Lavoro, ma quale lavoro

Ogni anno diventa sempre più difficile festeggiare il primo maggio. Oggi dovrebbe essere il giorno di riposo. Il giorno per rilassarsi e rivendicare nuovi diritti. Ma come si fa? Il lavoro è sempre meno e sempre meno garantito. Chi ha un posto fisso – o quasi – se lo tiene stretto e accetta compromessi, sacrifici, ingiustizie. Meglio rinunciare a dei diritti che allo stipendio. e a volte anche la busta paga viene lentamente tagliuzzata, nel silenzio generale.
Come si fa a festeggiare il 1 maggio, nella mia Taranto dove in nome del lavoro si è arrivati a sacrificare un’intera città?
Oggi non si festeggia, oggi si lotta.Veleno con uno stand sarà presente al Concertone del 1 maggio organizzato dal movimento dei cittadini liberi e pensanti. Ci sarà musica e ci saranno dibattiti, ci saranno artisti (come l’amica Ezia Mitolo) e nomi famosi, ci saranno le associazioni, ma soprattutto ci sarà la città, che per la prima volta il 1 maggio si fermerà a riflettere (tra musica e stand, sì ma ci sta anche questo: il 1 maggio è sempre stato un giorno di festa) sul significato della parola lavoro.
Lo slogan degli organizzatori è: “Sì ai diritti, no ai ricatto. Lavoro, ma quale lavoro”.
Oggi a Taranto si celebra l’unico primo maggio possibile, un giorno in difesa della dignità del lavoro, che non è solo uno stipendio, ma è un diritto, proprio come il diritto alla Salute.

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