martedì 11 ottobre 2011
Io questo lo chiamo OMICIDIO
Stefania ha dato alla luce Rebecca (terza figlia, dopo una ragazzina che ora ha 14 anni e un bimbo di 12) un mese fa. Un parto cesareo e una complicazione banale: occlusione intestinale. Torna a casa e sta subito male. La ricoverano e la operano. Sbagliano la prima operazione e le perforano l’intestino. Setticemia. Stefania, 40 anni e una bimba appena nata a casa, una famiglia sull’orlo del caos, finisce nel reparto di Rianimazione.
A Taranto il reparto di Rianimazione vuol dire infezioni (Stefania prende un virus raro e pericoloso) e vuol dire assistenza ai limiti della dignità umana.
Sì,parlo dell’Italia, del 2011. Non sto raccontando una storia lontana nello spazio o nel tempo. Parlo di casa nostra. Parlo di tutti noi.
A Taranto essere ricoverati nel reparto di Rianimazione vuole dire isolamento.
Un giorno, non ricordo più quante sere fa, perché le sere sono diventate tutte uguali, Stefania sta male, rischia di morire perché il cuore stanco sta cedendo ... ma non ha neanche un campanello per chiamare aiuto. E Stefania si solleva. Tirano i tubi. Si lacerano le ferite. Esplode il fegato, ma Stefania si aggrappare alla testata del letto e sbatte ...sbatte....con tutta la forza il ferro contro il muro... e le unghie contro il nulla.....Stefania chiede aiuto.
Seconda operazione, secondo errore: l'intestino viene posizionato male e preme sui suoi polmoni, che cominciano a produrre un liquido strano, troppo strano. I tubi drenano e il liquido si ricrea. I medici di Taranto, chiamano uno penumologo da Bari, per un consulto. Il dottore la visita e chiede una tac completa, polmoni e intestino (fino a quel momento mai fatta) scopre gli errori e la porta via: «Deve venire a Bari ed essere operata immediatamente ». Il medico parte e allerta la sala operatoria. A Bari è tutto pronto. La aspettano. Ma Stefania rimane per cinque ore su una barella a Taranto, perché manca l’anestesista per attaccarla alle macchine d’emergenza. E quell'"immediatamtente" diventa lungo ore.
A Bari Stefania arriva troppo tardi. Viene operata. I medici fanno il possibile. Parliamo di appena 73 chilometri di distanza. Io non lo so se è la sanità del Sud contro cui ora ho voglia di gridare o solo l’ospedale di Taranto. Io so che ogni medico è un uomo, anche lui un padre di famiglia e anche lui con una coscienza. Ma se un medico non ha i mezzi, se l’ospedale sta cadendo a pezzi, se tutto va perché deve andare e non c’è passione, amore e speranza, allora i medici che sono uomini e hanno famiglie si devono rifiutare di operare, di ammazzare la gente. Perché a questo punto non ci sono più scuse. Io non ne trovo.
Il fegato di Stefania ha ceduto oggi pomeriggio. Emorragia interna. Quando stava per entrare in sala operatoria per la quarta volta ha afferrato la mano di sua sorella e l'ha pregata: «Non mi lasciare entrare un’altra volta in quella sala operatoria. lasciatemi andare. Lasciatemi morire. Non ce la faccio più. Ti affido i miei bambini, non ci vedremo più».
Stefania è morta oggi.
Morire a Taranto....morire di parto oggi, morire in un ospedale dopo un mese in condizioni al limite della dignità umana, morire dopo due operazioni sbagliate, morire sussurrando a tua sorella: "Non mi fare entrare ancora una volta in quella sala operatoria"... Morire...per mano umana (e penso anche alle scelte politiche, ai tagli , ai manager sbagliati, agli ospedali abbandonati, alla sciatteria). Io questo lo chiamo OMICIDIO!
A Taranto il reparto di Rianimazione vuol dire infezioni (Stefania prende un virus raro e pericoloso) e vuol dire assistenza ai limiti della dignità umana.
Sì,parlo dell’Italia, del 2011. Non sto raccontando una storia lontana nello spazio o nel tempo. Parlo di casa nostra. Parlo di tutti noi.
A Taranto essere ricoverati nel reparto di Rianimazione vuole dire isolamento.
