venerdì 30 dicembre 2011
4
la rapina
Quando ti mettono un coltello alla gola non pensi a niente. Vai in apnea.
Io non ho pensato, ho solo scelto. È stato istinto: ho scelto di non reagire, ho consegnato tutto quello che avevo, tutto quello che lui voleva, purché non mi toccasse, non mi facesse male.
Un attimo dopo, quando l’uomo con il coltello correva con la mia borsa tra le mani e io correvo nella direzione opposta, ho ricominciato a pensare.
Appena i pensieri ricominciano a respirare, il primo ossigeno che arriva è quello della razionalità. Sei lucida, presente, sei salva.
Ho bloccato il bancomat, la carta di credito, ho fatto un conto veloce di quanti contanti avevo nel portafoglio, mi sono ricordata dei buoni pasto e mi sono arrabbiata per la collana con i cerchi d’acciaio che adoravo e che, all’uscita dal lavoro, per pigrizia, invece di rimettere al collo, avevo infilato nella borsa.
Poi il tempo che aveva cominciato a correrete, piano piano rallenta, si dilata. Le carte sono bloccate. I contanti...e che vuoi...sono andati. Anche il cellulare. Ma più il tempo si dilata e più la paura aumenta e aumenta il dolore.
Il dolore per i guanti che erano un regalo caro, per il portafoglio nero con la clip trovato in un negozietto vintage, per gli sms custoditi nel cellulare, per l’agenda...per le piccole cose senza valore che ogni giorno mi portavo dietro e che stasera mi sono state portate via... che sono state violate...e chissà tagliate, buttate, insozzate. Le piccole cose che sono state rubate.Rubate da un miserabile, con gli occhi senza più sogni, colmi di astinenza, che ha preso un coltello dalla sua cucina ed è andato a caccia, la caccia della diperazione, una disperazione pronta a tutto.
L'adrenalina della razionalità dura poco. I piccoli pensieri quotidiani prendono il sopravvento. E quando sei sola, a casa, davvero al sicuro, scopri che fa male, che quel coltello ti ha ferito senza toccarti. Tagli profondi. Tagli violenti. Tagli dal nulla.
Io non ho pensato, ho solo scelto. È stato istinto: ho scelto di non reagire, ho consegnato tutto quello che avevo, tutto quello che lui voleva, purché non mi toccasse, non mi facesse male.
Un attimo dopo, quando l’uomo con il coltello correva con la mia borsa tra le mani e io correvo nella direzione opposta, ho ricominciato a pensare.
Appena i pensieri ricominciano a respirare, il primo ossigeno che arriva è quello della razionalità. Sei lucida, presente, sei salva.
Ho bloccato il bancomat, la carta di credito, ho fatto un conto veloce di quanti contanti avevo nel portafoglio, mi sono ricordata dei buoni pasto e mi sono arrabbiata per la collana con i cerchi d’acciaio che adoravo e che, all’uscita dal lavoro, per pigrizia, invece di rimettere al collo, avevo infilato nella borsa.
Poi il tempo che aveva cominciato a correrete, piano piano rallenta, si dilata. Le carte sono bloccate. I contanti...e che vuoi...sono andati. Anche il cellulare. Ma più il tempo si dilata e più la paura aumenta e aumenta il dolore.
Il dolore per i guanti che erano un regalo caro, per il portafoglio nero con la clip trovato in un negozietto vintage, per gli sms custoditi nel cellulare, per l’agenda...per le piccole cose senza valore che ogni giorno mi portavo dietro e che stasera mi sono state portate via... che sono state violate...e chissà tagliate, buttate, insozzate. Le piccole cose che sono state rubate.Rubate da un miserabile, con gli occhi senza più sogni, colmi di astinenza, che ha preso un coltello dalla sua cucina ed è andato a caccia, la caccia della diperazione, una disperazione pronta a tutto.
L'adrenalina della razionalità dura poco. I piccoli pensieri quotidiani prendono il sopravvento. E quando sei sola, a casa, davvero al sicuro, scopri che fa male, che quel coltello ti ha ferito senza toccarti. Tagli profondi. Tagli violenti. Tagli dal nulla.
