l’orizzonte degli eventi

Ho conosciuto Cristò Chiapparino in libreria: responsabile degli eventi della Feltrinelli di Bari, il megastore che ho visto nascere (ho seguito tutta la fase di apertura un po’ per il giornale un po’ per curiosità) e in cui mi rifugiavo per le colazioni domenicali nella mia vita barese.
Questo per giustificare l’affetto istintivo che ho provato quando in redazione mi è arrivato “L’orizzonte degli eventi“, Il grillo editore (13 euro, 83 pagine) . Accadeva a inizio giugno.
L’affetto però si è subito fermato davanti al prezzo (13 euro per un romanzo breve) e alla fascetta, che avvolge il libro (“Questo libro è una porcheria” Giovanni Bartolomeo).
Sul prezzo ho fatto subito marcia indietro. Il Grillo è una piccola casa editrice pugliese che pubblica libri – non a pagamento – e si sta espandendo, per ora infatti la distribuzione è solo in Puglia e Basilicata e on line. Il libro poi è abbastanza curato. Perciò i 13 euro possono essere spesi con buona grazia del portafoglio.
Sulla fascetta invece il disappunto è stato doppio. Il primo pensiero è stato: “Ma perchè dovrei leggere questo libro se è una porcheria. Già ce ne sono tanti in giro”. Rigetto immediato. Il secondo pensiero: ma no è la solita provocazione commerciale, ti scrivono che è una porcheria così sei incuriosito.

Ho tenuto il libro con me per quattro mesi. Un po’ nel cassetto della redazione un po’ in borsa. Ero incuriosita, volevo leggerlo, ma non era mai il momento giusto e così la poltrona vinaccio sotto la lampada grande della copertina hanno viaggiato per un bel po’ con me.

Lunedì ho deciso che era arrivato il momento e dovevo leggere la storia di Giovanni Bartolomeo. In questi giorni (ma è mai diverso?) ho pochissimo tempo, quindi ho cominciato a leggere in osteria, nella pausa pranzo, una pagina prima di addormentarmi, qualche riga prima di una conferenza stampa (il vantaggio che non mi stancherò mai di sottolineare dei libri piccoli).
E per le prime 4 pagine ho davvero pensato: “Questo libro è una porcheria”.
E’ la storia di Giovanni Bartolomeo, grande scrittore, il più venduto d’Italia, che per effetto della demenza senile si ritrova nel suo salotto a leggere il suo libro più famoso senza riconoscerlo e a sbraitare che il “libro è una porcheria”. E’ un contino entrare e uscire dalla storia. Il racconto del libro e il racconto di Giovanni che legge il libro, mentre la figlia Caterina svolge le faccende di casa e Davide, il suo agente, cerca di consolare lei e risvegliare lui.
Ma una volta entrato nel meccanismo ne rimani imprigionato. Devi continuare a leggere. Giovanni critica gli scrittori (“Questi scrittori di oggi non hanno neanche idea di quello che fanno, non sanno costruire i personaggi, non sanno concepire una trama, sono come pittori che imbrattano le tele senza sapere che tipo di pennello usare) e intanto Cristò costruisce con veloci e precise pennellate i suoi di personaggi. Caterina, quella scettica, che negli ultimi due anni è invecchiata velocemente e ha dimenticato di prendersi cura di sé; Caterina che ama le donne ed è finita on il dedicare la sua vita a un uomo. E Davide agente letterario e amico che crede negli incantesimi dei libri e intanto sottolinea, feroce, frasi in pessimo italiano dei manoscritti che si porta dietro. E Giovanni, lo scrittore (“gli scrittori non sono che uno dei modi che il mondo ha per raccontare le storie”) che lentamente svanisce, colui che non può capire, ma alla fine capirà. E così bisogna (sì diventa un bisogno e quando è così è davvero un incantesimo dome direbbe Davide) continuare a leggere, affascinati dalla penna che sottile tratteggia i rapporti familiari e le minute abitudini quotidiane di una famiglia insolita.

La mia pagina preferita,quella che mi ha fatto capire che avevo rimandato troppo e che per mesi avevo portato con me un bel libro senza leggerlo è la 43.

Più la lettura va avanti e più (i saldi) riferimenti letterari diventano espliciti insieme con la riflessione sul romanzo e sulla scrittura. “Ma quale fuoco sacro della letteratura? Si tratta di raccontare storie, di inventare personaggi e stare lì a guardare cosa succede”, dice Giovanni in un discorso improvvisato tra i divanetti neri della Feltrinelli di Bari.
Cristò il libraio e Cristò lo scrittore si interrogano, smitizzano, sminuiscono, ma allo stesso tempo rivelano pudichi l’amore per la scrittura “che si può far reale e può interferire con la vita” (o viceversa). E in un tempo che scorre in maniera imperfetta, da Pirandello a Manzoni questo piccolo romanzo (non a caso scrivendo il post sono partita proprio al libro come oggetto: grandezza, prezzo, fascetta, perchè il libro è anche questo, un libro come questo io non posso non trattarlo innanzitutto come oggetto!) diviene potente.

L’armatura narrativa (sì tale è la rigida e perfetta costruzione di parole che Cristò crea intorno alla sua storia) ti avvolge e non hai vie di fuga. Sei dentro la storia, anzi le storie… personaggio consapevole. Tu sei il lettore e quando leggi l’ultima parola, quando il libro lo chiudi e ti rimane tra le mani, il brivido di aver camminato sul bordo, sull’orizzonte degli eventi, ti scuote ancora.

E’ un piccolo libro di un piccolo editore e ci sono tanti libri che sono delle vere porcherie. Se siete pugliesi, perciò procuratevelo. Se non lo siete ordinatelo. E’ un divertsmant, ma anche un grande cluedo architettato da chi scrive, ma ama anche leggere, e si sente.

1 Comment
  • Anonymous
    Ott 28,2011 at 16:15

    Bella recensione Cristina, concordo. Lettura consigliatissima. maria pia

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