donna, questa madre, che ha cambiato il corso della sua vita, che per amore di suo figlio ha dichiarato guerra alla 'ndrangheta, rimane con un figlio ammazzato, nessun corpo su cui piangere e nessun colpevole. Anzi la realtà è ancora peggiore. Perché quelli che lei ritiene colpevoli dell’assassinio di suo figlio e che ha cercato di incastrare, prima da sola (per anni) e poi con l'aiuto della polizia, ora sono liberi e lei li vede ogni mattina quando scende di casa per andare a lavorare o per accompagnare a scuola i suoi nipoti.
"Oggi non mi aspettavo una sentenza diversa. Avevo capito che andava a finire così. Ho avuto fiducia nella giustizia. Ho creduto nella polizia, nei tribunali, nella legge, ma ho sbagliato. In Calabria la giustizia non esiste. Io però ho vinto, perchè io ho detto la verità. Dio lo sa e lo sanno anche gli assassini di mio figlio Santo. Speravo che anche i giudici cercassero la verità. Così non è stato. Mio figlio comunque non torna, mio figlio è morto... io quello che dovevo fare l'ho fatto. Io la coscenza ce l'ho pulita", piange al telefono ormai senza lacrime la mamma coraggio di Curinga.
Il corpo di Santo non è mai stato trovato. Secondo l'accusa, Panzarella fu ucciso perché amava, ricambiato, la moglie del suo capocosca, Angela Bartucca, “la mantide”.
Alcuni anni dopo la scomparsa, grazie alla caparbietà e al coraggio di sua madre, Angela Donato, era stata trovata una clavicola, unica prova dell'omicidio del ragazzo. Secondo l'accusa infatti il frammento osseo era di Santo. Lo dimostrava il dna. Ma lo scorso autunno, la perizia effettuata dai tecnici incaricai dai giudici della Corte d'assise di Catanzaro ha sancito che quel piccolo osso non era di Santo, incrinando così tutto l'impianto accusatorio.
Il pm Gerardo Dominijanni aveva chiesto la condanna di Fruci all'ergastolo.
Altre due persone accusate del delitto, Tommaso Anello, 46 anni, e Vincenzino Fruci, 34 anni, fratello di Giuseppe, erano state assolte nel luglio scorso al termine del processo con rito abbreviato.
"Mi hanno abbandonata. In Calabria la giustizia non esiste". E' il grido di Angela Donato, all'uscita dal Tribunale di Catanzaro, sorretta da una degli agenti di polizia che ha seguito tutta l'inchiesta.
Questa donna, questa madre, che ha cambiato il corso della sua vita, che per amore di suo figlio ha dichiarato guerra alla 'ndrangheta, rimane con un figlio ammazzato, nessun corpo su cui piangere e nessun colpevole. Anzi la realtà è ancora peggiore. Perché quelli che lei ritiene colpevoli dell’assassinio di suo figlio e che ha cercato di incastrare, prima da sola (per anni) e poi con l'aiuto della polizia, ora sono liberi e lei li vede ogni mattina quando scende di casa per andare a lavorare o per accompagnare a scuola i suoi nipoti.
"Oggi non mi aspettavo una sentenza diversa. Avevo capito che andava a finire così. Ho avuto fiducia nella giustizia. Ho creduto nella polizia, nei tribunali, nella legge, ma ho sbagliato. In Calabria la giustizia non esiste. Io però ho vinto, perchè io ho detto la verità. Dio lo sa e lo sanno anche gli assassini di mio figlio Santo. Speravo che anche i giudici cercassero la verità. Così non è stato. Mio figlio comunque non torna, mio figlio è morto... io quello che dovevo fare l'ho fatto. Io la coscenza ce l'ho pulita", piange al telefono ormai senza lacrime la mamma coraggio di Curinga.
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lunedì 13 dicembre 2010
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santa lucia
Prima di partire ho lasciato fuori dalla mia finestra una tazza di latte caldo con i biscotti. Sono per il ciuchino di Santa Lucia, che ha freddo e si deve riposare.
Il ciuco porta in groppa regali per i bimbi buoni e carbone per gli altri.
Per il ciuchino sempre biscotti. E una preghiera per la santa che vede ogni cosa.
Stamattina corro veloce su un treno...e tra le nubi cerco il ciuco e il mantello azzurro di Lucia. Sul davanzale di casa, a Napoli, spero di trovare una tazza vuota.
