La piazza è gremita. La gente è seduta, in piedi, appollaiata, piegata, appoggiata. Sul palco del Trame Festival c’è il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Massimo Bray che chiede ai cittadini di “alzare il tiro”, di “dire basta”, che difende “l’università italiana come bene su cui investire per non lasciare che i nostri ragazzi vadano via, ma per dargli un’occasione di restare in Italia e dare vita a un circolo virtuoso”, che spiega che “non è più possibile seguire il modello dell’industria pesante in Italia e che bisogna privilegiare arte, cultura e turismo”.
Qualcuno tra il pubblico e su Facebook commenta: “Ha scoperto l’acqua calda”.

Daniela Spera, subito dopo il nostro incontro nel chiostro di San Domenico è in prima fila tra il pubblico. Aspetta. Il ministro finisce di parlare, i riflettori si spengono e Daniela si avvicina a Bray. Lo afferra per un braccio, con delicatezza, ma decisione.
“Ministro venga a Taranto a dire la stessa cosa, che il Governo vuole investire sui giovani, sul turismo e la cultura… ”.
“A Taranto c’è questo e altro da fare”, risponde il ministro con un sorriso aperto e gli occhi franchi.
Bray, forse, avrà davvero scoperto l’acqua calda (che in Italia bisogna investire in cultura e turismo) e parlare è facile, difficile è far seguire azioni concrete e coerenti alle parole, però stasera, qui a Lamezia Terme, tra la folla eccitata e carica di energia, tutto sembra davvero possibile.
Io so che Daniela Spera lo inviterà il ministro a Taranto. Lei troverà il modo di farlo. E allora toccherà a Bray far seguire le azioni alle parole.
In questa sera d’estate, nel cuore della Calabria, regione dimenticata e usata, regione così vicina alla mia Puglia, un nuovo dialogo e un possibile inizio sembrano reali.

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