Qual è il mio rapporto con lo shopping? Dico solo che ho finito di comprare i miei pochissimi regali di Natale il 18 novembre (con commenti in famiglia del tipo: “Tu sei pazza”). Per la maggior parte li ho ordinati su Internet. Niente centri commerciali, né negozi di quartiere. Scelta netta. Dovuta ai miei ritmi di vita. In genere entro in redazione alle  nove del mattino (dopo aver accompagnato i bimbi a scuola) ed esco (quando va bene) alle otto la sera, no-stop. Sulla mia strada i negozi non sono ancora aperti o hanno già chiuso. Unica eccezione a Internet: alcune foto d’autore, comprate da Lucia Dovere e le Calamì Caracò, piccoli oggetti hand made e fatti con amore.

Non sopporto la folla del Natale. La corsa al regalo, i commessi stressati, la gente incattivita. Non ce la faccio. Ho poco tempo e troppe persone care –  che trascuro –  con cui trascorrerlo, per sprecarlo da sola in strada a caccia di “occasioni”. A Napoli il traffico esplode. Non si riesce a camminare neanche a piedi. Spesso per entrare in un negozio devi fare la fila e poi rifarla alla cassa. Perciò ho dribblato il Natale. Devo solo ancora impacchettare i mie regali arrivati via corriere. Ma questo mi piace. Scegliere la carta, riguardare il dono scelto e prendersi cura del pacchetto, della presentazione, per dire:  “Non l’ho solo comprato, me ne sono occupata”.

Ieri sera sono uscita dal mio guscio casa-lavoro e sono andata a una mostra (anche se l’artista dice che “non è proprio una mostra”). Ho tagliato in due la folla di gente in via Chiaia e sono arrivata in una grotta di tufo, scavata nel ventre di Napoli. Un luogo nascosto e magico, gestito da Stefano Spinelli, scelto da Giulia D’Anna Lupo, disegnatrice napoletana emigrata a Parigi, che è tornata a casa e ha portato con sé una cartella piena di opere d’arte. C’erano disegni in bianco e nero, tavole a colori, stampe a colori, grandi, piccoli, medio formato, buona parte della produzione degli ultimi anni a Parigi, dalle collaborazioni con il giornale Le Monde, ai disegni per i bambini per il Louvre, ai disegni per la rivista femminista Aspirina, fino ai piccoli kamasutra per le edizioni Flammarion. E c’era qualche disegno di mostre passate.

Sono entrata nella grotta e mi sono immersa nei disegni e, proprio mentre riprendevo fiato dopo la folla che mi aveva travolto e pensavo a quanto ero stata brava a ordinare su internet i miei doni (quasi tutti per i bambini)  in quella grotta, nel silenzio di Napoli, ho ritrovato i disegni di Giulia D’anna Lupo dedicati alle fashion victim: “I do not love Shopping: donne sull’orlo di una disperata ricerca di sé”.

Venti ritratti colorati dell’artista napoletana Giulia D’Anna Lupo, che si divertono  a prendere in giro le donne e la loro la mania per lo shopping. Ho amato subito il tratto, l’ironia, la dolcezza nascosta, di Giulia D’Anna Lupo.

Giulia è napoletana, ma vive e lavora a Parigi. Nella mia vita è entrata con la copertina che ha donato al progetto di #Seguilcuore per le favole dell’attesa. Un dono prezioso. Ieri sera, con il cuore che batteva forte, ho visto l’originale tra i disegni di “From Paris with love”.

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Avrei voluto una “santa” di Giulia D’Anna Lupo, ma il mio cuore ha scelto un disegno di “I do not love Shopping”. Non un definitivo, ma una prova, un bozzetto, una china che non è mai divenuta opera.

Una donna, con le borse sotto gli occhi e i capelli spettinati che trascina quattro grandi mega shopper.

Sono io: io che ogni giorno vado girando con le mie tre borse. Una per il lavoro, una con libri e appunti personali e qualche giocattolo caduto dentro per caso e una con il pranzo. Sono io che, provata dalla shopping natalizio altrui, ho scelto di ordinare i mie regali via internet. Sono io mai perfetta, sempre con tanto sonno arretrato e il sogno di andare ogni settimana dal parrucchiere come le “signore bene”.

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Ho amato subito l’idea di avere un segno incompiuto, un bozzetto che ha tutta la forza e il mistero del lavoro in fieri, dell’arte che cerca la strada di espressione, della parola che cerca la storia. Il bozzetto “I do not love Shopping” finirà dietro la mia scrivania, per ricordarmi, ogni volta che mi siedo al computer, lo sforzo creativo di Giulia D’Anna Lupo e che se nel mio giorno di riposo sono a casa a scrivere…

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…è perchè sono salva dallo shopping compulsivo, perchè preferisco cucire una gonna per mia figlia e passare un pomeriggio tra le stelle con uma mia amica  piuttosto che comprarla, preferisco una foto scattata e venduta a un mercatino di Natale a una borsa griffata, prefesisco dedicare il tempo alle persone prima che alle cose.

 

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