Il ciuco porta in groppa regali per i bimbi buoni e carbone per gli altri.
Per il ciuchino sempre biscotti. E una preghiera per la santa che vede ogni cosa.
Stamattina corro veloce su un treno...e tra le nubi cerco il ciuco e il mantello azzurro di Lucia. Sul davanzale di casa, a Napoli, spero di trovare una tazza vuota.
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domenica 12 dicembre 2010
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saudade calabrese
Si può chiamare saudade calabrese? E' un senso di malinconia, di appartenenza. E allo stesso tempo di isolamento e dipendenza.
Oggi sono in Calabria. Sono stata a Decollatura, paesino in montagna, nella provincia di Catanzaro, con Malanova. Domani mattina sveglia all'alba e si torna a Napoli, ma nel dormiveglia due immagini tengono lontano il sonno e mi ancorano a questa giornata.
La vista, con le nubi basse, dalla cima di Tiriolo (con il Tirreno da un lato e lo Ionio dall'altro) e la forza dei ragazzi dell'associazione Solaris (che hanno organizzato la presentazione con Anna Maria Cardamone) ...la forza di chi vive in una piccola comunità, al Sud, lontano da tutto ciò che per noi è ovvio e banale (treni veloci, una libreria in paese, un cinema).
Salendo a Decollatura, in ogni bar, in ogni casa, ho visto le televisioni accese. Nella sala dove ci siamo ritrovati per parlare di Malanova alla mia sinistra erano seduti tutti gli uomini a destra i ragazzi e le donne. I libri non sono arrivati, perché i ragazzi li avevano ordinati a Cosenza e all'ultimo momento c'è stato un disguido. “E Cosenza... non è così vicina”, mi hanno detto. Allora, era solo una presentazione ...io sono rimasta a Decollatura due ore...ma quanta forza ho visto nei ragazzi di questa piccola comunità, dove ogni piccola cosa diventa una conquista.
Oggi ho cenato in una casa nel bosco, vicino al camino (mangiando castagne alla brace) e ho sentito parlare di cinghiali e passeggiate a caccia di funghi porcini, ma anche di scialli di seta e lana tessuti a mano e .... nonostante la stanchezza e il freddo (ma quanto freddo fa), ho capito ancora una volta perché ho scritto Malanova e perchè è importante ogni volta che posso tornare in Calabria e respirare quest'aria, che per ora mi avvolge, ma che ho voglia di sentire "dentro".
n.b.Un grazie particolare a Giulia Zampina.
Oggi sono in Calabria. Sono stata a Decollatura, paesino in montagna, nella provincia di Catanzaro, con Malanova. Domani mattina sveglia all'alba e si torna a Napoli, ma nel dormiveglia due immagini tengono lontano il sonno e mi ancorano a questa giornata.
La vista, con le nubi basse, dalla cima di Tiriolo (con il Tirreno da un lato e lo Ionio dall'altro) e la forza dei ragazzi dell'associazione Solaris (che hanno organizzato la presentazione con Anna Maria Cardamone) ...la forza di chi vive in una piccola comunità, al Sud, lontano da tutto ciò che per noi è ovvio e banale (treni veloci, una libreria in paese, un cinema).
Salendo a Decollatura, in ogni bar, in ogni casa, ho visto le televisioni accese. Nella sala dove ci siamo ritrovati per parlare di Malanova alla mia sinistra erano seduti tutti gli uomini a destra i ragazzi e le donne. I libri non sono arrivati, perché i ragazzi li avevano ordinati a Cosenza e all'ultimo momento c'è stato un disguido. “E Cosenza... non è così vicina”, mi hanno detto. Allora, era solo una presentazione ...io sono rimasta a Decollatura due ore...ma quanta forza ho visto nei ragazzi di questa piccola comunità, dove ogni piccola cosa diventa una conquista.
Oggi ho cenato in una casa nel bosco, vicino al camino (mangiando castagne alla brace) e ho sentito parlare di cinghiali e passeggiate a caccia di funghi porcini, ma anche di scialli di seta e lana tessuti a mano e .... nonostante la stanchezza e il freddo (ma quanto freddo fa), ho capito ancora una volta perché ho scritto Malanova e perchè è importante ogni volta che posso tornare in Calabria e respirare quest'aria, che per ora mi avvolge, ma che ho voglia di sentire "dentro".
n.b.Un grazie particolare a Giulia Zampina.
sabato 11 dicembre 2010
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conto alla rovescia
Mi piacciono i conti alla rovescia. Non mi piace il Capodanno, perchè mi mette malinconia perdere un anno (comunque sia andato), ma mi piace l'attesa.
