infiniti paradisi, san carlo alle mortelle

Alla quattro di notte, la terra ha ceduto. È implosa. Nessun boato, solo il rumore dell’aria e dell’acqua che lente hanno scavato fino all’ultimo granello di terra e asfalto, di maioliche e catrame. E poi le panche della chiesa, i mobili, la strada sono piombati giù nel nulla, nella notte. Nel cuore dei Quartiere Spagnoli, esattamente una settimana fa, si sono aperte tre voragini. Sono state evacuate 200 persone. Epicentro della paura la chiesa di San Carlo alle Mortelle. La voragine maggiore si è aperta al centro della navata.
Per giorni sono stata sull’orlo del baratro a raccontare la paura dei residenti, le proteste degli sfollati, le polemiche con un Comune che non ha i soldi per monitorare le cavità del sottosuolo, mantenere in ordine il sistema fognario, proteggere i suoi cittadini. Ma sul giornale non c’è stato mai tempo e spazio per raccontare una piccola storia. La storia della piazza, della chiesa di san Carlo alle Mortelle.
Io l’ho scoperta per caso.
Venerdì scorso: operai al lavoro, assessore, prefetto e vari politici a presidiare la piazza della tragedia sfiorata. Residenti elettrici e in protesta. Alle 12.10 comincia a piovere. E nella piazza cala il silenzio: “Maronna e se piove che succede stanotte?”.
Un uomo rimane in silenzio. Mani dietro la schiena. Spalle poggiate al muro di un palazzo. Sguardo fisso sulla chiesa. Piange. E non si cura della pioggia.
Mi avvicino.
– Che succede?
– La chiesa.
Dice senza guardarmi. Senza asciugare le lacrime.
– Sì, la voragine è profonda, non sanno neanche se riempirla con il calcestruzzo, perché hanno paura che sotto ci sia un pozzo
– La chiesa è la storia della mia famiglia, c’è tutta la mia storia lì…
– Per questo piange?
– – Sembra che nessuno se ne preoccupi della storia.
– Ci sono duecento sfollati e opere d’arte da salvare.
– E la storia? La storia si lascia scivolare così in una voragine? Sa che c’è chi dice che vogliono abbattere la chiesa?
– Non è vero.
– Lo so. Ma qualcuno lo ha pensato.
– Mi racconta la storia?

L’uomo mi guarda per la prima volta. Gli faccio segno di venire sotto il mio ombrello. Ormai la pioggia è diventata decisa. E lui non ha più bisogno di confondere le lacrime. Accetta l’invito.

– Sa signorina, io sono il portiere del civico 19, mi chiamo Costantino Longano. Mio padre prima di me, mio nonno e ancora prima… siamo stati tutti portieri. Siamo qui dal 1865. Il mio bisnonno era un capomastro di Campobasso. Era molto rinomato. E quando nel 1860 i conti Englen decisero di regalare un altare in marmo a questa chiesa chiamarono lui per fare i lavori. L’altare è appena si entra sulla destra. C’è ancora. Con la scritta “Rodolfo e Marianna Englen”. Realizzato l’altare mio nonno rimase a lungo nel cantiere della chiesa per fare altri lavoretti e poi i conti per riconoscenza gli offrirono il lavoro di portiere nel palazzo. Quasi un secolo dopo, in questa piazza, visse Eleonora de Fonseca Pimmentel, una giornalista, come voi, una scrittrice. Eleonora in questa chiesa seppellì il suo bimbo di due anni. E veniva a pregare qui due volte al giorno, inginocchiandosi su un quadratino di marmo grigio. Piangeva e perdeva la sua bellezza ogni giorno che passava in questa chiesa. Chissà che fine ha fatto quel quadratino grigio…ora?
L’uomo si interrompe. Mi guarda. Riprende.
– Il quadratino grigio era uno dei miei punti preferiti, c’era dolore in qual quadratino, ma anche amore. E poi c’era la botola. Oh… mi ricordo ancora che da bambino giocavo nella chiesa. C’era una botola e la chiamavano tutti la botola della Terra Santa. Noi bambini con una candela accendevamo i fogli di giornale arrotolati e li gettavamo giù, per cercare di vedere il fondo…non l’abbiamo mai visto…
Si interrompe di nuovo. Tace a lungo. Poi, ritira lo sguardo dal fondo della botola e mi fissa.
– Grazie di avermi ascoltato.
Non so che dirgli. È il mio lavoro.
– Non è semplicemente il suo lavoro.
Mi ha letto nei pensieri.
– Il suo lavoro è raccontare la cronaca, non ascoltare la storia.
– Non sono di Napoli, non conoscevo la storia di questa piazza, mi ha fatto piacere ascoltarla.
– Mio padre Adolfo ha 93 anni, magari non si ricorda che ha mangiato stamattina, ma di questa piazza sa tutto, se questi tecnici chiedessero a lui dove sono le fogne, le cavità, i pozzi, potrebbe disegnare una mappa precisa come quella di una foto satellitare, ma è solo un povero vecchio e nessuno lo sta a sentire, come la storia.
– Signor Longano, la scriverò la sua storia.
– Non la mia quella della piazza.
– La scriverò.
– Grazie.
Continua a piovere, ma Costantino Longano non piange più. Mi fa un sorriso. E sparisce nel portone del civico 19. Torno al presente.

Risente, ansando come un incubo, le note fonde, paurose, della “Messa da Requiem” di Mozart, alle Mortelle l’aveva resa quasi pazza. Dopo una settimana dalla morte del bambino (l’andava a trovare quotidianamente nella parrocchia di San Carlo, dove un quadratino di marmo grigio sul pavimento, all’angolo della navata sinistra, ne segnava il nome e la fredda dimora sotterranea) due volte al giorno, pomeriggio e sera, dalla chiesa giungevano, puntuali, i funebri accordi d’organo….Cominciò allora a diventare vecchia: grigia nelle tempie, scavata nelle guance, curva, smagrita, l’odioso petto cascante, vizzo. Restava giorni senza mangiare. Trovava forza il pomeriggio per andare in chiesa, al quadratino.
Il resto di Niente, Enzo Striano, oscar Mondadori, 9 euro, pagine 402

3 Comments
  • Anonymous
    Giu 22,2013 at 11:00

    Sono passati quattro anni da quella sciagura , del fatidico giorno 23 09 2009 ho visto il pavimento della cucina crollare sotto ai nostri piedi , e ingoiare tutte le suppellettili presenti nella camera .
    Io e la mia compagna quel giorno eravamo in casa , abbiamo guardato la morte in faccia. Siamo rimasti su uno spuntone di terrapieno dove erano ubicate le scale che portavano alla camera da letto dove c’è un piccolo balcone diventato per noi la via di fuga. Per nove lunghi mesi siamo stati ospiti dei padri Vincenziani al Corso V.E. Il Comune di Napoli no ci ha mai risarcito il danno

  • Set 29,2009 at 17:04

    Buffo Annalisa, tu vivi molto lontano da Napoli,ma dici la stessa cosa degli abitanti di via San Carlo alle Mortelle. Proprio l’atteggiamento del Comune di minimizzare tutto, ha fatto sfiorare la rivolta. Il problema è che nell’emergenza i tecnici sono stati bravissimi, ma a Napoli manca prevenzione e cura quotidiana della città,…manca il senso della storia…come dice Costantino…

  • Anonymous
    Set 29,2009 at 15:37

    Ho sentito una dichiarazione del sindaco Jervolino. “La situazione è grave ma è sotto controllo”…senza parole…
    Annalisa

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.