Fiori dal cemento

Ci sono dei libri che sono delle opportunità. Per chi li scrive e per chi li legge.
Per me è stata un’opportunità “Fiori dal Cemento” (Caracò edizioni), una micro antologia: 4 racconti, 4 storie di donne reali e quattro autrici che si confrontano con il mondo del lavoro, anzi, con un mondo di lavoro prettamente maschile: l'”Edilizia”. Basta la parola per pensare immediatamente a cantieri, operai, forza fisica. Eppure nel mondo dei lavoratori edili ci sono tante donne, che ogni giorno lottano per trovare una loro identità.
Il sottotitolo è:  “Storie di donne che costruiscono”.  E le quattro protagoniste di “Fiori di Cemento” costruiscono prima di tutto la loro vita introno al loro lavoro, poi la dignità e l’indipendenza. L’opportunità che offre questo libro? Conoscere il mondo del lavoro dall’interno, con lo sguardo dolce e duro di quattro donne che hanno dovuto conquistare il loro lavoro, passo dopo passo.

Ricordate il momento in cui avete detto: “Ora me la godo, poi la sconterò?” O quello in cui avete pensato “Ora è il caso di darmi da fare, poi verà il moment odel riposo, del risarcimento”. Io sono il poi
Raffaella Ferrè racconta la storia di Linda, restauratrice,  che “è andata e poi tornata”, per cercare,  quasi con un esercizio di fede, non un lavoro, ma il “suo” lavoro, quello che la può far sentire viva.

Mobbing, viene dall’inglese to mob, che significa “assalire in massa, aggredire”. è stato usato per la prima volta in etologia, per indicare il comportamento di alcuni animali della stessa specie che si coalizzano contro un membro del gruppo e lo attaccano per escluderlo dalla comunità, portandolo talvolta alla morte. Questo è accaduto a me
Carmen Pellegrino diventa voce e parola per Clizia, segretaria tecnica in un’impresa edile, donna senza santi in paradiso, che colpevole di essere iscritta al sindacato viene mobbizzata e rischia di perdere il posto di lavoro e l’equilibrio della vita.

Ricordo con estrema lucidità come iniziò tutto. Avevo 17 anni e tanta voglia di imparare. Tanta voglia di lavorare. Di essere una donna libera, forte, piena delle mie mani. Lo racconto ai miei figli in tute le notti senza sonno. Racconto sempre una storia che non cambia mai e fa sempre male.
Mariacristina Sarò, racconta la storia di Donna dellitalia, che deve spiega a sua figlia, come se fosse un gioco il meccanismo della cassa integrazione.

Il mio primo lavoro l’ho avuto a quindici anni. Lavoravo nel bar del patronato di mio zio.Uno di quei bar ricavati accanto alla parrocchia, con la sala giochi per i ragazzini, i dolci e la bottiglia di grappa sempre prota a correggere i caffè nei lunghi pomeriggi di inverno. Con i soldi che guadagnavo mi mantenevo agli studi e mi pagavo i piccoli sfizi da adolescente.
Il mio racconto  è la storia di Luana Bragagnolo, lavoratrice del legno. Donna e madre, che ha sempre creduto nel lavoro come strumento di indipendenza e dignità

Eccole le donne dell’Italia, le donne che lavorano, che sono madri, che si perdono, che tornano a lottare,  che vanno e poi ritornano.

Quattro protagoniste e quattro autrici. La nona donna di questa avventura è Ileana Bonadies , che ha curato l’intero progetto per Caracò.

Per i più curiosi: Adele Pandolfi, legge Fiori dal cemento.

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6 Comments
  • Mag 2,2013 at 11:20

    la sua testimonianza è importante per un’antologia come “Fiori dal Cemento” e anche se anonima (ma capisco il perché) sono contenta che si sia sentita sicura di parlare su Voltapagina.

    Per quanto so di Luana, lei ama veramente questo lavoro, che le ha dato finalmente un po’ di respiro dopo una lunga apnea. Ed io, al di là di tutto, spero che la sua storia venga letta come la storia di una donna (di qualunque donna) che è riuscita a non mollare, magari anche aiutata da un’amica…ma meno male che certe amiche ogni tanto esistono, no? E spero che presto mi scriverà, per dirmi che alla fine anche il suo presente non è più così nero, che è tornata a lavorare e che c’è un po’ di speranza per tutti i fiori che continuano a nascere dal cemento

  • Anonymous
    Apr 29,2013 at 19:18

    se l’è meritato con una super spintarella. io nn cè lho cn lei ma con quello che gli gravita attorno. ki nn ha mai avuto una spinta. ma essere assunta in un azienda in piena crisi. e poi considerarla lavoratrice del legno dopo un anno mi sembra troppo. (nn discuto il passato che ha avuto).

  • Apr 29,2013 at 9:48

    Caro anonimo, Luana si è meritata un lavoro, credimi.
    E, poi, una guerra tra poveri a cosa può portare? Chi sarebbero i vinti? chi i vincitori?
    Ti posso dire che nella stessa antologia c’è il racconto di una donna che il posto ha rischiato di perderlo proprio perché ha fatto attività sindacale.
    Nella lotta per il lavoro bisogna unirsi, non dividersi. Immagino la tua rabbia, soprattutto se sei uno dei 100 rimasti a casa, ma non è colpa di Luana….e credo tu lo sappia. Non è lei il nemico

  • Anonymous
    Apr 28,2013 at 10:04

    ti dico solo questo: assunta,senza specializzazione, un anno e mezzo fa con l’azienda in crisi grazie alla sua amica. ora di questa azienda 100 sono rimasti a casa. lei no. sarà un caso.

  • Apr 27,2013 at 18:31

    Caro anonimo, scusa non capisco il tuo commento!

  • Anonymous
    Apr 27,2013 at 18:23

    lulù lavoratrice del legno. ma per favore

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