Un conto alla rovescia è inizio. E' trepidazione. E' attimo. E' energia.
Un conto alla rovescia è inizio. E' trepidazione. E' attimo. E' energia.
giovedì 9 dicembre 2010
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napoli, ciclisti scarcerati senza udienza
Stanotte mi è arrivato un messaggio: "Napoli è l'unica città dove è più pericoloso andare in biciletta che in tre in motorino".
Non ho riso. No dopo quello che avevo visto ieri in piazza del Gesù. Non ho riso perché è vero, perché a Napoli ci sono regole e regole. Non ho riso, perchè quel messaggio era pieno di amarezza e impotenza.
E pochi minuti fa mi è arrivata la notizia che Ana Paula Barbosa Rezende, 35 anni, e Alfonso Borelli, 28 anni,i due ragazzi arrestati (per resistenza e violenza a pubblica ufficiale e di inottemperanza all'ordine di sciogliere la manifestazione), ieri,sono stati scarcerati su decisione del pm. Non sono neanche arrivati davanti al gip, all'udienza di convalida.
Scarcerazione immediata.
E allora?
Allora l'arresto è stato un sopruso? Un abuso? Una forzatura? Allora erano solo due ciclisti che stavano manifestando?
Resta la carica. Resta una notte passata in carcere per Ana e Alfonso.Resta lo sgomento.
Non ho riso. No dopo quello che avevo visto ieri in piazza del Gesù. Non ho riso perché è vero, perché a Napoli ci sono regole e regole. Non ho riso, perchè quel messaggio era pieno di amarezza e impotenza.
E pochi minuti fa mi è arrivata la notizia che Ana Paula Barbosa Rezende, 35 anni, e Alfonso Borelli, 28 anni,i due ragazzi arrestati (per resistenza e violenza a pubblica ufficiale e di inottemperanza all'ordine di sciogliere la manifestazione), ieri,sono stati scarcerati su decisione del pm. Non sono neanche arrivati davanti al gip, all'udienza di convalida.
Scarcerazione immediata.
E allora?
Allora l'arresto è stato un sopruso? Un abuso? Una forzatura? Allora erano solo due ciclisti che stavano manifestando?
Resta la carica. Resta una notte passata in carcere per Ana e Alfonso.Resta lo sgomento.
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studenti
mercoledì 8 dicembre 2010
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napoli: polizia, studenti e ciclisti
A Napoli, io cerco sempre gli "infiniti paradisi", ma a volte trovo l'inferno. E' quasi l'una. Sono in piazza del Gesù. Devo fare un servizio sul turismo. C'è il cardinale Sepe che celebra la messa per l'Immacolata. Ci sono gli studenti universitari, che riescono ad entrare nella piazza (blindata da agenti in tenuta antisommossa) e ad aprire uno striscione: "Obelisco Precario". Mentre nella piazza risuona l'Ave Maria e l'aria è densa di incenso, gli sguardi della folla si alzano verso il cielo e lo striscione riporta la città al presente e ironizza sulle precarie condizioni dell'obelisco del Gesù (ingabbiato dalle impalcature dopo l’ultimo crollo dieci giorni fa dell’ala di un angelo) e degli studenti. Un blitz pacifico. Ma la tensione sale. I poliziotti sono elettrici. In piazza ci sono anche i disoccupati organizzati.
Gli studenti lasciano la piazza. Oltrepassano il cordone delle forze dell'ordine e su Calata Trinità Maggiore incrociano un gruppo di ciclisti della Critical Mass, che stamattina volevano fare un giro in bicicletta nel centro storico, per mettere in scena il "presepe morente". Alcuni dei ciclisti infatti sono in maschera per mostrare il declino della città. A questo punto succede qualcosa. Gli scudi dei poliziotti si alzano. Si sente un ordine e il passo scandito sui sampietrini.
Succede questo.Non ve lo voglio raccontare. Potete vederlo: su yuoutube.
