Si avverte sotto traccia. È nascosta nella tensione del racconto, è sottesa tra una riga e l’altra. La senti, ma non la leggi. La percepisci, ma non viene mai svelata. È la tensione sessuale, è la voglia dell’altro, la ricerca di sé.

Nell’epoca dei thriller a luci rosse e dei romanzi erotici dove tutto è narrato, descritto, guardato, vivisezionato e posto sotto la lente di ingrandimento del voyerismo c’è un libro in cui il sesso c’è ad ogni riga ma diventa ricerca del sé, diventa resistenza, diventa pura pulsione.

“La resistenza del maschio” è una sfida.

Che sfida? Che ci interessano le sfide?

Le sfide aiutano a conoscere meglio i propri limiti e le proprie potenzialità, i desideri nascosti.

Io amo le sfide. Ecco perché con la “Resistenza del Maschio” di Elisabetta Bucciarelli l’intesa è stata immediata.

Sì, con i libri bisogna andare d’accordo. Possono anche non piacere, ma ci deve essere feeling.

 

Comincio da guscio

La casa editrice che pubblica “La resistenza del Maschio” è NN giovanissima casa editrice che fa scelte mirate e coraggiose sia per le traduzioni di testi esteri, sia per ViceVersa, la collana di autori italiani, aperta da Tommaso Pincio con “Panorama”, a cui è seguito il romanzo di Rosa Mogliasso “Bella era bella, morta era morta” e dopo “La resistenza del Maschio” di Elisabetta Bucciaelli” vede in calendario “La madonna dei mandarini”, di Antonella Cilento.

La copertina poco italiana. Non ammicca, non usa colori e immagini che inteneriscano il lettore o paesaggi tranquillizzanti. Un volto di un uomo, bello ma incompleto. Bello, sì. Ma irregolare . Lo sguardo è puntato verso il lettore, è dolce ma lontano. È un quadro di Andrew Salgado. Un artista che non conosco. Vado su wikipedia e leggo: “Andrew Salgado (born 1982) is a Canadian artist who works in London and has exhibited his work around the world.[1] His paintings are large-scale works of portraiture that incorporate elements of abstraction and symbolic meaning”.

Ok sono pronta ad aprire il libro.

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La scrittura.

Conosco Elisabetta Bucciarelli come scrittrice e credo di aver letto tutto quello che ha scritto. Ne “La resistenza del Maschio” per la prima volta forse la scrittura diventa un tutt’uno con la trama. È difficile da spiegare.

Provo con un esempio.

Pag 13, si parla dell’Uomo ( non ha un nome, rappresenta una categoria di uomini, perciò si chiama semplicemente l’Uomo)”Da quando è bambino ha l’abitudine di riguardare in continuazione le stesse cose. Ogni volta aggiunge un dettaglio”.

Pagina 43. “Più misure possiedi più sei in grado di governare il caos e identificare l’ordine”

E ancora pagina 44 “Non è chi fa le cose, ma come le ha fatte che deve interessarci”.

Pagina 45. “Lui misura per trovare qualcosa che sente ma che non conosce”.

Ecco la Bucciarelli fa questo con le parole, con la lingua, con la costruzione della narrazione, guarda e riguarda la stessa verità da più punti di vista e ogni volta aggiunge un dettaglio. Cerca di conoscere parole e sentimenti per governare il caos e le parole diventano sentimenti, i sentimenti diventano parole e l’autrice riesce a narrare quello che non si riesce a provare se non a livello dell’inconscio. Alla Bucciarelli interessa fare bene le cose, scrivere bene e si avverte. La sua lingua non è mai ricercata. Non cede alle lusinghe delle citazioni, allo sfoggio di cultura, alle parole desuete o eufonicamente belle. No. È severa. Sceglie le parole che le servono. E funziona terribilmente. Perché la sua prosa diventa prosa dell’anima. Senza che lei lo cerchi diventa poesia.

 

A questo punto un avvertenza. Leggete questo libro armati di matita. Sono molte le frasi da sottolineare i punti da ricordare e da rileggere, per non lasciarli cadere nella corsa della lettura. Non è una lettura impegnativa o ingarbugliata. Non dovete prendere appunti. Io ho letto il libro in un viaggio da Bologna Napoli: 4 ore. Ma la matita mi è servita tant, perché ci sono frasi che vanno tenute. E il segno a me aiuta.

Tipo:

pagina 50: “Sei sempre stato assente, ma attento”.

pagina 128: “Le sigle vanno bene per gli amanti. I nomiglioli per chi vorremmo diverso da quello che è”

Pagina 135: “Ogni donna ha il suo ritmo. Alcune a seguire, il maschio guida, crea l’appoggio, prende la mano: loro entrano nella danza. Poi, quando lui ringrazia, si fermano , e ritornano a sedere. Altre si impongono sono marziali. Non temono il rifiuto, aprono e chiudono , devi concedere loro il passo, è una partita a tempo. Poi ci sono quelle in ritirata, stanno ferme, soppesano gli uomini, ciò che vedono non è mai la perfezione, sai che parti svantaggiato. “

pagina 194: “Dipendiamo tutti da qualcuno. E’ impossibile che non sia così”

E qui mi fermo.

E la trama, vi chiederete? La trama….non voglio svelare troppo. Ci sono tre donne che non si conoscono ma che cominciano a parlare in una sala d’aspetto e c’è un uomo. Ci sono le domande che tutti noi ci facciamo sui rapporti di coppia, sull’amore, sul sesso. E ci sono le nostre risposte, ma anche molte risposte che spesso cerchiamo di non vedere per timore, perché ci scoprono, ci rivelano. La Bucciarelli si fa molte domande e apre molti “campi di esistenza”

 

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