Un giorno, non ricordo più quante sere fa, perché le sere sono diventate tutte uguali, Stefania sta male, rischia di morire perché il cuore stanco sta cedendo ... ma non ha neanche un campanello per chiamare aiuto. E Stefania si solleva. Tirano i tubi. Si lacerano le ferite. Esplode il fegato, ma Stefania si aggrappare alla testata del letto e sbatte ...sbatte....con tutta la forza il ferro contro il muro... e le unghie contro il nulla.....Stefania chiede aiuto.
Seconda operazione, secondo errore: l'intestino viene posizionato male e preme sui suoi polmoni, che cominciano a produrre un liquido strano, troppo strano. I tubi drenano e il liquido si ricrea. I medici di Taranto, chiamano uno penumologo da Bari, per un consulto. Il dottore la visita e chiede una tac completa, polmoni e intestino (fino a quel momento mai fatta) scopre gli errori e la porta via: «Deve venire a Bari ed essere operata immediatamente ». Il medico parte e allerta la sala operatoria. A Bari è tutto pronto. La aspettano. Ma Stefania rimane per cinque ore su una barella a Taranto, perché manca l’anestesista per attaccarla alle macchine d’emergenza. E quell'"immediatamtente" diventa lungo ore.
A Bari Stefania arriva troppo tardi. Viene operata. I medici fanno il possibile. Parliamo di appena 73 chilometri di distanza. Io non lo so se è la sanità del Sud contro cui ora ho voglia di gridare o solo l’ospedale di Taranto. Io so che ogni medico è un uomo, anche lui un padre di famiglia e anche lui con una coscienza. Ma se un medico non ha i mezzi, se l’ospedale sta cadendo a pezzi, se tutto va perché deve andare e non c’è passione, amore e speranza, allora i medici che sono uomini e hanno famiglie si devono rifiutare di operare, di ammazzare la gente. Perché a questo punto non ci sono più scuse. Io non ne trovo.
Il fegato di Stefania ha ceduto oggi pomeriggio. Emorragia interna. Quando stava per entrare in sala operatoria per la quarta volta ha afferrato la mano di sua sorella e l'ha pregata: «Non mi lasciare entrare un’altra volta in quella sala operatoria. lasciatemi andare. Lasciatemi morire. Non ce la faccio più. Ti affido i miei bambini, non ci vedremo più».
Stefania è morta oggi.
Morire a Taranto....morire di parto oggi, morire in un ospedale dopo un mese in condizioni al limite della dignità umana, morire dopo due operazioni sbagliate, morire sussurrando a tua sorella: "Non mi fare entrare ancora una volta in quella sala operatoria"... Morire...per mano umana (e penso anche alle scelte politiche, ai tagli , ai manager sbagliati, agli ospedali abbandonati, alla sciatteria). Io questo lo chiamo OMICIDIO!
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Commenti sul post
La Tata










3 commenti:
Superficialità, carenze strutturali o piuttosto incompetenza?
♥ ciao Stefania
alla fine siamo sempre noi a pagare per qualcuno ke pensiamo ne sappia piu di noi in medicina ciao stefania a te ke ora guarderai i tuoi figli da lassù spero ke qualcuno paghi per questo...
Cara Cristina purtroppo il caso di Stefania non e' l'unico. Qualche tempo fa intervista un medico di un reparto di quell'ospedale e col cuore pieno di rammarico mi racconto' che se non fosse per il lavoro, la dedizione dei volontari che peraltro per fronteggiare le emergenze raccolgono pure i fondi x l'acquisto di macchinari sarebbero definitivamente in rovina. All'ospedale di taranto manca tutto anche i cuscini i letti le lenzuola le sedie a rotelle e i campanellie se a questo ci aggiungi l'incompetenza, l'arroganza la presunzione di molti addetti ai lavori, i tagli imposti alla sanita' dell'era del "buon niki" che impediscono il regolare funzionamento di queste strutture e' presto detto..hanno davvero toccato il fondo. Non voglio parlare di politica ma e' indispensabile a questo punto che chi e' deputato a gestire la cosa pubblica faccia fino in fondo la sua parte con " un'umanita'" inversa a quella gridata sguaiatamente nelle piazze durante le campagne elettorali.
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