Cari ragazzi, che uomini diventerete senza giornali? Che società sarà la nostra senza informazione?

Oggi sono stata in una scuola per un corso di giornalismo. Non dirò il nome della scuola, per poter scrivere più liberamente, ma anche perché credo che potrebbe essere una qualsiasi scuola italiana.

Davanti a me ci sono una trentina di ragazzi dai 12 ai 17 anni. Tutti frequentano un corso di giornalismo. Quindi penso: sono interessati.

A domanda. Chi di voi ha letto un giornale di carta nell’ultima settimana? Nessuno alza la mano

Nell’ultimo mese? Silenzio.

Nell’ultimo anno? Teste basse.

In casa vostra qualcuno legge il giornale? “NO”.

Chi di voi ha letto un giornale on line nell’ultima settimana? Si alzano alcune mani. Ma ci sono le spiegazioni: “Non leggo un giornale on line in particolare, apro quelle notizie che mi appaiono sulla mia bacheca di Facebook e ritengo interessanti”. Oppure: “Se apro un articolo e vedo la barretta laterale troppo corta vuol dire che l’articolo è troppo lungo allora leggo i l titolo e chiudo”. Alcuni hanno sui cellulari le App dell’Ansa (un pallido ricordo del vecchio Televidio) o la selezione di notizie di Google. “Così ho un flash e so più o meno quello che sta succedendo”.

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Ma come vi informate? “Facebook, Twitter… e mi hanno detto altri nomi di social network che non ho avuto il tempo di appuntare”. Solo che poi sui social non cercano le “notizie”, ma tutto ciò che riguarda il loro mondo: calcio, musica, vip, cinema, storie vicini alla loro adolescenza, serie tv.

Quando ho provato a spiegare come è composta una prima pagina, con titolo di apertura…taglio… fogliettone, come funziona una riunione di redazione… si sono zittititi e mi guardavano come se stessi raccontando qualcosa di strabiliante e lontanissimo…di storico….

Mi sono sentita un testimone.

Ho pensato alla fatica quotidiana della mia redazione di fare un buon giornale, di cercare le notizie, di approfondirle, di fornire al lettore un punto di vista diverso….ho pensato alla responsabilità che abbiamo nell’immettere notizie in rete. La velocità per un giornale on line è tutto. Se arrivi primo hai più clic. Ma diventa fondamentale la qualità, perché quell’articolo rimbalza da una bacheca all’altra, viene tagliato, condiviso, rilanciato….ed è l’unico canale che abbiamo per fare informazione….nell’era di Netflix, Google e Facebook. Un articolo di cui probabilmente gli utenti (difficile chiamarli lettori), leggeranno solo il titolo, ma se la notizia sarà stata cercata, verificata, arricchita… rimarrà nella rete come baluardo di una buona informazione.

Ho pensato al discorso di insediamento di Mario Calabresi nel mio giornale qualche giorno fa. Ho pensato  alle sue parole:  “Io la mattina leggo le notizie sul mio smarthphone”. Ho pensato a mia suocera che la mattina all’alba legge le notizie sul suo tablet, perché così può ingrandire i caratteri e perchè al mattino in casa tutti dormono e lei ha tempo di leggere il “giornale” senza dover uscire a comprarlo.

Ho pensato che la realtà ci costringe a premere l’acceleratore su un nuovo giornalismo: un giornalismo on line acceso 24 ore su 24 e un giornalismo di carta che cerca di spiegare la nostra realtà con articoli brevi e temi chiari. Un giornalismo in un caso o nell’altro snello, che non deve più scoprire nulla, ma deve tentare di spiegare.
Ho pensato alla resistenza di moltissimi miei colleghi al dare le notizie quando avvengono, pensando di doverle raccontare l’indomani sul giornale…un domani già vecchio, consumato dai mi piace e dai retweet.

Ho pensato al flusso continuo di presente, da cui non bisogna farsi travolgere, ma che bisogna analizzare, verificare, raccontare

Cari ragazzi non vi dico di leggere i giornali se li sentite così lontani dalla vostra vita, ma chiedo ai giornalisti di continuare a fare i giornalisti qualsiasi mezzo si userà per fare informazione. Chiedo ai giornalisti di non snobbare le nuove tecnologie, di non arroccarsi dietro la pagina di carta e inchiostro, perché se noi ci ritiriamo sull’Aventino di carta…internet senza guida e senza regole travolgerà l’informazione e le notizie saranno tutte uguali, quelle vere e quelle false, quelle che acchiappano clic e quelle che il cittadino ha il diritto di sapere.

Cari ragazzi, sono stata due ore con voi, due ore intense e piene di domande, e sono tornata a casa spaventata…io mi sono sentita una “testimone”, ma voi mi avete aperto una porta su una realtà a me sconosciuta, diversa, in cui con i mie 40 anni, dovrei farvi da guida… ma mi muovo a tentoni, difendendo ciò che ho amato come il giornale “di carta” e scoprendo ciò che mi affascina il giornalismo senza confini della rete.

Cari ragazzi, come giornalista vorrei continuare a fare il mio lavoro come so e come mi hanno insegnato, verificando ogni notizia, sentendo le persone, rispettando la privacy, i diritti, i sogni di ogni storia …spero di non perdermi in questo salto dalla certezza in cui ogni pagina ha un titolo, un occhiello, un sommario e delle regole certe alla rete dove tutto si fluidifica…

Voi però non vi perdere dietro al flusso del presente, in cui tutto è detto, cercate ancora le notizie, pretendete la verità, fatevi la vostra idea e prendete posizione.

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