La ragazza che compare subito in primo piano con i pantaloni viola e una maschera di bisonte sul manubrio della bicicletta si chiama Ana. Viene varie volte spintonata dai carabinieri e poi fermata e trascinata via dal dirigente (unico col casco celeste). Il fermo avviene nel punto più lontano dalla ripresa, si vede Ana portata via verso piazza del Gesù e dopo si intravede una gamba mentre è stesa in terra).
Ana Paula Barbosa Rezende, 35 anni, e un altro ragazzo, Alfonso Borelli, 28 anni, vengono prima fermati e poi arrestati. Sono accusati di resistenza e violenza a pubblica ufficiale e di inottemperanza all'ordine di sciogliere la manifestazione.
L'Ansa riporta la versione della Questura: "Quando gli agenti del reparto mobile della polizia hanno preso posizione per cercare di allontanare i disturbatori il gruppo di ciclisti si è frapposto con le biciclette tra loro ed i manifestanti per impedire il passaggio. Borrelli ha rifiutato di spostarsi ed ha opposto resistenza alla polizia. La brasiliana ha usato la bicicletta per colpire ad un ginocchio un funzionario di polizia, che è stato medicato in ospedale".
Io ero lì. Voi avete il video.
La giornata è proseguita tra cariche e rivolte, tra gli studenti, i turisti, i passanti... e cassonetti di immondizia (non potevano mancare) rovesciati per strada.
Circa duecento tra studenti, aderenti ai centri sociali e disoccupati, oggi pomeriggio, hanno chiesto il rilascio dei due arrestati, presidiando per circa tre ore la questura, protetta da uno sbarramento di poliziotti e carabinieri in assetto anti-sommossa e da blindati.
n.b. Non ero a Napoli ma due giorni fa gli studenti sono stati caricati all’interno del teatro San Carlo e con loro musicisti e cantanti in costume per le prove della Tosca.
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domenica 5 dicembre 2010
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la mafia spiegata ai ragazzi
A parlare è Antonio Nicaso, autore di “La mafia spiegata ai ragazzi” (Mondadori, 14 euro, 161 pagine). Oggi Nicaso, uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale, era a Napoli, alla libreria Ubik, insieme con Libera.
Non potevo mancare. Ed ecco per chi preso dallo shopping di Natale, dai pranzi domenicali o semplicemente dalla pigrizia, non è venuto alla presentazione, la mia solita cronaca in diretta con il BlackBerry. Una cronaca che questa volta più che mai sono felice di fare... piccolo contributo alla grande battaglia quotidiana di Antonio Nicaso.
Una battaglia fatta coi libri, le ricerche, gli incontri con le scolaresche.
Una battaglia che chiede tempo, impegno, sacrificio.
La battaglia contro la “mafia”.
Perché proprio come si legge sulla quarta di copertina di “La mafia spiegata ai ragazzi”: «Per combattere la mafia abbiamo a disposizione un’arma potentissima: la conoscenza».
Quando cresci in posti come quello dove sono cresciuto - continua Nicaso - devi fare una scelta, subito: o decidi che non sono fatti tuoi i vuoi sapere e capire. Quando cresci in un posto dove si parla di mafia e si abbassa sempre la voce di un tono, perché «non si può parlare di queste cose», devi imparare ad alzarla la voce e a non avere timori. Ho avuto compagni di scuola ammazzati, Cosimo Barranca il portiere della mia squadra di calcio che è diventato il capo dei locali di ‘ndrangheta della Lombardia, tanti altri arrestati per sequestro di persona...io invece volevo capire e non mi sono mai fatto trascinare. E ho impostato la mia vita su una massima che mi ha insegnato un mio zio, che dopo aver fatto successo in Australia tornò a casa dopo il divorzio. Mio zio diceva «cento misure e un taglio». Io ho sempre vissuto con grande cautela, ho imparato ad analizzare, a riflettere, a non prendere mai decisioni impulsive, ho sempre pensato alle conseguenze delle mie azioni. E attenzione la mia cautela non è mai stata paura. Anche se ho vissuto sotto scorta per sei anni o se sono stato minacciato.