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venerdì 23 dicembre 2011
2
it's a girl
Dopo un anno da funambola non potevo scegliere altri auguri.Buon Natale a tutti gli amici di Voltapagina, ai curiosi...e a chi inciampa qui per caso....sognano un Natale in cui le questioni di genere (tutte) siano un ricordo, un Natale in cui non esistano più quote rosa, in cui i se non ora quando sono la storia di un riscatto, in cui in ufficio non devi chiedere il permesso per parlare solo perchè sei donna, in cui se ti vuoi mettere una gonna stramini o delle scarpe tacco 12 non devi sentirti in colpa, in cui gli uomini non usano il corpo delle donne e le donne sono le prime non farsi usare o a mettersi sul mercato...sognando un Natale in cui le donne sappiana o sentirsi sorelle e nella sorellanza trovino la forza di diventare protagoniste di un mondo in cui tutti sono alla pari, uomini e donne, giovani e anziani, ricchi e precari, italiani e stranieri.... un Natale in cui la Madonna partorisce una bimba e tutti fanno festa...perchè che sia maschio o femmina ... poco importa, quello che conta è l'unicità di ciascuno di noi.
BUON NATALE
criz
mercoledì 21 dicembre 2011
1
liberi i marinai della savina caylyn
Sono liberi i marinai italiani della Savina Caylyn?
La prima agenzia è delle 14:33
**FLASH - PIRATI: LIBERATA NAVE 'SAVINA CAYLYN', SEQUESTRATA A FEBBRAIO- FLASH** =
La mia collega Irene de Arcangelis segue la vicenda dallo scorso febbraio, da quando la nave è stata rapita dai pirati in acque somale. Ventidue uomini di equipaggio, tra cui cinque marinai italiani(la nave è della compagnia napoletana Fratelli D’Amato): Giuseppe Lubrano Lavadera - comandante della nave - e Crescenzo Guardascione, di Procida; Gianmaria Cesaro di Sorrento; Antonio Verrecchia di Gaeta; Eugenio Bon di Trieste. Dieci mesi e 18 giorni di paura, con notizie scarse, foto drammatiche dei marinaiprigionieri e nessuna certezza.
Sono le 15, quando dopo le prime agenzie, la notizia della liberazione arriva ufficialmente in redazione. Irene chiama d’istinto il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera. Sono mesi che Irene fa da intermediario con la famiglia, chiamando sul cellulare satellitare del comandante.
Le prime due telefonate però vanno a vuoto.
La prima volta risponde un uomo. Parla inglese e dall'accento si sente che è straniero.
La seconda volta: nuova voce maschile. Parla sempre inglese. Irene riconosce la voce di Lubrano. Gli parla in italiano, ma lui risponde ostinatamente in inglese e chiude la comunicazione.
L'impressione è che ci sia qualcuno che lo controlli, che non possa parlare.
Irene non si arrende. Decidiamo di registrare la telefonata. Sul mio Ipad scarichiamo un programma per registrare e impostiamo il telefono sul vivavoce. Ci prepariamo le domande. Aspettiamo mezz'ora e ci riproviamo. Mi appassiono. Le agenzie continuano a ripetere che i marinai della Savina Caylyn sono liberi, che è stato pagato un riscatto. Ma i familiari a Procida tacciono, tace la Farnesina e neanche l’armatore parla. Sulla nave sta accadendo qualcosa. Perché il capitano al telefono non parla in italiano?
Vogliamo capire che sta accadendo.
Sono le 17.58. L’Ipad pronto a registrare. Chiudiamo tutte le porte della stanza e telefoniamo alla Savina Caylyn per la terza volta. Scattano le 17.59, risponde Lubrano:
Ecco l’intervista in esclusiva:
Sono liberi. Ma come dice il capitano “ci troviamo in una situazione di stallo”. In sottofondo si sentono voci. C'è tensione. Paura. Incertezza. Bisogna ancora aspettare e sperare. Almeno 48 ore di attesa, da quanto si capisce. Il comandante dice una frase che mi colpisce. A Irene dice : "lo so che lei ci ci ha aiutato tanto". È raro, ma a volte a migliaia di chilometri di distanza, senza conoscersi due persone possono aiutarsi...un giornalista, con il suo lavoro, può diventare un punto di riferimento per chi è lontano dal suo paese, e dalla sua famiglia. Mi sono commossa. Poche parole. Ma quanta forza. E come dice Lubrano Lavadera ora “crepi il lupo”. Sì capitano, crepi il lupo, vi aspettiamo per Natale...a casa.
