Cerchiamo il nostro “Ruhe”

Una giornata difficile

E’ stata una giornata lunga e faticosa. Ho iniziato a lavorare alle 6,30 e ho finito 12 ore dopo, senza pausa, senza alzare la testa dal computer, senza avere il tempo di pensare a cosa facevo (non me lo hanno dato, non me lo sono preso).

Ma quando torno a casa supero finalmente “il limite  del bosco”: la doccia bollente lava via i pensieri della giornata, le sensazioni negative, le persone negative.  I racconti confusi e gioiosi di Enrico e Giulia e la cena insieme, nel silenzio della nostra cucina gialla, riempiono la mia testa e il mio cuore. Lentamente ritrovo l’equilibrio, il mio “Ruhe”.

 

Il silenzio

Leggo ai bambini una poesia (un libro bellisismo, di cui vi parlerò presto, “Due che si amano“) e poi un capitolo di Pippi Calzelunghe. Si addormentano quasi subito e io rimango nel buio della camera, coccolata dai loro respiri. Il silenzio rigenera. Il silenzio aiuta. In un libro che ho appena finito di leggere, “Non Oso dire la gioia” di Laura Imai Messina, una delle protagoniste cerca il silenzio per trovare risposte.

In questa No man’s land il mio telefono si illumina: una notifica. Apro  Instagram e comincio a vagare nei post (è bellissimo) di sconosciuti e trovo questo post.

Il Maso del Saro

Voglio lasciare anche io la paura oltre il bosco. Ma cos’è il Maso del Saro? Chi scrive? Di chi è quell’uovo? Non ne ho idea. Credo che il post si riferisca al voto. L’italia è allo sbando, è impaurita, ha perso i propri punti di riferimento. Oggi è finita un’epoca e ne inizia una nuova di cui non sappiamo ancora nulla, in cui rischia di governare la paura. 

Ma seguendo i fili di paglia e quel piccolo uovo mi dimentico della cronaca (e della mia giornata di lavoro) e vado sul sito del Maso del Saro, mi ritovo catapultata in Trentino, incontro Vea, Renzo, Pietro, Viola e Sole. Vea e Renzo, nel 2002 con un bimbo in arrivo, scelgono di andare a vivere in un maso di montagna. Lasciano tutto per trovare tutto. 

Oggi il Mas del Saro è un maso vero, dove si pratica (il più possibile) l’autosufficienza alimentare. E’ un piccolissimo agriturismo, dove ogni fine settimana Vea e Renzo con i loro figli vi propongono quello che l’azienda (altrettanto piccola) offre. E’ una piccola fucina di idee, collaborazioni, imprese (a volte sagge, a volte no). E’ un porto di mare dove passano belle persone provenienti da tutto il mondo, che vogliono darci una mano e capire come e cosa.

 

Chiudere il cerchio

Vivere fuori dal caos, immergersi nella natura, mangiare bene e vivere bene. Quante volte lo pensiamo. Quante volte lo penso. Ma non tutti lo fanno. Vea e Renzo lo hanno fatto. Ed è bello perdersi nel loro blog, seguire i loro dubbi, i passi in avanti e i tanti passi indietro. Decido subito che voglio andarli a trovare, di persona, e non solo on line. Voglio toccare la lana cotta che lavora Vea, vedere Giulia che suona il violino con Viola, e Enrico che fa un duetto con la sua chitarra e la tromba di Pietro. Voglio vedere i bambini correre a perdifiato.

Spengo il telefono. Do un ultimo bacio ai bambini e vado a preparare la cena. Mi porto dentro le parole di Vea alla ricerca del

Tempo vuoto, il tempo della solitudine, il tempo del silenzio, il tempo delle attività apparentemente fini a se stesse.

… come scrive Vea. Perchè anche lei che he ha fatto del benessere, della salute, del contatto con la natura quotidiano e pervasivo addirittura un lavoro, viene trascinata dal vortice del “fare”, ma riesce a fermarsi a dire “NO” e lo fa usando una parola tedesca: “Ruhe”, che significa riposo, ma anche silenzio.

 

 

 

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