Non voglio parlare di Ilva. Voglio parlare di una storiella semplice semplice. C’è Tizio che compie un reato. Decidete voi, cosa vi piace di più: una rapina, un furto, un omicidio. La polizia arriva sul luogo del “delitto”. Gli investigatori fanno delle indagini, raccolgono prove, interrogano i testimoni e poi inviano l’informativa al magistrato, che decide che Tizio è colpevole. Ma non basta. Tutto deve passare dal vaglio di un giudice. Anche il giudice, lette tutte le carte e ascoltate tutte le parti, decide che Tizio è colpevole e decide l’arresto e il sequestro dell’arma con cui Tizio ha commesso il reato. Ma Tizio è molto potente, con la sua arma dà lavoro a molte persone, a una città intera, e se lui finisce in galera e soprattutto se l’arma con cui ha commesso il delitto (accertato dalla magistratura) viene sequestrata, tutti i suoi dipendenti rischiano il posto e ci potrebbe essere un grande danno economico. Così grande da intaccare il Pil nazionale. Allora ecco, che Tizio cha ha ucciso (rubato o fate voi) viene soccorso dal Governo del Paese, che fa una legge apposta per lui. Una legge che dice, sì forse è colpevole, ma accertiamolo meglio, facciamo molti più controlli e mettiamo nuovi divieti, così se sgarra verrà punito, intanto lasciamo che Tizio continui a fare quello che faceva, così si salveranno migliaia di posti di lavoro.
Ma Tizio ha già sbagliato. Ci sono delle vittime e ce ne saranno altre. A che servono nuovi controlli e nuovi divieti?
Servono a prendere tempo, a lasciare tutto com’è.
Ecco la mia storiella.Se una legge, voluta dal Governo, dai sindacati, dai politici, dalle forze economiche e controfirmata dal presidente della Repubblica salva Tizio e chiude un occhio sul suo reato, minacciando solo di controllarlo di più nel futuro, cosa potevano decidere i giudici della Corte Costituzionale, interpellati da quei magistrati che avevano fatto le indagini e chiedevano giustizia? Poteva sbugiardare Governo e presidente? Poteva ignorare il diktat dell’economia?
Gli interessi in gioco erano troppo alti.
Ma le vittime del reato?
A quelle non hanno un nome, né un partito, un sindacato , né sono quotate in borsa. Al massimo faranno una manifestazione in piazza.
E’ davvero così che funziona il nostro Paese? E noi cittadini, signor nessuno, dovremo continuare a morire in silenzio, perché non intacchiamo il Pil nazionale?

Le norme sull’Ilva “non hanno alcuna  incidenza sull’accertamento delle responsabilità nell’ambito del procedimento penale in corso davanti all’autorità giudiziaria di Taranto”. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, come riferisce il comunicato ufficiale della Corte”La Corte costituzionale, un’ora fa, all’esito dell’udienza pubblica e della camera di consiglio in data odierna relativamente ai procedimenti” “promossi dal Giudice per le indagini preliminari e dal Tribunale di Taranto” sulla cosiddetta legge salva-Ilva  – si legge nel comunicato della Corte – “ha ritenuto in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 3 del decreto-legge n. 207 del 2012, convertito dalla legge n. 231 del 2012”.
“La decisione è stata deliberata, tra l’altro, in base alla considerazione che le norme censurate non violano i parametri costituzionali evocati in quanto non influiscono sull’accertamento delle eventuali responsabilità derivanti dall’inosservanza delle prescrizioni di tutela ambientale, e in particolare dell’autorizzazione integrata ambientale riesaminata, nei confronti della quale, in quanto atto amministrativo, sono possibili gli ordinari rimedi giurisdizionali previsti dall’ordinamento. La Corte ha, altresì, ritenuto – conclude la nota – che le norme censurate non hanno alcuna incidenza sull’accertamento delle responsabilità nell’ambito del procedimento penale in corso davanti all’autorità giudiziaria di Taranto”.

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