La solitudine dei calabresi per bene e non…

La Solitudine dei calabresi per bene. E’ titolo della rubrica delle Lettere di Corrado Augias, di oggi su Repubblica. E io aggiungerei: la solitudine dei calabresi per bene “e non”… la solitudine voluta anche dai media, che ignorando una regione la stanno condannando all’isolamento.

Massimo Cosentini è l’autore della lettera. Scrive ad Augias: Da calabrese sono strabiliato per come lo Stato finga di non vedere ciò che accade qui. (….)Nella mia terra c’è la guerra. Affidarsi a magistrati, forze dell’ordine e alcuni amministratori sotto scorta non risolve il tumore dell’organizzazione criminale più potente al mondo. (…) Non sarebbe opportuno, per esempio, che i grandi giornali fossero presenti con una redazione regionale? La risposta la conosco: i costi, i pochi giornali letti. (…) Ecco la solitudine delle persone per bene che non ce la fanno da sole dovrebbe inquietare tutti. Possibile che gli intellettuali non siano tentati da questa sfida?

Io so solo che Sky da un paio di mesi non ha confermato il contratto alla sua corrispondente dalla Calabria. Manuela Iatì volto e la voce della Calabria sul canale di news 24ore su24 da sei anni. Ma la multinazionale dell’informazione ha fatto un calcolo numerico. Il contratto era in esubero, bisognava tagliarlo. Poco importa se ora in Calabria non c’è un corrispondente, se le notizie vengono a mala pena coperte da una troupe di operatori in affitto e da uno speaker in studio che legge le agenzie. La decisione di una televisione di lasciare scoperto un territorio è una sconfitta, per l’informazione. La Calabria davvero conta così poco? Lo stesso discorso vale e per i grandi giornali nazionali, che in Calabria hanno – se va bene – un collaboratore, che a fatica riesce a proporre dei pezzi. Dico a fatica perché, senza volerlo, spesso mi sono trovata a occuparmi di questa terra e ogni volta che ho proposta al giornale un servizio è stata una battaglia, come se morti, ingiustizie, malaffare lì giù …in fondo all’Italia fossero sempre cose da niente.
Io la sfida la lancerei proprio ai giornali. Ai nazionali e alle testate regionali che spesso non hanno la forza (la voglia e i mezzi) per imporsi anche al di fuori dei loro lontani confini. Raccontate la Calabria. Portate alla luce incongruenze, arretratezze, ingiustizie, problemi, ma anche potenzialità e eccellenze di questa regione. Non dimenticate, la Calabria, fatela vivere. C’è tanto da raccontare. Non relegatela ai soliti cliché, non ricordatela solo quando muore un Francesco Fortugno. Quanti Fortugno volete?

L’abbandonare la Calabria, il dimenticarla, il sottovalutarla non isola solo le persone per bene (che spesso fuggono via), ma anche quelle “non per bene”, che nel silenzio e nell’isolamento crescono e impongono le leggi della forza, la cultura del sopruso.

10 Comments
  • Anonymous
    Ott 20,2012 at 18:30

    Lunedì invierò la disdetta a Sky motivando che la mia scelta è scaturita dal licenziamento della sua ormai ex corrispondente regionale.
    Ad ogni modo, un giornalismo basato solo nel raccontare le notizie negative della Calabria, serve poco, se non si risaltano le tante persone per bene che vivono in Calabria.

  • Set 14,2012 at 21:49

    sul sito della casa editrice ci sono indirizzi utili:
    http://sabbiarossa.it/contatti/
    contenta di averti incuriosita 🙂
    a presto
    doriana

  • Luigi A. Dell'Aquila
    Set 14,2012 at 21:42

    Beh…direi che da questo articolo e da questi commenti si potrebbe partire…per proporre un tema che, a mio avviso, è ormai divenuto cruciale e di particolare rilevanza strategica per la nostra Calabria: la Emigrazione Intellettuale !!
    Proponiamolo agli intellettuali così come alla gente comune come il tema centrale dell’Agenda Politica e Culturale della nostra Terra !!!

  • Set 14,2012 at 17:01

    Ho aperto immediatamente il link al libro della Bottero e di Russo. Subito dopo ho aperto l’app della Feltrinelli per comprare il libro….mi è piaciuto subito e ho pensato a una recensione …anche per dare seguito al post di oggi. Ma on line risulta “non disponibile!”. Ed ecco se parliamo di “isolamento” un altro problema: la distribuzione dei libri ha una sua linea di confine….i libri prodotti da Editori calabresi spesso hanno una distribuzione regionale. E così la Calabria, anche quella positiva, finisce con il nascere e morire in se stessa. Comunque non mi arrendo, parlo dell’idea di leggere il libro….provo su altri siti o vedo se in libreria me lo possono ordinare….ora sono curiosa….

  • Set 14,2012 at 16:09

    cosa devono raccontare della Calabria? ad esempio le storie narrate in questo libro: http://suddegenere.wordpress.com/2012/08/28/per-amore-della-liberta-senza-targa/ . e, ovviamente, non sono le sole storie esistenti di buone pratiche di cittadinanza. un saluto a Cristina da Cz!

