Domenica pomeriggio. È l’ora del silenzio e del riposo, come si dice qui al Sud, la “controra”. Arrivo al chiostro di San Domenico in anticipo. C’è il sole, un bel sole tondo e caldo, dopo una mattina incerta di pioggia e  nubi. Decine di ragazzi (tanti calabresi, ma in tanti arrivati anche da tutta Italia), con la maglietta rossa, si danno un gran da fare. Hanno dai 15 ai 20 anni, poco meno o poco più. Asciugano le sedie, sistemano i banchetti, rileggono compiti e orari. E’ estate, la scuola è finita da pochi giorni e loro sono qui, a lavorare, come volontari, nell’ora del silenzio e del riposo. Nel chiostro un grande pannello  – “dalla felicità io non guarisco”  – con verso di uno dei miei poeti preferiti, Anna Achmatova.

Ora, è già domani e  sono in treno diretta a Napoli, ma è questa l’immagine che porto nel cuore del FestivalTrame di Lamezia Terme, l’immagine dei ragazzi al lavoro in un pomeriggio d’estate.
Sono arrivata a Lamezia, con Veleno e con Daniela Spera, siamo venute qui a parlare di Taranto, di una città che il nostro Governo ha deciso di abbandonare e sacrificare in nome del Pil nazionale, per difendere “non il lavoro, ma i Riva e gl interessi legati alla famiglia dell’acciaio” (come dice Daniela Spera) e abbiamo trovato la stessa energia, la stessa voglia di fare, di rimboccarsi le maniche, di non accettare il destino sbagliato a testa bassa….abbiamo trovato i ragazzi con la maglietta rossa e le mani al cielo (simbolo del Festival) della Taranto che abbiamo nel cuore.
Abbiamo trovato Antonio,volontario di Tramre, che è stato il nostro angelo custode…ha letto il libro in una notte (perché l’amica Manuela Iatì che doveva presentare Veleno ha avuto un problema di lavoro all’ultimo minuto. Auguri a Manuela, perché anche se a Trame mi è mancata, ha vinto la causa con Sky ed è stata giustamente reintegrata in organico) e ci ha aiutato a parlare di Taranto e di veleni.
È stata una giornata carica di energia, come quelle che piacciono a me. In serata è arrivato il ministro della Cultura Massimo Bray: “Alziamo il tiro, impariamo a dire basta. Impariamo a investire su noi stessi, sui nostri ragazzi, sulle nostre università, sul nostro Sud”, ha detto il ministro.
Sono riuscita anche a seguire parte dell’incontro con Nicola Gratteri, che instancabile testimonia come oggi il potere della mafia è il potere economico: “Fino a trent’anni fa era il capomafia che andava dal politico per offrigli un pacchetto di voti. Oggi è il candidato a presentarsi a casa del capomafia per offrire appalti e favori, perché la mafia, in questi tempi di crisi, è l’unica ad avere grandi capitali e diventa affidabile…e quindi potente”.
Le strade e le piazze di Lamezia erano illuminate e piene di gente, di uomini, donne, ragazzi, famiglie, che parlavano, si confrontavano, ascoltavano.
Si è parlato di mafia e antimafia, di vittime e testimonianze (grazie a Francesco Morlando, fratello di Mena Morlando che ho avuto l’occasione di conoscere e a Raffaele Sardo con il suo “Nuvole nere. Vittime innocenti” edito da Melampo) di veleni e di antidoti.

Piccola mascotte della giornata, Francesco, il nipotino di Daniela Spera, che quando è arrivato nella piazza del vecchio mercato di Lamezia e ha visto “Le Mani in alto” di Chiara Rapaccini (istallazione dalla vita tribolata, alcune mani sono state rubate e rinvenute dopo una lunga trattativa, in una ragazzata che sembra nascondere un avviso minaccioso agli organizzatori del festival) ha esclamato felice: “Bello questo è il paese delle mani”. Mani laboriose, dico io, mani tese verso il cielo e i grandi obiettivi, palmi aperti per mostrare e svelare, per stringersi e collaborare, mani contro la mafia e i veleni, mani in difesa delle regole…una mano grande,segnata dalla vita e delle esperienze, come quella disegnata da Guido  Scarabottolo e logo del Festival.
Antonio ha chiuso la presentazione di “Veleno” chiedendo a Daniela Spera un messaggio proprio per i ragazzi, i volontari del Festival. E Daniela parlando con i ragazzi ha detto una frase semplice ma che racchiude tutta l’energia di questo Festival e della giornata trascorsa a Lamezia: “Ragazzi non delegate mai, ma agite. Guardatevi intorno e studiate cosa potete fare per migliorare la vostra realtà, quello che avete accanto a voi. Spegnete la televisione e cominciate dal piccolo, da quello che accade nella vostra quotidianità. Fate quello che vi piace e che sapete fare, studiate, preparatevi con accuratezza e serietà e fate il vostro dovere…senza secondi fini, senza montarvi la testa o cercare riconoscimenti, fatelo è basta, perché è giusto. Sembra semplice, non lo è. Fate bene quello che sapete fare meglio e vedrete che sarete incisivi, che cambierete il nostro presente e forse il vostro futuro”.
Mani in alto, mani al cielo, mani che si aiutano l’un l’altra a fare il proprio dovere, questo è il Tramefestival.

Torno a Napoli carica di energia, con i volti di Tommaso De Pace (direttore della fondazione Tramne), Gioacchino Tavella (libraio storico e instancabile), Costantino Fittante, Cristina Porcelli, Silvia Barbagallo …e Angela Donato (la protagonista dell’Osso di Dio, che ogni volta che tocco la terra di Calabria mi viene ad abbracciare), i ragazzi e le ragazze del trame Festival, i colleghi che sono sempre in prima linea (come Giuseppe Baldessarro), i ragazzi e le ragazze che hanno scelto di leggere Veleno e mi hanno detto: “Grazie, perché racconti l’Italia che non funziona, ma anche il coraggio di chi prova a fare qualcosa per cambiare le cose” .
Torno a Napoli e mentre scrivo sul mio Ipad, continuo a guardarmi il palmo della mano e a ripensare alle parole di Daniela. “Fate quello che sapete fare…e potrete essere incisivi”.

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