La prima agenzia è delle 14:33
**FLASH - PIRATI: LIBERATA NAVE 'SAVINA CAYLYN', SEQUESTRATA A FEBBRAIO- FLASH** =
La mia collega Irene de Arcangelis segue la vicenda dallo scorso febbraio, da quando la nave è stata rapita dai pirati in acque somale. Ventidue uomini di equipaggio, tra cui cinque marinai italiani(la nave è della compagnia napoletana Fratelli D’Amato): Giuseppe Lubrano Lavadera - comandante della nave - e Crescenzo Guardascione, di Procida; Gianmaria Cesaro di Sorrento; Antonio Verrecchia di Gaeta; Eugenio Bon di Trieste. Dieci mesi e 18 giorni di paura, con notizie scarse, foto drammatiche dei marinaiprigionieri e nessuna certezza.
Sono le 15, quando dopo le prime agenzie, la notizia della liberazione arriva ufficialmente in redazione. Irene chiama d’istinto il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera. Sono mesi che Irene fa da intermediario con la famiglia, chiamando sul cellulare satellitare del comandante.
Le prime due telefonate però vanno a vuoto.
La prima volta risponde un uomo. Parla inglese e dall'accento si sente che è straniero.
La seconda volta: nuova voce maschile. Parla sempre inglese. Irene riconosce la voce di Lubrano. Gli parla in italiano, ma lui risponde ostinatamente in inglese e chiude la comunicazione.
L'impressione è che ci sia qualcuno che lo controlli, che non possa parlare.
Irene non si arrende. Decidiamo di registrare la telefonata. Sul mio Ipad scarichiamo un programma per registrare e impostiamo il telefono sul vivavoce. Ci prepariamo le domande. Aspettiamo mezz'ora e ci riproviamo. Mi appassiono. Le agenzie continuano a ripetere che i marinai della Savina Caylyn sono liberi, che è stato pagato un riscatto. Ma i familiari a Procida tacciono, tace la Farnesina e neanche l’armatore parla. Sulla nave sta accadendo qualcosa. Perché il capitano al telefono non parla in italiano?
Vogliamo capire che sta accadendo.
Sono le 17.58. L’Ipad pronto a registrare. Chiudiamo tutte le porte della stanza e telefoniamo alla Savina Caylyn per la terza volta. Scattano le 17.59, risponde Lubrano:
Ecco l’intervista in esclusiva:
Sono liberi. Ma come dice il capitano “ci troviamo in una situazione di stallo”. In sottofondo si sentono voci. C'è tensione. Paura. Incertezza. Bisogna ancora aspettare e sperare. Almeno 48 ore di attesa, da quanto si capisce. Il comandante dice una frase che mi colpisce. A Irene dice : "lo so che lei ci ci ha aiutato tanto". È raro, ma a volte a migliaia di chilometri di distanza, senza conoscersi due persone possono aiutarsi...un giornalista, con il suo lavoro, può diventare un punto di riferimento per chi è lontano dal suo paese, e dalla sua famiglia. Mi sono commossa. Poche parole. Ma quanta forza. E come dice Lubrano Lavadera ora “crepi il lupo”. Sì capitano, crepi il lupo, vi aspettiamo per Natale...a casa.
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domenica 18 dicembre 2011
2
le nuvole
E dopo il temporale,
dopo la grandine e il vento,
dopo l'urlo del cielo
le nuvole divennero d'oro.
Il loro cuore era ancora nero,
ma affaticato, esausto, ormai inerme.
E così il loro corpo si abbandonò
a quella luce gialla che arrivava da lontano
una luce quieta, così diversa eppure più forte.
dopo la grandine e il vento,
dopo l'urlo del cielo
le nuvole divennero d'oro.
Il loro cuore era ancora nero,
ma affaticato, esausto, ormai inerme.
E così il loro corpo si abbandonò
a quella luce gialla che arrivava da lontano
una luce quieta, così diversa eppure più forte.
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mercoledì 14 dicembre 2011
1
Federì

La guerra no. E’ sincera la guerra, dolze amanza: non trase per le finestre de lo palazzo. Si cocca per terra nel fango e dal pantano è sporcata. E’ rea di conquiste e pena. E’ ismarrita la vita dove non c’è battaglia di spade: il tradimento non si mostra vigliacco, ma striscia con i panni della festa.
Il tradimento di un figlio.
Quando mio figlio mi tradì, per la sembianza certa di alcune sue ragioni giuste, allora sì che avrei fatto Crociate. Avrei incendiato uomini e libri d’oriente, altro che Crociata degli Scomunicati senza sangue, avrei ucciso eccome. Avrei offeso eccome. Avrei torturato Averroè senza cura di filosofia, avrei calpestato con zoccoli di cavallo ogni canzone e rima.