E ho scritto questo libro, perché come ho fatto io, credo che oggi bisogna chiedere ai giovani di scegliere, perché la mafia non si combatte con l’impegno straordinario di pochi, ma con l’impegno ordinario di tutti. Combattere la mafia significa affrancare la gente dal bisogno, affermare tanto i diritti quanto i doveri. Non far più prevalere le appartenenze sulle competenze. Bisogna spiegare ai ragazzi che le mafie non hanno onore. Che onore è sciogliere una donna indifesa, come Lea Garofalo? Che onore ha chi vive sulle spalle di chi lavora? “Onore” è una parola rubata dai mafiosi dal vocabolario degli onesti. E purtroppo l’antimafia in Italia e' vecchia come la mafia.
Nicaso spiega anche il legame tra mafia e politica:
La mafia non si accontenta della ricchezza vuole gestire il potere ed ecco le alleanze con la politica. Non si può spiegare altrimenti la longevità della mafia. Nel 1869 a Reggio Calabria le elezioni annullate furono annullate per uso violento della politica. C’era una setta accoltellatori guidata da un De Stefano, uno di Messina, uno di Sbarre e un barone. Come vedete già dalla fine dell’800 c’era una contaminazione sociale. C’erano già tutti gli elementi per capire la ndrangheta, così come per la camorra e la mafia. Ecco perché è importante raccontare ai giovani le mafie così come sono. La mafia uccide i sogni, la speranza, nega la libertà di impresa. Perciò bisogna avere come dice don Ciotti «il morso in più». O come dice Gratteri: «Si possono strappare tutti i fiori ma non si può impedire che la primavera ritorni».
E si scopre, parlando di sé, dei suoi sogni, delle sue scelte e del passato:
Io sognavo di fare il cronista di nera della Gazzetta del sud. Ero corrispondente dalla zona più' brutta, facevo le autopsie ...mi hanno bruciato la macchina... mi hanno minacciato...e non sono mai stato assunto. Me ne sono andato perché non trovavo lavoro, perché non riuscivo a fare l'ultimo cronista dell'ultimo giornale d’Italia. Lavoravo per 5000 lire ad articolo e tutti mi dicevano: «Sei bravo». Ma le uniche possibilità di assunzione me le dava la massoneria o la dc. E così sono andato via.
Per quelli delle mia generazione era difficile capire. Voi avete i morti, penso a Falcone, a Siani...a tutti i morti di mafia....noi no...non avevamo punti di riferimento. Oggi tutti parlano di Falcone. Quando lo conoscevo io era il magistrato più odiato d'Italia. Un magistrato che ora parla di Falcone e si definisce suo grande amico, quando Falcone arrivava in Procura lui diceva (e l’ho sentito io) : «Ecco è arrivata Gina Lollobrigida».
Noi vedevamo politici e mafiosi scendere dalla stessa auto, preti e mafiosi organizzare le stesse feste...me ne sono andato perché' non avevo scelta, perché' mi sentivo un fallito. Mi sentivo un vigliacco perché lasciavo, ma fallito perché non avevo un lavoro. Per pagarmi il biglietto per l’America mia madre mi dette i soldi che aveva conservato per fare il suo funerale.
E poi le domande? E le risposte.
- Quando comincia la sua amicizia con Nicola Gratteri?
Con Gratteri? Siamo amici da una vita . Un’amicizia mai interrotta anche con la mia partenza.
- Una cosa che ha fatto e che non avrebbe voluto fare e una cosa che avrebbe voluto fare e ancora non ha fatto?
Non sarei voluto partire. Per il resto cerco di fare sempre le cose sempre seriamente, ma senza mai prendermi sul serio. E la cosa più' importante è quella che farò.
- Quali sono i libri a cui sta lavorando?
«La giustizia è una cosa seria», che ho iscritto con Nicola Gratteri e che uscirà a marzo «L’Italia spiegata ai ragazzi», che sarà in libreria a giugno .E poi il libro a cui tengo di più: «La mafia vista dai ragazzi», con questo libro ho spiegato io la mafia ai giovani, ma ora sto lavorando a un libro in cui raccolgo la visione dei giovani. Questo libro è una sfida. Ma ho già ricevuto 2500 lettere ed e mail dai ragazzi di tutt’Italia e sto scoprendo un mondo che non avrei immaginato e addirittura non so più se scrivere un libro su questi contributi o portarli alla magistratura.
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sabato 4 dicembre 2010
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devozione e mistero
“Vado a farmi una doccia”. Rispondo. Non posso parlare di uomini con mio padre. Gli do un bacio sulla fronte, per nascondere la mia silenziosa fuga e vado in bagno. La sua carezza e il mio bacio. Ma che stiamo diventando romantici io e papà?
