i bambini in barattolo e la storia di Irena Sendler

È di questi giorni la notizia che il Premio nobel per la pace è andato a tre donne. La notizia rimbalza un po' dappertutto, siti Internet, blog, bacheche di Facebook... con qualche entusiasta che invoca più donne al potere (non apro la parentesi!).
Mi unisco (anche se un po' in ritardo, ma oggi sono a casa... e come al mio solito sfoglio vecchi giornali cercando di mettere ordine nel mio presente) ai cori, però... però se ci fosse un premio di consolazione ... io sottovoce avrei un quarto nome: una piccola donna, candidata quattro anni fa al Nobel per la Pace e sconfitta da Al Gore per il suo impegno e per la sua azione di sensibilizzazione sui rischi dei mutamenti climatici.
La quarta donna da molti dimenticata (ed è un peccato) è Irena Sendler, operatrice sanitaria nel ghetto di Varsavia. Irena, grazie al suo lavoro, portò fuori dal ghetto e salvò 2500 bambini. Li nascose e li affidò a famiglie cristiane, cambiano i loro nomi e la loro identità. Per non cancellare la memoria (si preoccupò anche di questo) scrisse i nomi ebrei e quelli nuovi su dei foglietti che chiuse in dei barattoli di marmellata e sotterrò nel suo giardino. Il suo sogno era, una volta finita la guerra, di ricongiungere i bimbi alle loro madri.
Quando la guerra finì, molti di quei bambini erano orfani, ma vivi, grazie al coraggio di questa piccola donna, che ha creduto nella pace e nella memoria.
Mi appassionò molto la storia di Irena, (nome di battaglia “Jolanta”), ma quell’anno il Nobel per la Pace lo vinse un uomo...un uomo di potere e la storia di Irena passò sotto silenzio. Quest’anno è l’anno delle donne e in qualche modo, recuperando le piccole storie dimenticate, è anche l’anno di Irena ...e dell’identità di migliaia di bimbi custoditi nei barattoli di marmellata.


Ps. Grazie al più accanito lettore che io conosca, ho scoperto che su questa storia c'è anche un libro: "Nome in codice Jolanta"
di Anna Mieszkowska, edizioni San Paolo

0 commenti:

Posta un commento