corpi di scarto


Torno a Napoli, dopo quattro giorni di fuga e in strada ci sono 2000 tonnellate di rifiuti. Comune, Provincia e Regione oggi hanno messo a punto un piano per “Pasqua” …per ripulire la città per l’arrivo dei turisti. Ma il meccanismo è marcio. Non funziona. È fallato. Il riciclo è una utopia. E le soluzioni sono sempre emergenziali, sono solo attesa vero la nuova crisi (anzi la stessa sempre un po’ peggiore) e io non so i più qual è “la parte viva” e la parte “putrida” di questa città.
Nella mia fuga ho portato con me “Corpi di scarto” (Edizioni Verdenero, pagine 223 15 euro), di Elisabetta Bucciarelli.
Ho deliberatamente scelto di leggere questo libro lontano da Napoli.
Il libro della Bucciarelli è ambientato in una discarica milanese. Ma non è solo questo.

Comincio subito dallo stile (prima della trama), ho ritrovato la scrittura asciutta e poetica della Bucciarelli e ho ritrovato gli amati paragrafi brevi, che ti incalzano, che ti costringono ad andare avanti, intrecciando piccoli frammenti di storie diverse, che solo nelle ultime pagine diventano “la storia” unica.

La trama è semplice. È il racconto di un gruppo di adolescenti Iac, Lira, Silvia…lo skater (con problemi e vita da adolescenti) che per scelta o necessità, però, vivono nella (o ai limiti) della discarica. Ma è anche la storia di un gruppo di ultimi, e non solo per la giovane età, perché ci sono Saddam lo zoppo e Argo Zimba (immigrati) e il Vecchio (l’anziano). Ultimo è anche Lorenzo, il vigile del fuoco solitario, che cerca di capire, aiutare e far del bene, senza secondi fini. Ultimo è Nero, il cane.
Ma la Bucciarelli gioca proprio su questa semplicità di base per tessere, sottotraccia, temi complessi come la bellezza (cercata e voluta fino all’ossessione, alla mitizzazione e alle estreme conseguenze), le famiglie disgregate (e quelle create senza legami di sangue), il valore degli oggetti (che si accumulano, si gettano, si cercano e si confermano) e delle persone, la tutela dell’ambiente e gli affari senza scrupoli che si intrecciano intorno al grande business dei rifiuti, la difficoltà di manifestare le proprie emozioni e il bisogno di nasconderle… l’importanza dei piccoli gesti e dei grandi disastri.
Un mondo quello di “Corpi di scarto” in cui si accumula, si esibisce, si corre e in cui i rifiuti continuano a vivere (e a fare danni)… un mondo in cui Iac capisce (a modo suo) che la sincerità viene sopravvalutata e si allena a farne a meno, perchè tanto sa che di tutto si può fare a meno. Un mondo pieno di ira e di rabbia…di silenzi, di puzza e di incendi. In cui quando chiedi aiuto per passare al mondo successivo nessuno te lo da. In cui si può sopravvivere a tutto, ma ad ogni rinuncia si perde qualcosa. In cui la forza è non cedere mai e tacere. In cui un rifiuto tossico può illuminare un cielo di lamiera come fosse fatto di stelle, ma può anche uccidere (o quasi) un bambino…un mondo in cui “la città pesca nella propria melma ciò di cui manca e riconosce i bisogni guardando gli avanzi e soprattutto cerca nei propri scarti una nuova sopravvivenza”.

E’ un libro semplice, ma che ti apre mondi che fino ad ora hai scartato.

1 Comment
  • Anonymous
    Apr 19,2011 at 22:24

    Voleva essere proprio così, un libro semplice. Con dentro un mondo.
    grazie Cristina 🙂
    Liz

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