Avrei pianto.
Federì, di Patrizia Rinaldi.
Federico II di Svevia e Fulgezia, sua immaginata governante bambina, si incontrano al di là della morte e si confrontano in un racconto a due che spazia dalla strategia della Crociata senza sangue alla violenza subita da Fulgezia nelle terre vicine al castello. Venerdì 16 e sabato 17 dicembre alle 17,30, in via Annunziata 3, va in scena “Federì, ovvero le storie sono delle femmine con la bocca aperta”. Il testo firmato da Patrizia Rinaldi è interpretato da Tina Femiano e Rosario Sparno. Lavoro a cura di Carmen Femiano. La narrazione dei due protagonisti non riguarda solo vicende a loro contemporanee. Il tempo dell’oltretomba permette sguardi su un eterno presente.
Prima della rappresentazione (alle 17) sarà possibile visitare la ruota degli Esposti.
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martedì 13 dicembre 2011
1
il partito di Aug San Suu kyi torna legittimo
La "Lega nazionale per la democrazia" (Nld) di Aung San Suu Kyi è da oggi un legittimo partito politico in Birmania. E un anno dopo lo scioglimento forzato per aver boicottato le prime elezioni dal 1990, ora si prepara a schierare suoi candidati - tra cui lo stesso premio Nobel per la Pace - in elezioni supplettive che si dovrebbero tenere nei primi mesi del 2012.
"La Commissione elettorale ha autorizzato la formazione dell'Nld in seguito alla domanda di registrazione come partito politico", ha scritto oggi il quotidiano statale "New Light of Myanmar". Ieri, intanto, il movimento politico il cui trionfo nel voto del 1990 non fu mai onorato, ha presentato il suo nuovo logo: un pavone - il suo emblema storico - che tende il collo verso una stella, simbolo della rivoluzione e di una lotta per la democrazia non ancora conclusa.
Una data per il voto supplettivo - inizialmente previsto entro fine 2011 - non è stata ancora fissata. In previsione della riapertura della nuova sessione parlamentare nel 2012, le attese sono ora per elezioni entro febbraio. In palio ci saranno 48 seggi: un numero insufficiente a scalfire il massiccio controllo del partito del regime (circa l'80% dei seggi "politici", e senza contare il 25% del Parlamento è garantito ai militari dalla Costituzione), ma che potrebbero dare al Nld una prima base parlamentare in vista delle elezioni generali nel 2015.
"La Commissione elettorale ha autorizzato la formazione dell'Nld in seguito alla domanda di registrazione come partito politico", ha scritto oggi il quotidiano statale "New Light of Myanmar". Ieri, intanto, il movimento politico il cui trionfo nel voto del 1990 non fu mai onorato, ha presentato il suo nuovo logo: un pavone - il suo emblema storico - che tende il collo verso una stella, simbolo della rivoluzione e di una lotta per la democrazia non ancora conclusa.
Una data per il voto supplettivo - inizialmente previsto entro fine 2011 - non è stata ancora fissata. In previsione della riapertura della nuova sessione parlamentare nel 2012, le attese sono ora per elezioni entro febbraio. In palio ci saranno 48 seggi: un numero insufficiente a scalfire il massiccio controllo del partito del regime (circa l'80% dei seggi "politici", e senza contare il 25% del Parlamento è garantito ai militari dalla Costituzione), ma che potrebbero dare al Nld una prima base parlamentare in vista delle elezioni generali nel 2015.
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lunedì 12 dicembre 2011
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L'uomo che coltivava le comete
“Ogni cometa ha la sua luce” mi spiegò “e ogni stella chiama un’altra stella. Perché dal seme nasca una cometa, bisogna che un’altra stella la chiami. Non basta seminare, si deve cercare il cielo giusto e aspettare”.
“Aspettare quanto?” gli chiesi.
“Se non sei capace d’aspettare senza farti domande,” mi rispose in modo misterioso, “non desideri abbastanza. E se non desideri abbastanza, perché dovresti coltivare le comete?”
Angela Nanetti
“Aspettare quanto?” gli chiesi.
“Se non sei capace d’aspettare senza farti domande,” mi rispose in modo misterioso, “non desideri abbastanza. E se non desideri abbastanza, perché dovresti coltivare le comete?”
