“Corri Giua’…corri…50, 55…60…corri Giua’”. Inizia così “Malanova. Mi chiamo Salvatore e volevo solo l’amore”.

Comincia con Salvatore e Giovanni, due ragazzini, che corrono per le strade del loro piccolo paese e contano le case, case che finiscono troppo presto. E rimangono solo la noia, il silenzio, i segreti. La violenza.

Non è uno spettacolo d’evasione. No. Ma è teatro. Teatro puro. Quel teatro che ti incolla alla sedia, ti toglie il fiato, ti arriccia il cuore e lo stomaco…che ti manda a casa con la testa piena di domande.

Io spero che questo coraggioso spettacolo corra veloce e rompa ogni regola, ogni confine, ogni aspettativa. Spero che corra proprio come Giovanni e Salvatore e che abbia tutto il coraggio che Salvatore non ha avuto. Lui, uomo che ha amato ma non abbastanza, lui che ha cominciato a correre ma solo per tornare da dove era partito, per non muoversi mai, proprio come i protagonisti maschili di questa storia.

In scena c’è solo una gabbia, aperta da un lato. Una gabbia che chiude, trattiene, limita, schiaccia, ma che lascia anche una via di fuga, quella del coraggio e dell’amore. E ci sono le luci (bianco freddo e varie tonalità di bianco caldo, solo una volta un rosso) di Lucio Diana e c’è lui: Ture Magro, Salvatore appunto.

Lo spettacolo è tratto dal mio libro “Malanova”. Io ricordo la sofferenza di questo libro, ricordo le notti insonni, le carte processuali, i conati di vomito, le incertezze, gli sguardi di Anna Maria, la paura di raccontare una storia che nessuno voleva raccontare. Ricordo l’odore di San Martino di Taurianova, i silenzi, la casa piccola e pulita della famiglia Scarfò. Ricordo “la casa piena di libri” dell’avvocato Rosalba Sciarrone e il suo sguardo fiero, la sua incrollabile fede nella giustizia.

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Ricordo tutto. Malanova è stato un libro che ha avuto un grande successo all’ester (Germania, Grecia, Francia, Belgio, Russia), ma non altrettanta fortuna in Italia: pochissime le recensioni. Forse perché l’Italia questa storia non le vuole sentire. “E’ una storia del Sud”, si pensa. “una storia brutta che ci rattrista e basta”.

E invece no. “Malanova” è una storia di coraggio e di speranza, una storia d’amore. Una storia che dovrebbe correre veloce. Una storia che fa male, ma non fa paura, perchè finisce bene e può dare forza a chi non ne ha. E’ una storia che chiede all’Italia di non chiudere gli occhi, ma di avere il coraggio di cambiare. Soffrendo sì, ma per cambiare. Proprio come dice Salvatore all’inizio dello spettacolo: “Tutto avviene in un paese che è qui dietro, vicino vicino. È dietro di te. Puoi prendere il treno e ci arrivi”. Questa è una storia che riguarda tutti.

Perciò forse più del libro lo spettacolo teatrale è importante. I libri sono parole. Il teatro è carne.

Io spero, spero con tutto il cuore, che l’Italia sia pronta a vedere un uomo su un palco che ci racconta cosa si prova davanti a una violenza su una donna! Niente retorica. Solo fatti. Una storia vera. Terribile. Dolcissima. Una storia che diventa corpo, parole, dolore, amore nel corpo, nella voce, nel cuore di un uomo!

L’Italia è pronta?!

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Sicuramente lo sono i ragazzi, a cui abbiamo fatto vedere le prove di questo spettacolo! Malanova partirà da loro e con loro, partirà dalle loro domande e dalla loro voglia di verità e giustizia!

Questo spettacolo parte da una paese piccolo come Fiorenzuola d’Arda (grazie al Comune, all’assessorato alla Cultura, al teatro Verdi), piccolo quasi come San Martino di Taurianova dove tutto è cominciato… in un anello ideale che unisce Nord e Sud, in una battaglia culturale per il rispetto dei diritti e contro la violenza che non può e non deve aver limiti geografici.

Io a teatro, nascosta nella mia poltrona, ho sofferto e mi sono emozionata. Ture sul palco è come se lanciasse cazzotti alle nostre coscienze. Cazzotti che non puoi schivare e fanno male davvero.

A fine spettacolo c’è stato un incontro con il pubblico intensissimo. Non mi ricordo chi ha detto: “Le domande sono sgorgate per reazione, perché il pubblico aveva bisogno di essere rassicurato”. Non so forse è vero. Ma so che ho avvertito un desiderio sincero di capire. E questo: la voglia di capire e di sapere è il giusto inizio.

Il miracolo di questo spettacolo, curato da Sciara Progetti, è parlare di donne e di violenza e mettere al centro dell’attenzione sotto le luci bianche il corpo e il cuore di un uomo. Ribalta tutte le discussioni fatte fino ad ora. Capovolge ogni punto di vista maschile e femminile fino ad ora affrontato.

Anna Maria Scarfò ha visto lo spettacolo da sola. Ha pianto e voleva prendere a schiaffi Ture, poi lo ha abbracciato.  “Ora tu sei me”, ha detto, affidandogli un testimone importante. In questa frase uomo e donna finalmente hanno trovato un punto da cui ripartire. Anna Maria l’amore per ste sessa, in cui ora a 29 anni comincia a scoprire e Salvatore (Ture) l’amore per questa ragazzina con “i capelli neri lucidi lucidi” che non ha avuto il coraggio di salvare.

Ture questo spettacolo è una sfida. Ogni volta che entri in quella gabbia e si accendono le luci tu porti in scena la paura degli uomini e il coraggio che non hanno. Parli di donne, ma sotto i riflettori metti gli uomini. È una sfida. Non sarà facile. Preparati e combatti coem sai fare tu: recita e vivi. Se riuscirai a vincere i lperbenismo, la paura, i silenzi davvero sarà stato fatto un piccolo concreto passo avanti contro le violenze e le differenze di genere…grazie al TEATRO.

In bocca al lupo a questa impresa che oggi muove i suoi primi passi. Che “Malanova” arrivi lontano.

n.b. Grazie a Ture Magro, Emilia Mangano, Sarah Patanè, Flavia Gallo (sensibile sceneggiatrice insieme a Ture ), Lucio Diana e al Comune di Fiorenzuola D’arda , in particolare all’assessore Augusto Bottioni.

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