Armida Miserere, 18 aprile 2003-18 aprile 2013

È venerdì santo. Come Cristo anch’io affronto l’ultima mia via crucis.
Sono stanca, troppo, e la vita professionale, la stima, non sono sufficienti a riempire il troppo dolore che sempre mi accompagna né questo nuovo dolore pieno di rabbia, di nausea, di disprezzo. Non c’è più posto in me per l’amore, per la comprensione, per la saggezza, per la generosità. Mi resta un ultimo atto di coraggio che peserà come un macigno per chi mi ha tradita, offesa, venduta, rinnegata. Un atto di coraggio contro chi non è stato capace che di sole menzogne, ipocrisie e viltà.
A lui, a loro la vergogna del mio sangue e di un dolore che li perseguiterà per sempre.
Auguro morte e infamia, dolore e sofferenza a chi mi ha dato morte e dolore e sofferenza. Auguro la stessa angoscia che mi ha uccisa, auguro tutto il male del mondo…e quello che mi è stato dato è la certezza…che nessuno potrà mai dare.
Auguro vite distrutte così come con tanta leggerezza è stato distrutto quel che resta della mia. Non mi perdono di aver creduto in un sogno. Non posso perdonare chi quel sogno ha distrutto.
18 aprile 2003-18 prile 2013
Sono passati 10 anni da quando Armida Miserere ha scritto questa lettera e ha deciso di spararsi un colpo in testa, di uccidersi.
Ho sempre creduto che sia stata uccisa. Troppi particolari non tornano nella sua vita e nella sua morte.
Da chi?
Ho cercato le prove, ma non le ho trovate.
Ho un’idea, ma senza prove sarebbe sciocco dirla.
Magari un giorno, quando l’Italia cambierà e i segreti del passato verranno svelati, anche questo mistero, intessuto di Stato e di mafia, sarà sciolto.
Oggi a dieci anni da quel 18 aprile ricordo questa donna fatta di coraggio e amore, questa donna che credeva nel lavoro e nei sogni, come scrive lei stessa.
Ricordo Armida, la dura, che dura non era. O almeno non lo era sempre, non lo era nonostante tutto. Armida che non amava i riflettori, le polemiche, la finta notorietà. Armida che non voleva essere strumentalizzata. Armida la donna e non solo la direttrice. Armida, la figlia dell’ufficiale della Marina Militare, nata a Taranto e cresciuta tra i monti del Molise. Armida che aveva una tre sole certezze, Luigi, Iole, Edmondo, i suoi amici di infanzia, gli unici che le hanno voluto sempre bene, incondizionatamente, senza fare domande, senza tradirla mai.

2 Comments
  • Apr 22,2013 at 13:38

    Lucia, il mio libro credo non sia più in distribuzione…non servirebbe fare pubblicità . Io l’ho scritto. É li. Come Armida fa parte della mia vita…per una persona cara andrei al cimitero, credo….lei la ricordo qui, in un posto a me caro….nessun tormento, solo affetto….

  • Anonymous
    Apr 22,2013 at 12:31

    PERCHè MI TORMENTI COSì? TI HO GIà SCRITTO CHE SOFFRO QUANDO PARLI DI LEI. SMETTI TI PREGO VORREI E SPERO CHE NON SIA PUBBLICTà PER IL TUO LIBRO. TI PREGO LUCIA

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