Angela Nanetti
giovedì 1 dicembre 2011
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Il processo di Lea Garofalo deve ripartire da zero
Otto mesi di tempo. Otto mesi o salta tutto. Otto mesi brevissimi per una giustizia lumaca. Deve per forza ripartire da zero il Processo in corso a milano sull'omicidio di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia rapita, interrogata e sciolta nell'acido nel milanese dagli esponenti della 'ndrangheta lombarda che aveva denunciato. Lo hanno deciso i giudici della prima corte d'assise di milano, accogliendo le richieste delle difese.
L'azzeramento del processo è la diretta conseguenza del trasferimento di Filippo Grisolia dalla presidenza del collegio titolare del processo sull'omicidio della Garofalo, alla guida del gabinetto del ministero della Giustizia.
Ora è Anna Introini ad aver preso il posto di Grisolia alla presidenza della prima Corte d'Assise di Milano.
Se entro luglio non arriva la sentenza di primo grado i sei imputati, ora in carcere, tra i quali Carlo Cosco, l'ex convivente di Lea Garofalo, potrebbero ritornare in libertà per la scadenza dei termini di custodia cautelare. I sei vennero arrestati a ottobre dell'anno scorso dai carabinieri di Milano coordinati dal pm della Dda Marcello Tatangelo e dalla collega Maria Letizia Mannella.
Da giorni al tribunale di Milano si cerca di salvare questo processo. Livia Pomodoro, il presidente, ha tentato di far proseguire il processo tenendo valide le testimonianze, ma le difese, a causa del cambiamento nella composizione della Corte, hanno negato il consenso perché "il giudice che andrà in camera di consiglio deve essere lo stesso che ha partecipato all'assunzione delle prove". Il collegio ha accolto la richiesta disponendo di "rinnovare l'attività istruttoria, non potendo limitarsi alla lettura delle dichiarazioni rese". Occorre quindi "risentire i testi" per "garantire il rispetto dell'oralità del dibattimento".
Tra questi anche la giovane Denise- figlia della donna vittima di un caso di lupara bianca e del principale imputato, Carlo Cosco, costretta a vivere sotto tutela e che per prima ha denunciata la scomparsa della madre - che a 19 anni ha avuto il coraggio di costituirsi parte civile contro il padre: adesso la ragazza dovrà ripetere la sua testimonianza testimonianza.
L'azzeramento del processo è la diretta conseguenza del trasferimento di Filippo Grisolia dalla presidenza del collegio titolare del processo sull'omicidio della Garofalo, alla guida del gabinetto del ministero della Giustizia.
Ora è Anna Introini ad aver preso il posto di Grisolia alla presidenza della prima Corte d'Assise di Milano.
Se entro luglio non arriva la sentenza di primo grado i sei imputati, ora in carcere, tra i quali Carlo Cosco, l'ex convivente di Lea Garofalo, potrebbero ritornare in libertà per la scadenza dei termini di custodia cautelare. I sei vennero arrestati a ottobre dell'anno scorso dai carabinieri di Milano coordinati dal pm della Dda Marcello Tatangelo e dalla collega Maria Letizia Mannella.
Da giorni al tribunale di Milano si cerca di salvare questo processo. Livia Pomodoro, il presidente, ha tentato di far proseguire il processo tenendo valide le testimonianze, ma le difese, a causa del cambiamento nella composizione della Corte, hanno negato il consenso perché "il giudice che andrà in camera di consiglio deve essere lo stesso che ha partecipato all'assunzione delle prove". Il collegio ha accolto la richiesta disponendo di "rinnovare l'attività istruttoria, non potendo limitarsi alla lettura delle dichiarazioni rese". Occorre quindi "risentire i testi" per "garantire il rispetto dell'oralità del dibattimento".
Tra questi anche la giovane Denise- figlia della donna vittima di un caso di lupara bianca e del principale imputato, Carlo Cosco, costretta a vivere sotto tutela e che per prima ha denunciata la scomparsa della madre - che a 19 anni ha avuto il coraggio di costituirsi parte civile contro il padre: adesso la ragazza dovrà ripetere la sua testimonianza testimonianza.
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addio Christa Wolf

Ho cominciato a domandarmi perché nella nostra società tutto viene consumato e nello stesso tempo si va sempre alla ricerca di un capro espiatorio.
Christa Wolf.
La scrittrice tedesca Christa Wolf è morta oggi,a Berlino, all'età di 82 anni.
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La Tata