Mi butto sotto la doccia. Penso a mia madre e a mio padre. Al loro amore incrollabile. Più forte del cancro e della morte di mia madre. Al loro stare insieme. Mamma è ancora in casa, qui a Grottaglie, al paese. Papà non l’ha mai lasciata andare via. È colpa loro se io cerco l’amore, il loro amore. È colpa della loro felicità esattamente divisa in due, che io sono sola.
E' uno stralcio di un racconto che ho scritto in una notte, mettendo insieme un po' di vita mia, una mail arrivata dal passato, una frase detta da un mio amico davanti a un bicchiere di vino rosso ("la donna ideale, quella che mi fa perdere la testa, deve essere una donna misteriosa e devota allo stesso tempo") e la ricetta favolosa di fave e cicoria di mia nonna Tina. Un racconto che parla d'amore. E' stata un'esperienza per me nuova, a cui mi sono avvicinata con molta titubanza.
Io racconto la realtà. Le mie storie narrano di quello che sento e vedo, di emozioni e vite che diventano mie nel momento in cui comincio a scrivere, non che sono lì, dentro di me, prima. Non so come spiegare. Però so che questo racconto è nato dalla mia amicizia con Patrizia Rinaldi e dalla sua amicizia con Nadia Terranova e Francesca Buonafini e quindi è un racconto nato sotto la stella di Venere. E poi per la prima volta scrivo della mia Puglia.
Ho partecipato a diverse antologie, ma a questa sono particolarmente affezionata, anche se ancora il libro non è uscito. Sarà in libreria dal 7 dicembre.
Di che antologia sto parlando? Di Scrittori in Cucina (edizioni Jar) ...per tutti i motivi che ho detto, ma soprattutto perché le due curatrici, Nadia e Francesca, hanno lavorato con professionalità econ passione...e la passione rende le avventure sempre meravigliose.
Grazie a Nadia e Francesca ...e a tutti i "cuochi" dell'antologia, buon viaggio attraverso i sapori d'Italia...felice e orgogliosa di condividere questo pezzo di strada...o forse sarebeb meglio dire di tavola...con voi
Mi butto sotto la doccia. Penso a mia madre e a mio padre. Al loro amore incrollabile. Più forte del cancro e della morte di mia madre. Al loro stare insieme. Mamma è ancora in casa, qui a Grottaglie, al paese. Papà non l’ha mai lasciata andare via. È colpa loro se io cerco l’amore, il loro amore. È colpa della loro felicità esattamente divisa in due, che io sono sola.
E' uno stralcio di un racconto che ho scritto in una notte, mettendo insieme un po' di vita mia, una mail arrivata dal passato, una frase detta da un mio amico davanti a un bicchiere di vino rosso ("la donna ideale, quella che mi fa perdere la testa, deve essere una donna misteriosa e devota allo stesso tempo") e la ricetta favolosa di fave e cicoria di mia nonna Tina. Un racconto che parla d'amore. E' stata un'esperienza per me nuova, a cui mi sono avvicinata con molta titubanza.
Io racconto la realtà. Le mie storie narrano di quello che sento e vedo, di emozioni e vite che diventano mie nel momento in cui comincio a scrivere, non che sono lì, dentro di me, prima. Non so come spiegare. Però so che questo racconto è nato dalla mia amicizia con Patrizia Rinaldi e dalla sua amicizia con Nadia Terranova e Francesca Buonafini e quindi è un racconto nato sotto la stella di Venere. E poi per la prima volta scrivo della mia Puglia.
Ho partecipato a diverse antologie, ma a questa sono particolarmente affezionata, anche se ancora il libro non è uscito. Sarà in libreria dal 7 dicembre.
Di che antologia sto parlando? Di Scrittori in Cucina (edizioni Jar) ...per tutti i motivi che ho detto, ma soprattutto perché le due curatrici, Nadia e Francesca, hanno lavorato con professionalità econ passione...e la passione rende le avventure sempre meravigliose.
Grazie a Nadia e Francesca ...e a tutti i "cuochi" dell'antologia, buon viaggio attraverso i sapori d'Italia...felice e orgogliosa di condividere questo pezzo di strada...o forse sarebeb meglio dire di tavola...con voi
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venerdì 3 dicembre 2010
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scrittori in cucina

Sarà in libreria il 7 dicembre (edizioni Jar). Un libro di racconti, ma anche di ricette...due regali in uno da mettere sotto l'albero di Natale.
