Bambine ribelli e bambini ribelli

Storie della buona notte per bambini ribelli

Sabato scorso ho presentato a Napoli “Storie della buona notte per bambine ribelli 2”. Ero molto emozionata e incuriosita di conoscere Francesca cavallo ed Elena Favilli. Il primo volume in casa nostra è entato appena pubblicato. Devo confessare che è piaciuto più a me che a Enrico e Giulia, che lo hanno liquidato: “Mamma, le storie son otroppo brevi, se le donne sono così eccezionali io voglio sapere di più”. Critica di due bambin idi cinque anni ,ma molto lucida. Io invece ho trovato incredibile l’idea, innovativo il libro che punta tutto sulla grafica e su un’idea. Ogni donna viene studiata e poi raccontata partendo solo da un particolare, da un annedoto, da un soprannome, per aiutare i piccoli lettori a inenscare la fantasia. Molti bambini ho letto che si sono appassionati a questa o quella donna e poi hanno approfondito le ricerche.

La vera ribellione

Alla fine in casa nostra quello che si è appassionato di più alle storie della Buona notte è stato Enrico, forse anche per colpa mia. Credo che se noi vogliamo investire sul futuro delle nostre figlie dobbiamo coinvolgere i nostri figli. Le donne da molti anni, diciamo dal 68, ha le idee ben chiare su quello che vuole e su quali siano i suoi diritti. Ma la storia ha tradito il ’68, perchè ad oggi c’è ancora discriminazioen sul lavoro, violenza sulle donne, quote rosa, difficoltà ad accettare come quotidiane realtà come quelle del mondo lgbt, cppie di fatto, adozione da parte di due persone dell ostesso sesso .Sì, perchè il cammino dei diritti è un cammino comune, La vera ribellione deve essere quella dei nostri futuri uomini, che non si devono stupire più se tiornati dopo una lunga giornata di lavoro tocca a loro avviare la lavatrice o prima di uscire di casa devono preparare il pranzo.

Il post su Istagram

Sabato mattina posto una foto su Istagram con Enrico che legge la pagina su Sophia Loren, chiamata “Stecchino” per annunciare la presentazione nel pomeriggio. Subito mi scrive Valentina Castellano, anche lei come me, mamma di un maschietto e di una femminuccia: “Bellissimo, Riccardo ama questo libro”. Qui mi scatta l’idea. Apro la presentazione con una lettura di Riccardo. Sono storie della Buona  notte per bambine ribelli, ma i primi a leggerle sono i bambini. E’ questa la strada per arrivare a una parità di diritti condivisa. Donne e uomini, nuovi: ribelli! Quando  dico a Valentina che mi piacertebbe che Riccardo leggesse, mi dice che il suo piccolo uomo è felice ed emozionatissimo.

L’incontro con Francesca Cavallo

Francesca ed Elena arrivano alla Feltrinelli con più di mezz’ora di ritardo. “Napoli è così bella che ti rapisce”, dicono. E le capisco. E’ davvero tardi e abbiamo pochissimo temo per parlare. Tra Elena e Francesca, scelgo Francesca, perchè è di Taranto come me. Immagino  un’infanzia comune. “Ciao Francesca, ho molte domande per voi. Visto che non ci sono letture ho pensato di far leggere a due bambini”. Mi interrompe: “Bambini?!”. Non ci penso troppo e continuo: “Sì, e farei leggere per primo un maschietto… per…”. Francesca toglie il sorriso di circostanza: “No. Gli uomini hanno sempre diritto alla parola, perciò nei nostri eventi preferiamo non parlino”.

A cosa serve togliere la parola agli uomini

Quando presenti un libro è un po’ come se sei il padrone di casa al servizio dei tuoi ospiti. E io non voglio assolutamente essere polemica. Ma la risposta di Francesca è lontana universi dal mio modo di vivere. Perciò non riesco a non provare una conciliazione. “Lo trovo radicale”, dico. Lei : “Lo è”. Ci provo ancora: “Una delle critiche fatte al vostro libro è che parla solo alle bambine, invece nella realtà non è vero, è un libro anche per maschietti. Questo è un grande risultato, anche perchè fare delle differenze è sempre una debolezza. Se i bambini conoscono la determinazione delle donne che voi raccontate, imparano a scoprire le difficoltà che hanno incontrato, quando diventeranno uomini saranno meno ‘maschilisti’, sarà più naturale per loro vivere alla pari. Io sono madre di due bambini, un maschio e una femmina…e…”. Ho detto la parola sbagliata: “madre”. Francesca mi interrompe. “Ecco, tu vuoi educare gli uomini, ti vuoi occuparti di loro. A me non interessa minimamente. La mia giornata ha 24 ore e sono focalizzata sulle donne, il mio obiettivo è  aiutarle ad avere diritto alla parola, spazi nella letteratura, nel mondo del lavoro, nella vita. L’essere madri è diverso … ti porta ad accudire gli uomini e questo è sempre stato un limite”.

Essere madre

Non so se ragiono così perchè sono madre. Però vedo che Francesca è arrabbiata con il mondo intero, Francesca è in guerra. E le guerre portano a grandi conquiste (come la rivoluzione avviata grazie al libro “Storie della buona notte per bambine ribelli”), ma le guerre non costruiscono. Mai. E io ho sempre creduto che le donne non devono solo conquistare diritti, ma devono costruire una quotidianità in cui la parità dei diritti sia condivisa. 

Margherita e Riccardo

“Non sono d’accordo, ma oggi è la vostra presentazione e il vostro libro sarà valorizzato”, sorrido e la rassicuro. Ci avviamo in sala. Avverto al volo Valentina che Riccardo non leggerà per primo, ma leggerà.”Non voglio metterti in difficoltà”, dice Valentina. Ma io ho già deciso. Inizia la presentazione. La prima a scegliere la sua donna ribelle e a leggere è Margherita. La parola alle donne, come vuole Francesca. Però a metà presentazione sorrido e chiamo Riccardo a leggere. Ha scelto Andrée Peel, combattente della Resistenza francese. Riccardo ha otto anni ed è emozionatissimo. Legge piano, ma va avanti. Francesca vedo che soffre, mi dispiace.

Sono sempre stata una bambina ribelle

Ma credo davvero che se le donne continuano a parlare a loro e tra di loro diventano più forti, ma anche più sole. Ogni giorno insegno a mia figlia Giulia a essere ribelle, indipendente, determinata e scegliere quello che vuole e a conquistarlo. Le insegno anche che ogni conqusita deve essere condivisa e portare a nuove conquiste. Che nella sua battaglia avrà bisogno di forza, ma anche di amici  e di amore. E soprattutto ogni giorno insegno a mio figlio Enrico le stesse cose. E’ vero sono una mamma. Ma sono anche una donna che ogni giorno combatte per vedere rispettati i suoi diritti e so che ogni giorno devo confrontarmi con uomini ottusi, impreparati, intimoriti da donne troppo decise. Perciò se devo ringraziare Francesca e Elena per aver dato alla generazione dei mie figli un libro che dà volto e parole alle donne, che inensca la loro immaginazione, che dimostra che nessuna storia è neutra. So anche che il futuro delle nostre bambine dipende dagli uomini che incontreranno, dai bambini di oggi. Francesca sucsa se ho forzato la mano e se a un tuo evento ho dato la parola a un bambino… ma sono sempre stata una bambina ribelle!

 

 

 

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