#OccupyScampia, ecco cosa è successo


Ma il giornalismo esiste ancora? Che confini ha? Qual è il limite?
Basta solo un titolo che funziona? Basta un cinguettio?

Andiamo con ordine. Sono giorni che in redazione, a Repubblica Napoli, discutiamo del “caso Scampia”.
Vado con ordine. Un ordine temporale, per arrivare alla notizia. Procedo al contrario. Ma devo cercare di essere chiara e per farlo devo ricostruire come è andata.
Circa dieci giorni fa il “Mattino” riprende un allarme lanciato dai Verdi e urla in prima pagina: “Allarme criminalità, coprifuoco a Chiaia”. Chiaia è uno dei quartieri bene di Napoli. La notizia viene subito smentita dal presidente della Municipalità, dai residenti, dai commercianti e finisce nel dimenticatoio. Qualche giorno di pausa. Ma il titolo del coprifuoco piace, funziona, apre il dibattito. Qualcuno direbbe : “È giornalistico”. Ed ecco che il “Mattino” ci riprova. Andata male a Chiaia, quartiere chic, il coprifuoco si sposta a Scampia, quartiere di frontiera. E questa volta funziona davvero. L’articolo viene ripreso dal popolo di Twitter e da Facebook, la notizia, si moltiplica, si ingigantisce, diventa vera. C’è chi si preoccupa, chi si indigna, chi reagisce.
Pina Picierno, deputato Pd in prima linea sul fronte della lotta alla camorra, istintivamente digita il suo cinguettio: “Facciamogli capire che Scampia non è cosa loro #OccupyScampia”. Pochi minuti e l’hashtag #OccupyScampia dilaga. Giornalisti, cittadini, operatori sociali lo rilanciano. Tutti hanno voglia di fare qualcosa, di non rimanere in silenzio.
Siamo a due giorni fa.
La sera stessa in un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il sindaco il prefetto, polizia e carabinieri valutano la situazione. La conclusione è: “La situazione è tesa, l’allerta deve essere massima, ma non c’è nessun coprifuoco”. Lo stesso, presidente di Confcommercio Napoli, Pietro Russo chiarisce: «Il coprifuoco sta diventando un falso problema, un evento mediatico più che un fatto reale. Al momento non c’è nulla, i commercianti non hanno denunciato alcuna intimidazione. Il vero problema è la mancanza di sicurezza in quella zona, la desertificazione commerciale, la vendita di droga». Le associazioni che tutti i giorni lavorano nel quartiere si ribellano. Sono i ragazzi del Gridas, del Mammut, del Centro Hurtado, delle parrocchie…sono i comitati di cittadini. Tutti, come il sindaco, il prefetto, le forze dell’ordine negano il coprifuoco. Critici anche fondatori di “(R) esistenza Anticamorra”. «A Scampia non c’è nessun coprifuoco. La notizia è stata amplificata e diffusa in modo improprio sui social network», scrive Ciro Corona presidente di “(R) esistenza Anticamorra. Ma il titolo che funziona, quello sul coprifuoco, ormai cammina su gambe proprie. E poi c’è un fattore: l’omertà. A Scampia la gente ha paura di denunciare. Ed ecco che interviene da New York Roberto Saviano. Ma attenzione Saviano scrive: «Accade che un ordine dato da un clan imponga il coprifuoco e che il resto del Paese quasi non se ne accorga», ma nel suo pezzo descrive non l’oggi, ma una mentalità, quella criminale e quella della paura, quella che mette in moto in genere questi meccanismi. Per lui una cosa è davvero importante: «Sarebbe bello se questo governo trovasse il modo di esserci, se le luci non si spegnessero per riaccendersi solo quando è troppo tardi. Solo quando si spara e si uccide molto. Solo quando torna la guerra, la solita guerra a sud». È il silenzio il timore di Saviano, non il presunto coprifuoco. Ma è il titolo che comanda, non l’articolo.
Ed ecco che la notizia del coprifuoco diventa incontrollabile. È diventata vera, perché è vera non a Scampia, ma sui Socialnetwork.
Il popolo di Twitter in 48 ore organizza una manifestazione a Scampia: #OccupyScampia. Appuntamento per oggi, in piazza Giovanni Paolo II.
Per cercare di fermare l’eco dei cinguettii scende in campo anche il prefetto di Napoli, che chiede al questore: “Mi accompagni a Scampia? Non ci sono mai stato?”. Sono le otto di ieri sera e parte la delegazione. Il prefetto si ferma in corso Secondigliano (per la cronaca i negozi sono tutti aperti), mangia i taralli scaldati e parla con i negozianti, che gli denunciano problemi gravi come la sicurezza, il controllo del territorio da parte dei clan, lo spaccio della droga, qualcuno sussurra anche accuse più gravi come il racket, ma tutti negano il coprifuoco. «Tanto qui se si spara, si spara a qualsiasi ora. È una guerra, ma non ha bisogno del buio», dice un negoziante.
Nella notte scattano i controlli a tappeto in tutta l’area da parte di polizia e carabinieri. Finisce in manette anche l’ennesimo attore di Gomorra (Salvatore Russo, quello che nel film di Matteo Garrone, impersonava il boss che chiedeva al ragazzino la prova di coraggio come rito di affiliazione). E l’arresto di un attore di Gomorra vale molto di più che un semplice arresto di uno spacciatore, almeno per i titoli dei giornali.
Arrivo finalmente ad oggi. Oggi era il grande giorno della manifestazione. Il popolo di Twitter doveva uscire dalla realtà virtuale ed entrare in quella reale, con la manifestazione. Forte e intelligente anche il proposito dei promotori: «Un’occupazione simbolica per dare il via a un’agenzia di stampa permanente, che dia notizie dal territorio utilizzando tutti i mezzi di comunicazione, tv, socialnetwork, giornali, per aiutare chi vive e opera quotidianamente nel quartiere e per mantenere ferma su Scampia lattenzione delle istituzioni».

