Ieri mattina seguo la presidente della camera Laura Boldrini, che da Napoli e dall’alto della sua carica tuona: “La mafia non dà, toglie e basta”.  Ma in città sono giorni che sparano, che ammazzano, che scriviamo di bambini armati dai clan.

Sparano in città, in periferia, a Ponticelli, sparano due carabinieri che mettono a segno una rapina a Ottaviano. Lo stesso  procuratore aggiunto antimafia, Giuseppe Borrelli, ammette: “Troppi vuoti e assenze dello Stato, non basta la repressione a sradicare l’impresa criminale”.

Sono le cinque del pomeriggio quando in redazione, arriva la notizia: “Hanno sparato di nuovo, c’è un ragazzo ferito davanti alla Curia e un uomo colpito alla gola a San Giovanni a Teduccio”. L’uomo è Livio Esposito 38 anni, cuoco, si è trovato tra due gruppi di fuoco che si affrontavano per strada. E’ un innocente.

Il mio capo dice: “Vai in ospedale. Parla con lui, con la moglie”.

E’ il 27 marzo, 11 anni fa è stata ammazzata a Forcella, Annalisa Durante. Vado in ospedale con il cuore strizzato di dolore e trovo una persona piena di forza, coraggio e amore, come Livio Esposito. Su Repubblica la mia intervista a Livio Esposito.

Quando torno in redazione a scrivere, nel cuore non ho più la Napoli che fa paura, la Napoli violenta, la Napoli lontana dallo Stato e senza speranza, ma la Napoli spaventata sì, ma anche che lavora, che sopravvive, che con forza e semplicità va avanti. Questa è la Napoli che voglio raccontare.

 

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