tre, numero imperfetto

Le altalene non hanno futuro, i treni sì. Perchè vede, cara signora triste, le altalene vanno e vengono, come i treni, ma in uno spazio limitato, stanco. Il futuro per me invece deve avere un margine di deragliamento dall’ovvio, il futuro deve conoscere la parola malgrado. Malgrado i trucchi, le smentite, le lamiere d’amianto, i tradimenti fatti e subiti, le morti, gli arrampicatori e i loro gomiti, malgrado il tempo che non vuole sapere di non portare vecchiaia, malgrado tutti gli oltraggi. Ogni tanto, cara signora, un malgrado si libera e si impone. Scende dall’altalena e prende il treno. La mia non è proprio speranza, no, piuttosto una sorpresa, una molla che sbuca dalla scatola solita e ti fa cuccù settè: sono il malgrado tuo.

 
 
Per leggere l’ultimo libro di Patrizia Rinaldi (Tre, numero imperfetto, edizioni e/o) bisogna chiudere gli occhi e non vedere le parole scritte, ma sentirle. Bisogna acuire gli altri senti: il tatto, l’olfatto, l’udito, il gusto (quello per il dolce e quello per l’amaro). Bisogna lasciare l’insieme e avventurarsi nel dettaglio, credere alle ombre, affidarsi all’istinto.
Avverto subito: è un giallo. Ma se vi aspettate sparatorie, analisti della scientifica, colpi di scena, azione, non è il vostro giallo. Tant’è che la casa editrice lo ha inserito nella collana dei romanzi. Scelta azzardata, scelta lungimirante.
La trama, l’intreccio sono solo un pretesto per narrare Napoli e l’animo umano, soprattutto l’animo femminile (di cui la Rinaldi è esploratrice coraggiosa), le ferite quotidiane, le vertigini che ti afferrano la testa e lo stomaco mentre cammini con i tacchi alti sul bordo di un precipizio costante… e l’amore ( o forse solo l’illusione dell’amore) che diventa ora sconfitta, ora rivincita, ora odio.
E tu non hai scelta puoi solo continuare a leggere, andare avanti e non aver paura di quella voce che ti accarezza e senza pietà, ti porta verso la verità, in un disperato tentativo dell’ordine di vincere sul disordine.
 
 
 

Leave a Comment