Ma il grande giorno è diventato anche il giorno della verità, quello della realtà.

Tanti giornalisti, diversi esponenti politici anche di livello nazionale, poca gente del posto. Si presenta così piazza Giovanni Paolo II, dove è in corso ‘OccupyScampia’,
scrive l’Agi alle 19.19.

La notizia del coprifuoco, dell’occupazione di Scampia erano vere solo nel mondo dei media. E in piazza oggi, appunto, c’erano solo i media, i politici (immancabili dove c’è una telecamera) e i pochi ragazzi che su Twitter ci avevano creduto davvero. Vuoi il maltempo e il freddo, vuoi i tempi brevi per l’organizzazione, ma la manifestazione nata nello spazio virtuale, nella realtà è stata un flop. Anzi una vetrina mediatica che si è infranta su chi (senza pensarci troppo e con il pizzico di vanità che la rete non nega a nessuno) l’ha fatta nascere.

Alla fine ho due domande?
1) Su Scampia calerà il silenzio fino alla prossima faida o al prossimo titolo azzeccato?
2) Qual è il rapporto tra la comunicazione globale e la comunicazione giornalistica?
E una risposta: Twitter è velocità, democrazia, potenza. Ma i giornalisti hanno un’arma in più: hanno il loro tablet per catturare i cinguettii della rete, ma possono andare sui luoghi e capire quello che accade. È quello che abbiamo cercato di fare nella mia redazione, nel mio giornale, cercando di non farci travolgere dall’onda della rete. Ma paradossalmente eravamo una voce isolata.

Ah, se qualcuno è curioso di sapere quello che sta succedendo (davvero) a Scampia riporto uno stralcio del pezzo che ha scritto oggi, la mia collega di nera. Fatti. Non titoli.
“A Scampia non si spara dall´ottobre scorso. Un periodo di tempo, per l´area delle faide di camorra, estremamente lungo. E gli ultimi cinque morti ammazzati nell´ambito di una presumibile – ma smentita dall´Antimafia – nuova guerra di camorra sono stati tutti uccisi a Melito, il territorio rifugio del clan Amato-Pagano, quelli che venivano chiamati “scissionisti” durante la faida dei cinquantasette morti tra il 2004 e il 2005. Nessun coprifuoco, negozi aperti fino alle otto di sera come negli altri quartieri di Napoli. Più che altro un inquietante silenzio, se messo sullo sfondo di un nuovo scenario criminale: quello di una possibile, quasi inimmaginabile, nuova alleanza.
È il terzo scenario, il terzo polo. Che vedrebbe insieme – ci lavorano gli investigatori ma è ancora presto per avere risultati concreti – i Di Lauro (perdenti nella prima faida), gli scissionisti che hanno abbandonato il cartello degli Amato-Pagano (e che erano i primi scissionisti dal clan Di Lauro) e il cosiddetto “ago della bilancia”, il gruppo di Vanella Grassa, che con le sue scelte – e il suo nutrito arsenale – può decidere chi è il più forte a Napoli Nord.
La fotografia di Scampia sul fronte camorra diventa così, giorno dopo giorno, più complicata. Si riparte dalle parole del procuratore Alessandro Pennasilico all´indomani del quinto morto ammazzato di Melito datato 2012: «Sono delitti molto preoccupanti, ma appartengono alla riorganizzazione della cosca dovuta ad arresti eccellenti». I giorni trascorsi senza un solo colpo di pistola confermano questa pista”.

n.b. La foto è presa dal web e firmata da Luciano Ferrara.

8 Comments
  • Feb 4,2012 at 12:42

    e a proposito di “cose sensate” vi segnalo questo (mi è arrivato via mail!) http://www.terza-pagina.it/blog/scampia-quando-la-bellezza-e-la-tenacia-non-fanno-notizia/…a scrivere sul blog sono giovani studenti universitari!

  • Feb 4,2012 at 12:27

    @Domenico, grazie dell’intervento, come al solito documentato!
    @Patrick, il nostro discorso è ancora lungo…e come vedi cominciano a modificarlo nuove variabili!
    @Il corsaro, che intervento quello della ragazza di Scampia!!!!!!

