Ha  sempre taciuto. Ha sempre negato. Lea Garofalo, la sua ex moglie, era scomparsa nel nulla, e non erano affari suoi. Carlo Cosco è semopre stato duro. Uomod’onore fino infondo. MA oggi l’onore diventa rabbia, si traveste da more paterno e diventa minaccia.  Oggi a distanza di oltre tre anni dalla morte della donna, da lui è arrivata una clamorosa confessione, ennesima svolta in una vicenda terribile che sembra non avere mai fine.
Quasi in chiusura della prima udienza del processo d’appello, che si è aperto stamattina, Carlo Cosco, prende la parola per dichiarazioni spontanee. Impugna un foglio e legge, senza intonazione nè emozione: “Mi assumo la responsabilità dell’omicidio di Lea Garofalo”.
Ad ascoltarlo, protetta, in un corridoio vicino all’aula, c’è  Denise Garofalo, 21 anni, sua figlia. Deniuse vive da quasi tre anni sotto protezione, perchè ha accusato apertamente proprio il padre per l’uccisione della madre Lea, fornendo un contributo fondamentale alle indagini, tanto che si è anche costituita parte civile contro di lui.
“Io adoro mia figlia – continua  Cosco – merito il suo odio perchè ho ucciso sua madre”. Poi un ‘strano’ riferimento all’inutilità e alla “incomprensibilità” del programma di protezione a cui è sottoposta Denise: parole diventani inquietanti.
“Io darei la vita per mia figlia – conclude – guai a chi la sfiora, prego di ottenere un giorno il suo perdono”.La versione del pentito ora scagionerebbe gli altri due imputati: Giuseppe Cosco e Massimo Sabatino. In quei nuovi interrogatori, però, Venturino spiegò che Carlo Cosco aveva in mente di uccidere anche sua figlia Denise.
Ed ecco che a fine giornata le parole di Cosco suonano come una minaccia, arginata solo dal dolore e dal coraggio di  Marisa Garofalo, sorella di Lea:” Cosco deve sapere che nessuno lo perdonerà mai per quello che ha fatto: nè Denise, nè io, nè tutti i miei parenti. Mi chiedo se la confessione di Cosco rientri in una strategia volta ad assumersi la responsabilità esclusiva dell’omicidio di Lea in modo da scagionare i suoi complici. Se è così si sbaglia di grosso perchè devono pagare tutti”.

Giovedì prossimo, intanto, i giudici decideranno se riaprire o meno il processo con l’ascolto in aula della deposizione di Venturino. Scelta che pare scontata vista l’evidenza delle “nuove prove” da lui fornite sul modo in cui è stata uccisa Lea. Il pm Tatangelo ha chiesto anche, tra le altre cose, di sentire due medici legali che hanno redatto una “consulenza archelogico-antropologico forense” su resti di ossa ritrovati in un magazzino tra Milano e Monza, dopo le dichiarazioni del pentito. “Vi è la certezza che quelle ossa rinvenute sono di Lea Garofalo”, ha detto il magistrato.

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