A Napoli nella notte tra venerdì e sabato scorso c’è stato un gravissimo incidente. Nello Mormile, dj di 29 anni ha percorso per cinque chilometri la tangenziale contro mano e ha ucciso due persone: Livia Barbato, la sua fidanzata, e Aniello Miranda, un padre di famiglia che tutti i giorni si svegliava alle quattro del mattino per andare a lavorare.

L’incidente e la storia di Nello e Livia hanno spaventato e allo stesso tempo affascinato i social network e i giornali.

A quattro giorni di distanza, a mente fredda, voglio partire da una mail, una mail arrivata a Repubblica poche ora dopo l’incidente in cui un ragazzo di 35 anni ci ha inviato il video dell’incidente in diretta. Ho contattato il ragazzo chiedendogli l’autorizzazione a pubblicare il video e specificando che i contributi dei lettori non sono retribuiti e lui mi ha risposto quasi stupito: “Sulla morte non si specula. Ma bisogna raccontare quello che è accaduto”.

Non lo dice un giornalista, lo dice un testimone.

Ma perchè bisogna raccontare questo incidente? E come provare a raccontarlo?

Procedo per punti

I video diffusi

La mattina dopo l’incidente, ho sentito al telefono Eugenia Sepe, il vicequestore della Polstrada che è intervenuta per prima sull’incidente. E tra tutti i commenti, gli editoriali, i post, per me valgono solo le sue parole. “Abbiamo scelto di diffondere il video – spiega Eugenia Sepe- per tentare di sensibilizzare gli automobilisti. Le immagini servono per dimostrare come una condotta sconsiderata (l’autista che ha causato l’incidente aveva bevuto alcol e stiamo verificando se avesse assunto droghe), diventi una condotta criminale”. Gli inglesi li chiamano i fear appeal, i messaggi della paura che inducono a riflettere.

Ho visto e rivisto quelle immagini, cercando di fisarle nel mio inconscio, come monito, avvertimento, ricordo.

I social

I social si sono scatenati. Nello è un dj e sulla sua pagina Facebook e su quella del locale dove aveva lavorato la sera prima dell’incidente si sono scatenati i commenti. Insulti, accuse, difese. Studiando i post si capiva che parlavano tutti, chi quella sera era nel locale, chi conosceva i due ragazzi e chi non li ha mai neanche visti. Ognuno ha una sua opinione, una sua verità e on line tutte le posizioni diventano pari. In molti si sono scagliati contro Nello, accusato di essere ubriaco, drogato, c’è chi ha detto che ha preso la tangenziale contro mano per gelosia o per punire la fidanzata. Tutte verità senza prove, ma sostenute con passione.

Da ieri i profili dei due ragazzi sono scomparsi. E i commenti sono stati cancellati. Un click per scriverli, uno per dimenticarli. Potenza e fragilità di una pagina Facebook.

 

Giornali e le tv

Proprio partendo da Facebook molti giornali hanno pubblicato praticamente in diretta (alcuni cercando di tutelare i nick name dei protagonisti, altri no. Sono i particolari che fanno la differenza) la storia d’amore tra Liva e Nello. Da qualche parte ho letto (credo in un blog) la rivolta di una ragazza che accusava i giornali di voyerismo, di aver saccheggiato i profili di Livia e Nello, che avevano diritto all’oblio, perché potevano essere i nostri figli e raccontare le loro vite dopo un tragico incidente,  che aveva ucciso due persone e rovinato per sempre la vita di Nello, era cinico e di cattivo gusto. Ho riflettuto su questo post e ho letto con attenzione i giornali.

1 –  Gli investigatori stanno lavorando con intensità a questo caso per ricostruire cosa è esattamente avvenuto. Nello si è avvalso della facoltà di non rispondere. E nel back out di informazioni i giornali azzardano ipotesi, creano piste, si innamorano di teorie come quella “ è un caso di femmincidio” (ho letto anche questo), della folle corsa per gelosia, della sfida, del gioco. Vanno a scavare nella vita die due fidanzati per cercare il “punto di rottura”. Ecco questa non è cronaca. Questo è voyerismo. Questa non è cronaca, lo ripeto. E a me basta solo una domanda per dimostrarlo: A chi serve inventare una pista investigativa o raccontare un particolare della vita privata della vittima? Non serve ai giornali per vendere di più. Non serve agli investigatori. Non serve alle vittime. Non serve a tutti quei ragazzi che venerdì prossimo, uscendo dalla discoteca dopo aver bevuto qualche drink di troppo, dovranno decidere se mettersi al voltante o no.

2- Livia e Nello potrebbero essere i mie figli, ma io ho davvero due figli, che si  chiamano Giulia ed Enrico e vorrei che non si mettessero mai alla guida ubriachi, che non sfidassero la sorte, che non facessero una cazzata. E l’unico modo che conosco per insegnarli cosa è giusto cosa potrebbe essere sbagliato e raccontare loro la vita. La storia di Livia e Nello deve essere raccontata per tutte le Giulia e tutti gli Enrico. E poi penso ai veri Nello e Livia, non ai mie figli (o presunti tali) e credo che anche loro hanno bisogno della verità.

Ha diritto alla verità la famiglia di Livia , che non può più raccontare quello che è accaduto, lei che con la sua macchina fotografica fermava la vita e la affidava al sempre.

La verità se la merita la famiglia Nello Miranda e se la meritano i suoi figli, che sono stati educati a rispettare le regole e a non guidare se ubriachi.

E infine, Nello … per lui non basta la verità, ci vuole il coraggio, perché è vero che la sua vita è rovinata per sempre, ma lui si deve assumere tutte le conseguenze di quello che è avvenuto in quei cinque chilometri contro mano sulla tangenziale, magari anche per diventare un uomo migliore e un domani, chissà, un padre migliore. In quell’auto c’erano solo due persone e ora è rimasto solo lui per raccontare a tutti l’unica verità. Non quella che i social creano, non quella di cui i giornali raccontano (spesso partendo solo da un framento, da un particolar) , non quella che gli investigatroi possono ricostruire, ma la verità che c’è dentro la sua testa e dentro il suo cuore (lui che ha amato e anche dopo l’incidente ha detto di amare Livia, lui che non ha mai conosciuto Aniello Miranda).

Ecco a quattro giorni da quell’indicente, con il video di quell’auto che corre contro mano stampato nella testa, credo che l’unica giustizia, sia la verità, per fare buona cronaca, per usare i social network come comunità e non come “sfogatoio personale”, per affrancarci dai finti buonismi e per non cadere nelle difese ad oltranza, ma soprattutto per Livia e per Aniello Miranda, che quella notte hanno perso la vita e per Nello Mormile che continua a vivere… e per tutti quelli (giovani e non) che con le immagini del video dell’auto che corre verso la morte forse cambieranno il destino delle loro vite e di altri innocenti…che potrebbero essere davvero i nostri figli, le nostre sorelle, i nostri padri…che potremmo essere noi.

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