Cacciatrice di storie

Sono una giornalista e amo le storie (soprattutto le piccole storie, quelle sconosciute), ma credo che i giornali, quelli di carta, quelli che profumano di inchiostro e si aspettano al mattino in edicola stiano vivendo un periodo di grande trasformazione.

Siamo sommersi di informazioni, bombardati di immagini, opinioni, video.  Io stessa ormai lavoro principalmente sul web, con le leggi del web: velocità, approssimazione, condivisione. Nessun contatto reale con le persone, i luoghi, i fatti.

Questo che vuol dire?

Cosa vuol dire oggi, al tempo dei social, essere una giornalista?

Credo che ognuno di noi abbia meno tempo per leggere e  siamo talmente in  da infoirmazioni che nulla più ci stupisce, ci sconvolge, ci commuove, davvero. Siamo la generazione dei like, del pensiero condiviso, dell’indignazione di massa.

Le storie

Io però, l’ho detto: sono una giornalista e amo le storie. Amo fermarmi a parlare con le persone, raccogliere fatti e raccontarli. Forse semplicemente non so fare altro.

Ho capito che pe fare il mio lavoro, usando anche i social e la rete, non devo cercare grandi storie, ma piccole storie quotidiane. Pezzi di vita. Non abbiamo bisogno dlel’universale, ormai non eistono più limiti geografici, ma dobbiamo tornare al particolare, all’io che diventa la base del noi. Abbiamo bisogno di sentirci parte di una comunità attraverso il racconto.

Ed ecco che questo blog – il mio blog, abbandonato per qualche anno- torna a essere (proprio come l’ho sempre immaginato) il luogo in cui raccogliere voci, suoni, volti, istantanee di vita. Un luogo di piccole storie. Un luogo dove raccontare fatti, persone, ma soprattutto emozioni.

 

LE MIE STORIE