  • Feb 4,2012 at 12:24

    @Caro Anonimo, Saviano non fa una metafora, hai ragione, ma Saviano a suo modo, o suo malgrado, è diventato un simbolo…anche a me non piace (e infatti ho sottolineato che scriveva da New York, a buon intenditor poche parole) se anche lui usa i titoli “azzeccati”…però cerco di andare al cuore del suo ragionamento e dal pezzo si capisce chiaramente che la sua è la descrizione di un meccanismo (e questo lo conosce bene)generale …che gli serve per lanciare un messaggio. E quel messaggio io lo condivido: “Attenzione il silenzio è pericoloso!!!!!”. Ecco anche perchè…io non trovo del tutto negativa l’iniziativa di Occupyscampia (i movimenti dal basso – e la rete- sono la nostra risorsa), io trovo pericoloso il meccanismo mediatico… e non gioisco del flop (anzi)…ma quando il quadro di cronaca è completo (e non prima, altrimenti farei un giornalismo a tesi) provo a fare un’analisi visto che ho un osservatorio privilegiato. Per quanto riguarda l’articolo della Sannino, per fortuna i pezzi sono firmati e ognuno si assume la responsabilità di quello che scrive in prima persona, per il resto se nei giornali ci sono pensieri diversi e la libertà di scriverli, credimi, è una garanzia per il lettore, che come vedi è più attento di quello che si crede. NapoliMonitor è sempre molto attento al territorio e di cose sensate…ne hanno scritte in tanti, ti segnalo solo il @Corsaro qui sopra!. Per il resto grazie del contributo…e su questo blog…le firme sono gradite…

  • Anonymous
    Feb 4,2012 at 0:52

    Non mi pare che l’articolo scritto sul tuo giornale dalla Sannino negasse l’esistenza del coprifuoco, nè che Saviano intendesse la “metafora” del coprifuoco. L’unica cosa sensata su occupyscampia l’ha scritta il sito di Napoli Monitor. Ma ieri, non oggi a flop compiuto. Il giornalista è colui che, dopo, sapeva tutto prima

  • Feb 3,2012 at 22:47

    Ti segnao questo articolo di una ragazza di Scampia. http://ilcorsaro.info/in-movimento/232-occupyscampia-opinioni-dal-quartiere

  • Mario Pepe
    Feb 3,2012 at 21:52

    Un’analisi precisa a puntuale. Che sottoscrivo in pieno.

  • domenico lopresto
    Feb 3,2012 at 21:51

    sono appena ritornato dalla manifestazione OccupyScampia: in tanti mi domandavano se servono a qualcosa queste manifestazioni visto che non riescono a coinvolgere le persone? Le manifestazioni servono sempre, elevano i livelli di coscienza della gente anche se sono convinto che le manifestazioni anticamorra devono essere fatte nei luoghi dove la ricchezza viene prodotta ed accumulata e possibilmente in luoghi visibili, sotto casa dei boss. L’economia illegale vale 14 manovre economiche salva Italia e si deve avere il coraggio di andare sotto casa dei boss a dimostrare alla gente che c’è il denaro e il suo potere ma esiste anche la libertà e la sua bellezza. Denaro e potere, rispetto e terrore: le ferrari che girano per il Corso Secondigliano, le finanziarie e agenzie immobiliari che si aprono e sono gestite dagli amici degli amici, le feste di piazze al ritmo di una alla settimana che tanti neomelodici di fama nazionale che vanno a cantare nei palazzi dei boss, e poi le scalate alle banche, al mercato immobiliare, agli investimenti nel settore alberghiero e le mille e altre strade che prendono i soldi dei boss e dei colletti bianchi che amministrano i loro soldi.Le manifestazioni a Secondigliano, alla Masseria Cardone, alla Vanella Grassi, a Via Limitone d’Arzano, al Rione dei Fiori, in zona Perrone a Capodichino dove vivono i capi dei clan che riforniscono le piazze di Scampia sono utili e immediatamente visibili a migliaia di persone chiuse anche nelle loro case a scrutare il cammino di chi manifesta da dietro una tenda. Il potere della camorra sta a Secondigliano , da qui sono partiti i capitali che hanno distrutto cementificandola città come Melito, Casavatore, Mugnano, Marano,Giugliano. 100 giornalisti e tante televisioni non sono venute alle manifestazioni anticamorra fatte sotto casa dei boss a Secondigliasno dall’Unione Inquilini, li c’era la gente e il popolo che viene nelle sedi dell’Unione Inquilini.Cammin cammin facendo, senza aspettardsi che nessuno ci congedi la liberta, se siamo uomini o donne ce l’andiamo a prendere da soli.

  • Feb 3,2012 at 21:51

    “Ma il giornalismo esiste ancora? Che confini ha? Qual è il limite?
    Basta solo un titolo che funziona? Basta un cinguettio?”

    La risposta, se vogliamo generalizzare, è no.
    Ammesso che quello che hai raccontato sia giornalismo e non credo che lo sia. Giornalismo è il pezzo che hai scritto qui.
    E non si assomigliano.

    Poi, come sai bene, questa è una riflessione che mi interessa molto.