Come è nata l'idea di questa "anomala e golosa antologia"? Due donne, Nadia Terranova e Francesca Bonafini hanno cominciato un viaggio tra sapori antichi e testi contemporanei, a caccia non solo di ricette ma di atmosfere dell’Italia del 2010. Così dalle salse all’antipasto ai dolci, passando per canederli di speck e piscistocco ’a gghiotta, è nato un libro unico che coniuga il gusto della cucina con quello della lettura.
Gli chef sono: Luca Ciarabelli, Lisa Cini, Maria Franco, Michele Governatori,Fabio Marcotto,Enrico Martinet, Fausto Paravidino, Daniele Petruccioli, Federico Pischedda, Patrizia Rinaldi, Giancarlo Tramutoli, Luisa Ventola, Mascia Di Marco,
Francesca Longo, Gianluca Morozzi, Adriano Petta, Stefano Scalich, Cristina Zagaria.
Un autore per ogni regione, per ogni regione un piatto, per ogni piatto un racconto... buona lettura e buon appetito.
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giovedì 2 dicembre 2010
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malanova e la puglia
Il blu del cielo di Taranto, con le nuvole grosse. Il rosso del vento carico di ferro e piombo delle mai città, che ogni volta trovo un po' più stanca e affaticata. Il verde degli alberi di mandarini nelle campagne, che carichi di frutti, tondi e luccicanti sembrano alberi di Natale. Il rosa del tramonto sulla superstrada per Lecce. Il bianco della pietra dei palazzi di Maglie.
Oggi sono tornata a casa. Con uno dei soliti viaggi della speranza. Ma i colori, i colori della mia terra valgono più di ogni riposo. E ogni volta mi ricordo perchè faccio questi viaggi matti.
Oggi ho presentato Malanova a Maglie, all'interno della due giorni organizzata dal circolo di Sinistra ecologia e libertà, sullo Stalking. E grazie a un uomo, Marco Laggetta (delle edizioni Voilier), che è stato il mio primo contatto, ho conosciuto quattro nuove donne eccezionali.
La libraia di Maglie, Anna della Universal Service. L'avvocato Anna Grazia Maraschio. Norina Stincon,mediatrice familiare e operatrice nei consultori. E Pupa De Maggio, coordinatrice del circolo Sel.
Perchè eccezionali? Perchè per due ore abbiamo parlato di violenza e di stalking, partendo da Malanova e dalle nostre esperienze personali nei diversi campi di azione e per due ore non abbiamo mai dato niente per scontato...ma dandoci forza l'un l'altra abbiamo cercato di rompere gli steriotipi tanto sul mondo femminile quanto sul machismo, con una forte dose di autocritica e tentando insieme di metterci in gioco, partendo da noi stesse e per tentare di arrivare a incidere sulle nostre quotidianità.
Oggi sono tornata a casa. Con uno dei soliti viaggi della speranza. Ma i colori, i colori della mia terra valgono più di ogni riposo. E ogni volta mi ricordo perchè faccio questi viaggi matti.
Oggi ho presentato Malanova a Maglie, all'interno della due giorni organizzata dal circolo di Sinistra ecologia e libertà, sullo Stalking. E grazie a un uomo, Marco Laggetta (delle edizioni Voilier), che è stato il mio primo contatto, ho conosciuto quattro nuove donne eccezionali.
La libraia di Maglie, Anna della Universal Service. L'avvocato Anna Grazia Maraschio. Norina Stincon,mediatrice familiare e operatrice nei consultori. E Pupa De Maggio, coordinatrice del circolo Sel.
Perchè eccezionali? Perchè per due ore abbiamo parlato di violenza e di stalking, partendo da Malanova e dalle nostre esperienze personali nei diversi campi di azione e per due ore non abbiamo mai dato niente per scontato...ma dandoci forza l'un l'altra abbiamo cercato di rompere gli steriotipi tanto sul mondo femminile quanto sul machismo, con una forte dose di autocritica e tentando insieme di metterci in gioco, partendo da noi stesse e per tentare di arrivare a incidere sulle nostre quotidianità.
La Tata