  • Set 14,2012 at 15:51

    – Sono d’accordo con Michele sulla “superiorità padana” (ma anche “madama” non è male!) nella gerarchia delle notizie. E non lo dico con accezione vittimistica, lo dico avendo lavorato nel mio giornale sia nella redazione di Milano che in quella di Napoli. Un morto a Milano, o una sparatoria, un’alluvione, un’intossicazione alimentare valgono di più che 2 morti, dieci sparatorie, un nubifragio, una intossicazione collettiva a Napoli.
    E il mondo dei media è solo uno specchio, un riflesso del mondo della politica, della giustizia, della società…

    – Rodolfo, la questione treni… con me tocchi una vera e propria ferita aperta. Ho sempre viaggiato in treno e vivo al Sud…ogni volta (e ogni volta di più) muovermi diventa complicatissimo, soprattutto se da Napoli punto verso Sud. Basterebbe solo vedere l’età dei treni che viaggiano da Roma verso Nord e quelli che invece partono per il Sud, per chiudere l’argomento. E sì, anche questo è uno dei soliti discorsi da meridionalisti delusi, ma è anche il sintomo di un isolamento cosciente… un isolamento che noi stessi viviamo come normale, ineluttabile… non a caso abbiamo imparato l’arte di “arrangiarci”, non a caso alla fine prendiamo un’auto e magari maciniamo 200-300 chilometri di notte dopo una giornata di lavoro… perché non ci sono treni…insomma non chiediamo, non siamo abituati a rivendicare diritti…ci organizziamo e troviamo sempre e comunque una soluzione… e visto che non lottiamo abbastanza per cambiare la nostra condizione, ma piuttosto ci adattiamo, poi non possiamo “lamentarci”, come segnala l’ultimo intervento (ahimè anonimo), a cui però rispondo citando un passo della risposta che proprio Augias ha pubblicato chiedendo aiuto al pm Nicola Gratteri: “C’è ancora molto da fare, ma non bisogna perdere la forza di combattere, la forza di resistere. Ce la possiamo ancora fare, soprattutto se si riesce a comprendere l’importanza di combattere assieme, tutti quanti per lo stesso obiettivo: liberarci dalle mafie che da 150 non mollano la morsa sul territorio”.
    Faccio mie le parole di Gratteri, non da calabrese, ma da donna del meridione d’Italia, che in quelle mafie al plurale, vede anche i binari dei treni che si interrompono a Roma, le redazioni dei giornali che abbandonano una regione, i meccanismi a cui noi stessi ci adattiamo e utilizziamo…mafia è prima di tutto un modo di pensare.
    E’ vero che spesso (anzi forse sempre) le notizie che arrivano nei tg nazionali o sulle prime pagine dei giornali sono solo quelle negative…ma proprio da questo dobbiamo partire… proprio per questo mi piacerebbe “raccontare” la Calabria…e soprattutto ascoltare, leggere, vedere più racconti della Calabria…fatti dai colleghi calabresi.

  • Anonymous
    Set 14,2012 at 14:41

    Basta con questo vittimismo, sono 150 anni che lo mettiamo in scena, cominciamo a fare le persone mature.
    Meglio se le tv scappano dalla Calabria, cosa devono raccontare? Sparatorie, incendi, ruberie, menefreghismo, inquinamento? Meglio non parlarne. Meglio un lungo silenzio stampa. Perchè sono queste le notizie che sforniamo quotidianamente in Calabria.
    Nessuno ci abbandona perchè nessuno ci ha adottati. Non siamo orfani, siamo solo incapaci di rimboccarci le maniche e decidere del nostro destino. Aspettiamo sempre che arrivi qualcun altro a costruircelo e quando arriva lo fa sempre a nostro discapito.
    Siamo stati allevati in cattività da generazioni, non sappiamo cosa sia lo spirito d’iniziativa non ce l’ha insegnato nessuno. Ci hanno solo insegnato a piangere.

  • Set 14,2012 at 12:13

    Mi spiace molto per Manuela Iatì. Un trentina di anni or sono si diceva che in Italia ci fosse un “grande fratello” a tessere le vicende italiane.
    Forse, esiste ancora. Ed avrà deciso di isolare dal resto d’Italia il Meridione provvedendo a far cancellare tutti i treni a lunga percorrenza.
    Ora, forse, per poterla isolare meglio, ed in questo caso la Regione Calabria, comincia a far licenziare coloro i quali avevano “voce” sulle reti televisive e sui giornali a carattere nazionale.
    Povera Calabria! Povero Meridione.
    Poverissimi noi cittadini !!!

  • Anonymous
    Set 14,2012 at 10:24

    ops …PADANA (non madama)

  • Anonymous
    Set 14,2012 at 10:22

    “La Calabria non deve avere voce!e non deve e non può esprimere neanche cultura! Lo dicolo i guru “dell’antimafia” madana, gli unici autorizzati a parlane (sempre male) , quelli onnipresenti sui palchi delle manifestazioni “anti”, ma una volta spenti i riflettori tornano a sentenziare contro questa terra senza alcun contraddittorio, neanche per quella regola che si chiama “par conditio”… I talk show del 2012 sono peggio delle baionette savoiarde del 1861!!.ed in questa logica di “superiorità” padana la brava Manuela Iatì non può trovare spazio, anzi non deve esistere! Michele Bisceglie (mi trovate su FB)

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